SVILUPPI SUL PARCHEGGIO DI VIA GENOVA FINITO NELL'INDAGINE
«Chi passa oggi in via Genova e in via Perletti, la laterale da dove si accede» al parcheggio finito nell'inchiesta della procura sulla corruzione - scriveva "Libertà" domenica scorsa 13 febbraio - «nota anzitutto la quasi nulla segnaletica sull'esistenza di un autosilo pubblico ». «Ed entrando potrebbe non trovare l'ombra di auto», si aggiungeva nell'articolo corredato da una foto del giorno prima che mostrava deserti i 30 posti di un parcheggio che doveva essere «a servizio dei piacentini», come ebbe a rimarcare nel 2017 il "padre" dell'iniziativa immobiliare, Lino Girometta, nel perorare l'interesse pubbli- co del progetto di costruzione del palazzo con annesso autosilo. Ebbene, a solo tre giorni di distanza ecco che una vistosa insegna verticale che indica l'esistenza del parcheggio è comparsa sulla facciata di via Genova, il lato più visibile dell'edificio, a irrobustire l'unica segnaletica di prima, ossia una scarna "P" davanti all'accesso dalla semi-nascosta via Perletti. L'hanno montata ieri mattina degli operai armati di apposita scala. Mandati di gran carriera, pare lecito pensare. Magari dopo quell'articolo. O forse anche a seguito dell'interrogazione che il giorno successivo alla pubblicazione su "Libertà" ha presentato sull'argomento Massimo Trespidi. Il capogruppo di Liberi in Comune chiede alla giunta di sapere «quali sono i motivi per i quali il parcheggio di via Genova non è segnalato con insegne luminose e indicazioni stradali, visto che si tratta di parcheggio pubblico», e anche «di chi è la competenza a indicarne la presenza con apposita segnaletica». La struttura di via Genova prevedeva due piani di parcheggi a uso pubblico: 30 posti auto (in aggiunta ai garage condominiali) con tariffa pari ai parcometri comunali. Questo uno dei punti di interesse pubblico sulla base dei quali il 29 marzo 2017 (giunta Dosi) la commissione edilizia votò a larga maggioranza la pratica per la costruzione del palazzo sulle ceneri di un benzinaio Agip. Le due deroghe urbanistiche che il piano chiedeva (più altezza e volumetria) furono concesse anche in virtù di quei 30 posteggi pubblici, come in commissione spiegò l'allora assessore all'Urbanistica, Silvio Bisotti (simili gli argomenti a quelli successivamente utilizzati da Girometta). Risalirebbe al 2019 (giunta Barbieri), quando il palazzo era in ultimazione, la presunta corruzione da parte dell'imprenditore Nunzio Susino (arrestato), socio di Girometta (indagato), nei confronti dell'onorevole Tommaso Foti (indagato) e dell'assessora Erika Opizzi (indagata e dimissionaria) per ottenere dal Comune una convenzione economicamente favorevole per la gestione del parcheggio: si puntava, sostengono i pm, ad avere «almeno 10 posti» auto in abbonamento - affittabili annualmente, dunque sottratti all'utilizzo a tariffa oraria o giornaliera. A fine novembre 2019 la giunta approva la convenzione per la gestione, con la previsione di «massimo 10 posti» in abbonamento (tariffa annuale, decisa successivamente, di 1.500 euro).
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