INTERVISTA AL SENATORE LEGHISTA
«Più confronto tra noi per la svolta del 2019». Pietro Pisani, senatore della Lega, affronta i nodi della
giunta di centrodestra. E chiede a Foti, deputato e
leader di FdI a Piacenza, di esprimere le sue «indiscusse capacità» nelle riunioni di coalizione prima
che nell'aula consiliare>>.
«Coalizione litigiosa
per la svolta nel 2019
serve più confronto»
I PROGETTI SU CUI PUNTARE PER PIACENZA: «METRÒ LEGGERO
E LOGISTICA SU FERRO, CIOÈ UNO SVILUPPO ECO-SOSTENIBILE»
La campanella è suonata, che il
2019 sia davvero l'anno della svolta
perché altro ritardo non è ammesso.
Parla da consigliere comunale di
maggioranza Pietro Pisani. Da due
mesi, da quando il rimpasto di giunta voluto dal sindaco Patrizia Barbieri ha innescato un effetto domino anche sulla composizione dell'aula, siede tra i banchi della Lega, il suo partito, di cui è stato a lungo segretario
provinciale e per il quale indossa la
casacca di senatore dalle elezioni politiche del 4 marzo scorso. Quello leghista è il gruppo più numeroso della coalizione di centrodestra da un
anno e mezzo al timone della città,
peso che il Carroccio intende «far valere fino in fondo», avverte Pisani nel
fare il punto sulle prospettive del Comune per il 2019.
Il sindaco ha avvertito che, dopo diciotto mesi di complicato rodaggio, è
arrivato il momento di imprimere
un'accelerazione nell'azione di governo assicurando che questo è l'anno
della svolta. Come le vede, senatore?
«Che sia l'anno decisivo per cambia re passo è fuori di dubbio, di ritardi
ne abbiamo accumulati abbastanza
per una serie di ragioni. Secondo me,
ma in linea con la visione del sindaco e anche della Lega, il tema predominante per Piacenza nel 2019 sarà
un occhio di riguardo per l'ambiente, puntare cioè a uno sviluppo con
impatto ambientale molto basso».
In concreto?
«È in quest'ottica che si parla di mobilità urbana su ferro, il progetto di
metropolitana leggera di cui ha parlato il sindaco non significa necessariamente un servizio di treni su rotaia o di tram: potrebbe essere anche
su gomma purché i mezzi siano alimentati a energia elettrica e non più
inquinanti. Stessa filosofia per la logistica: bisogna che arrivi sempre
meno merce su gomma e sempre di
più su rotaia, in tale direzione va il progetto di nuovo scalo merci a Le
Mose che si sta realizzando e che potrebbe avere anche uno sviluppo per
fare di Piacenza il retroporto di Genova: Genova non ha la possibilità di
allestire treni merci di almeno 500
metri di lunghezza come dice la
Commissione europea, Piacenza invece ne può fare di 800 metri, così Genova può diventare quella realtà di
dimensione europea che adesso le è
impedita. Priorità dunque sulla creazione di occupazione impattando il
meno possibile sull'ambiente».
Bando periferie e recupero dell'area
del consorzio agrario Terrepadane:
due spinose partite che hanno visto
la Lega al centro delle polemiche.
«Si avvierà il bando periferie che è
stato rifinanziato, ci sarà perciò l'investimento pubblico-privato con
Terrepadane. Si andrà avanti per fare in modo che i beni demaniali che
ci sono stati regalati ma con alti costi
di manutenzione, siano effettivamente utilizzati. Verrà appaltato il
nuovo ospedale, ripensato il sistema
dei parchi, e ci sono fondi per la manutenzione delle strade. C'è un po'
da pensare a che cosa fare di Piacenza nei prossimi anni, a riprendere la
strada dello sviluppo perché l'ultima
rivoluzione è stata la tangenziale costruita anni or sono, dopodiché c'è
stato grande immobilismo».
Perché, secondo lei, sin qui l'azione
politico-amministrativa ha stentato?
«Siamo arrivati in un periodo molto
delicato con l'inchiesta sui "furbetti
del cartellino", e anche i dipendenti
comunali che non ne sono stati toccati hanno subìto un clima complessivamente deprimente. Ora si è un
po' ricreato lo spirito di squadra per
andare avanti con maggiori motivazioni, ma poi c'è stato anche lo scossone del cambiamento politico a livello centrale dopo le elezioni del 4
marzo da cui è scaturito un periodo abbastanza angusto che non ci ha
permesso di procedere sollecitamente con il programma. Il governo
adesso si muove speditamente, ad
esempio spero nel 2019 di rivedere
le Province elette in modo democratico come enti di primo livello».
Cancellerete in Parlamento la riforma Delrio?
«È la strada che abbiamo deciso di
ripercorrere, anche perché si è capito che i costi non sono diminuiti: le
Province torneranno come prima, a
lavorare a pieno regime e anche a
Piacenza se ne vedranno i vantaggi».
In Comune la dialettica nella maggioranza si rivela spesso litigiosa, il caso
dell'addizionale Irpef ne è stato un
esempio evidente.
«Premesso che un po' tutto il consiglio comunale mi sembra molto litigioso e con poche proposte, a partire da una minoranza che fa opposizione non costruttiva e fine a sé stessa, in effetti tra di noi c'è da organizzarsi perché quando ci sono le idee che fanno da collante si va avanti».
Invece...
«Invece quando manca il confronto
tra di noi, accade che si vada in consiglio comunale senza una linea condivisa e da questo deriva tensione»
Vuol dire che il sindaco e la giunta dovrebbero coinvolgere di più le forze
della coalizione?
«Il sindaco ha capacità di sintesi, è
molto brava a fare il suo lavoro, la
maggioranza dovrebbe fare di più
squadra, ma non facendo capo al
sindaco, sono i gruppi di maggioranza a doversi confrontare prima per
poi dare indicazioni operative al sindaco e alla giunta, dovrebbero esserci più incontri delle forze politiche».
Anche la Lega, dove pure le divergenze non sono mancate, soffre di deficit di confronto interno?
«Come dappertutto, se ci sono dei
progetti da condividere, poi i diversi
modi di vedere vengono superati.
L'importante è che si creino le premesse per lavorare insieme. La Lega
la sua parte conta di farla fino in fondo, e di farla in modo condiviso tra
tutti noi: sono uscite differenze di
pensiero forse per inesperienza e forse per motivi caratteriali, ma proprio
perché non c'è stato un confronto per
affinare preliminarmente le idee,
stemperare gli individualismi e trovare la quadra. E' sempre una questione di dialogo preventivo che serve anche all'interno delle singole forze politiche»
Un centrodestra "Foti-dipendente",
come vi dipinge l'opposizione sottolineando il peso politico del deputato di Fdi nelle decisioni che contano?
«Foti è un personaggio ingombrante perché ha esperienza notevole, indiscussa capacità amministrativa. E
però non è questo: se Foti tira fuori le
sue idee in consiglio comunale, gli
altri o lo seguono o gli controbattono, deve invece tirarle fuori in incontri di coalizione, è lì che si pongono
le premesse per fare sintesi e concordare la linea».
Libertà
