Rassegna Stampa

Piacenza nel ricordo delle foibe

Data: 11/02/2017

Piacenza nel ricordo delle foibe 
La cerimonia per non dimenticare i 5mila italiani massacrati tra il 43 e il 47 

MEMORIA Foti (Fdi-An): revocare le onorificenze a Tito 
L'invito rivolto alla Giunta regionale da Tommaso Foti (Fdi-An), in una risoluzione, è quello di chiedere al presidente del Consiglio di trasmettere al capo dello Stato la proposta di revocare tutte le onorificenze dell'Ordine al merito della Repubblica italiana conferite a Broz Tito Josip, presidente della Jugoslavia, poiché «l'insignito se ne è reso indegno. A Tito è ascrivibile una serie di crimini dove migliaia di italiani vennero uccisi e gettati nelle foibe». La parola d'ordine, ancora una volta, è ricordare. Ricordare per non dimenticare quello che è successo a migliaia di innocenti, perché non succeda più, perché le ideologie e gli estremismi non prendano il sopravvento sull'umanità. 

Anche a Piacenza è stato celebrato il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio che è la data simbolo delle vittime delle foibe. Lo scenario più appropriato non poteva che essere il giardino di via Buozzi, che qualche anno fa venne appunto intitolato a coloro che persero la vita per questa tragedia. La cerimonia ufficiale si è tenuta ieri mattina intorno a mezzogiorno alla presenza delle istituzioni civili e religiose, delle forze dell'ordine e dei rappresentanti delle associazioni del ricordo delle vittime civili e di guerra. Pochi ma significativi minuti, con il discorso del sindaco di Piacenza Paolo Dosi e la benedizione delle corone d'alloro da parte del parroco di San Giusepppe Operaio don Stefano Segalini, seguiti da un minuto di silenzio. Intorno, anche le bandiere dell'Istria e della Dalmazia. Il sindaco Dosi ha ribadito l'impegno nel non dimenticare: «Siamo qui oggi per rendere onore alle vittime e agli eccidi avvenuti ai danni delle popolazioni dell'Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia. In tutto, oltre 5mila italiani massacrati tra il 1943 e il 1947, uccisi dai comunisti partigiani di Tito. Una pulizia etnica che non lasciò scampo a tanti innocenti, legati insieme con il filo di ferro e gettati in queste foibe ancora vivi, bambini, anziani, donne. Il nostro ricordo non va soltanto a loro, ma anche ai 350mila italiani che in seguito furono vittima dell'esodo che li portò a dover abbandonare la propria terra d'origine». Una tragedia che per tanti anni ha anche subito l'onta dell'oblio e della negazione: «Un pesante silenzio interrotto nel 1996 grazie a Luciano Violante, che ne determinò una rilettura storica, e in seguito grazie anche a Gianfranco Fini, a Carlo Azeglio Ciampi e infine a Giorgio Napolitano che nel 2004 istituì questa giornata del ricordo, il 10 febbraio del 1947 è l'anniversario del passaggio di alcune province italiane alla Jugoslavia. Queste stragi nacquero all'indomani dell'8 settembre e del cambio di alleanza da parte dell'Italia, hanno un'origine di stampo ideologico alla cui base c'è il razzismo, il fascismo e il nazismo e in generale un odio verso l'umanità». Piacenza, come da tradizione, partecipa al ricordo da anni, e, come ha ricordato infine il sindaco, «un grazie per questo va a Tommaso Foti, che ha dato vita alle cerimonie ufficiali in questo giardino dedicato alla memoria di quelle povere persone, che dopo tanti anni noi non vogliamo dimenticare, anzi, vogliamo rendere ancora più importante questo giorno organizzando un numero maggiore di manifestazioni culturali». Don Segalini, prima di benedire le corone di alloro che poi sono state poste vicino al cartello del giardino, ha voluto aggiungere che «oggi è importante essere qui perché il passato ci aiuti a non commettere più le cose negative che sono state fatte in quegli anni. La prima cosa da fare è conoscere la storia, un popolo che non conosce la sua non va molto lontano, e poi imparare a crescere dal punto di vista culturale. Personalmente, io sono stato fortunato perché ho avuto i miei nonni che mi hanno raccontato che cos'è successo durante la Guerra Mondiale, e certi fatti mi hanno mosso la coscienza. Allo stesso modo tocca a noi condividere con chi ancora non sa queste cose per diffondere la cultura del rispetto». 

II corteo organizzato dal Circolo culturale Nicola Bombacci 
Fiaccole e bandiere 

Una sessantina di persone hanno dato vita l'altra sera ad una marcia-fiaccolata per ricordare le vittime delle foibe. L'appuntamento è stato organizzato dal Circolo culturale Nicola Bombacci. Aderenti e simpatizzanti sono partiti dallo stadio Garilli e sono arrivati sino al giardino dedicato alle vittime delle foibe dove hanno tenuto una breve commemorazione. Uno striscione in testa al corteo, tante bandiere tricolori e fiaccole a chiudere, scortati dalle forze dell'ordine.

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