Giornata di serrati contatti riservati e riunioni a porte chiuse nel centrodestra
Una pista, quella più accreditata, che porta a Fratelli d'Italia, e per
la precisione a un ballottaggio tra
Nicola Domeneghetti e Gloria Zanardi. Un'altra, che però ha perso
progressivamente peso nel corso
delle ore, che porta a un esponente della minoranza, e in particolare a Sergio Dagnino del Movimento 5 stelle.
Il quadro delle trattative nella maggioranza di centrodestra era questo al termine di una giornata di serrati contatti sotterranei e di riunione di coalizione, alcune convocate
e regolarmente tenute, altre disdette o svoltesi senza il plenum degli
invitati.
Il nodo da sciogliere non è da poco, dare un successore a una presidenza del consiglio comunale uscita così vilipesa dall'arresto e dalle
accuse di affiliazione mafiosa cadute cinque giorni fa sul capo di
Giuseppe Caruso, l'esponente di
Fratelli d'Italia due anni fa votato
per quella carica da tutta la maggioranza nonostanze resistenze e
mal di pancia rimaste però più sottotraccia che pubblicamente manifestate.
E senza però dimenticare che il caso Caruso è scoppiato nel mezzo di
un percorso di verifica all'interno
della coalizione finalizzato a individuare la strada per un rilancio politico-amministrativo e una coesione che le tensioni degli ultimi mesi hanno ripetutamente minato.
Di mattina un vertice plenario risulta essere andato in scena in via
Cavour nello studio dell'ex senatore Antonio Agogliati (Forza Italia)
con la sindaca Patrizia Barbieri accompagnata dagli assessori (assente giustificato Marco Tassi) e i dirigenti delle forze politiche del centrodestra: Corrado Pozzi e Maurizio Parma per la Lega, Tommaso
Foti per Fdi, Jonathan Papamarenghi per Fi, Antonino Coppolino per
i Liberali Piacentini.
Al caso Caruso sarebbe stata dedicata la parte iniziale della riunione,
con Foti che avrebbe ruvidamente
lamentato una debole solidarietà
dagli alleati. Si sarebbe cioè aspettato maggiore condivisione sulla linea della parte lesa che Fdi ha vigorosamente perorato rispetto alle poco edificanti vicende addebitate alla "mela marcia" tratta in arresto. Lasciando intendere, è il retropensiero, che nella maggioranza
ci sia chi conti di far pesare la responsabilità politica oggettiva in capo a Fdi che Caruso lo ha messo in
lista e poi candidato alla presidenza del Consiglio così da sfilarle la
carica.
Se nel centrodestra prevale l'idea
di lasciare a Fratelli d'Italia lo
scranno più alto dell'aula - poltrona ambita sia per il prestigio istituzionale sia per il compenso (3.300
euro lordi al mese) paragonabile a
quello di un assessore -, il partito di
Foti vorrebbe nelle prossime ore
dagli alleati una solida e corale presa di posizione allineata alla posizione assunta sul caso Caruso alla
conferenza stampa di mercoledì
pomeriggio alla presenza dell'intero gruppo consiliare.
Se le condizioni richieste si determineranno, ecco che i nomi che più
circolano in casa Fdi sono quelli di
Domeneghetti e Zanardi, anche se
non pare da escludere Filippo Bertolini. Zanardi avrebbe il vantaggio
di risultare la più gradita alla sindaca (anche per solidarietà di "quote
rosa"), per converso paga le contrarietà che potrebbero levarsi da certi settori della coalizione e derivanti dai suoi cambi di casacca: uscita
da Forza Italia alle comunali del
2017 per candidarsi con i Liberi di
Massimo Trespidi, un anno fa è
passata al gruppo misto dichiarandosi poi in maggioranza per entrare, un mese fa in Fratelli d'Italia.
L'alternativa di aprire alla minoranza sarebbe stata caldeggiata da chi,
nel centrodestra, la preferirebbe, in
una fase così tribolata, come segno
di riscatto della politica piacentina
collegialmente intesa. Naturale
pensare a Dagnino (M5s) che del
consiglio comunale è l'attuale vicepresidente. Ma sono circolati anche altri nomi. La minoranza si sarebbe però data una linea di indisponibilità, per lasciare che a una
bufera scatenatasi nel campo della maggioranza sia la stessa maggioranza a porre rimedio. E in ogni
caso l'ipotesi di mano tesa all'opposizione avrebbe presto perso
consistenza nel centrodestra stesso.
Ma alla riunione in via Cavour il tema Caruso ha occupato meno del
tempo riservato all'altro tema in
agenda, l'obiettivo di ridare smalto
all'attività della giunta Barbieri. Tema sollecitato in primis dai Liberali, che da tempo si sono ritagliati un
po' il ruolo di spina nel fianco
dell'amministrazione. Gli alleati per
la maggior parte risultano non avere gradito e ieri se ne sarebbero lamentati. Inclusa la sindaca che
avrebbe, da parte sua, esortato gli
assessori a un supplemento di impegno.
Secondo alcune indiscrezioni, sullo sfondo resterebbe l'ipotesi di un
nuovo rimpasto di giunta, ma con
tempi che porterebbero a dopo
l'estate. Nel mirino assessori come
il leghista Paolo Mancioppi (ambiente e mobilità) che nei giorni
scorsi, nel pieno della polemica
sull'appalto del verde, sarebbe stato sul punto di essere sfiduciato dalla Barbieri. A far rientrare la rimozione l'intervento del sottosegretario leghista Guido Guidesi che
avrebbe minacciato di far venir meno l'appoggio del Carroccio alla
giunta.
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