Rassegna Stampa

Vendita di Iren per nuove opere, primo autogol della maggioranza

Data: 20/02/2019

Con il voto di Fi e delle minoranze passa in commissione la mozione dei Liberali per rinviare la cessione di azioni della spa

Il precedente di fine dicembre sull'aumento, poi revocato, dell'addizionale Irpef era stato un sonoro campanello d'allarme, ma quello che si è aperto nella maggioranza ieri in commissione consiliare Sviluppo economico è il caso politico sicuramente più vistoso da quando l'amministrazione di centrodestra si è insediata un anno e mezzo fa. La proposta della giunta di vendere una quota di azioni Iren - fino a 2,3 milioni - per incassare dai 4,3 ai 4,9 milioni di euro da destinare a opere pubbliche ha subito un'inaspettata battuta d'arresto. Non che non fosse stata messa in conto la resistenza che i Liberali piacentini avevano preannunciato con un polemico comunicato. Ma che si traducesse in una formale richiesta di rinvio della pratica in grado di trovare in commissione i voti per essere approvata era tutt'altro che scontato. E invece è quello che è successo. L'amministrazione Barbieri ha conosciuto per la prima volta "l'onta" di andare sotto su una delibera importante di politica economico-finanziaria: non che la proposta di vendere Iren sia stata bocciata, ma la sospensiva chiesta dai Liberali è stata approvata grazie al decisivo voto favorevole anche di Forza Italia, rappresentata dal presidente della commissione Mauro Saccardi, che è andato a saldarsi a quello delle minoranze a eccezione di Roberto Colla (Piacenza Oltre) che si è astenuto: 16 no contro i 14 sì di Lega, Fdi e Michele Giardino (gruppo misto). Di particolare rilievo l'intervento di Antonio Levoni che, pur ripetendo più volte che sarebbe sbagliato far passare i Liberali per i "Pierini" della maggioranza, ha messo all'indice tutta la politica di bilancio dell'amministrazione. Imbeccato da Massimo Trespidi (Liberi), che ha liquidato come «sbagliata» la proposta di vendere azioni Iren prima di «avere fatto tutto il possibile sul fronte della «razionalizzazione della spesa» e senza «specificare quale opera si vuole finanziare», Levoni ha chiarito in premessa che il ruolo dei consiglieri comunali della maggioranza non è quello di «venire qui ad alzare la mano». Per poi puntare il dito su una «politica di bilancio che dire che «va cambiata in fretta». «Non condivido che si governi a colpi di variazioni di bilancio», è sceso quindi ad argomentare: «Come si fa a organizzare un'azione di governo se a inizio anno non si sa quanti soldi si possono spendere». E tutte le volte che «dalla maggioranza ho sentito ammonire di non vendere i gioielli di famiglia?», ha chiesto Levoni sottolineando i 1,3 milioni di euro di dividendo che l'azienda multiservizi (energia, gas, acqua e rifiuti) elargisce annualmente al Comune, cifra che con l'alleggerimento azionario programmato dalla giunta si contrarrebbe di 161mila euro. Nell'associarsi a Trespidi sui «dubbi» che un'opera di spending review sia «stata fatta nel modo giusto», il capogruppo dei Liberali ha portato a esempio negativo le discutibili determine di spesa dei dirigenti comunali per centinaia di migliaia di euro. Nel mirino è finita anche la soglia di 1,9 euro indicata nella delibera per il prezzo ad azione al di sotto del quale non vendere: «Non lo accetto, farò un emendamento per alzarlo a 2 o a 2,5 euro, perchè le multiutility sono convinto che aumenteranno il valore azionario da qui in avanti, e anziché avere 4 milioni di euro subito, preferisco averne 4 e mezzo anhe se tre mesi dopo». Ultimo ma non ultimo il ragionamento sulla governance di Iren e sulle strategie di alleanza con i soci forti. Levoni ha citato Tommaso Foti (Fdi) che in una recente seduta consiliare «diceva che bisogna assolutamente cercare alleanze con Genova» che è diventata il primo azionista della società. «Gli organismi di governance verranno rinnovati, e noi che cosa abbiamo fatto» per giocare di sponda con il sindaco di Genova, «con qualcuno che potrà comandare e decidere di noi?», ha incalzato il Liberale esortando a un miglioramento dell'attività di Iren («Tanti lamentano che la città è sporca, servono servizi, non sponsorizzazioni»). Per recuperare risorse il ricorso all'indebitamento, «oggi che i mutui li si fa all'1% di interesse», è un'alternativa indicata da Levoni che ha concluso ribadendo che la richiesta di rinvio «non significa essere contrari alla vendita di Iren, ma la necessità di spiegare alla cittadinanza che cosa si sta facendo e dove si vuole andare». Ne è seguito un nervoso botta e risposta tra Fdi e Lega da una parte e minoranza dall'altra sul momento in cui mettere ai voti la sospensiva di Levoni. Il presidente Saccardi ha inizialmente assecondato la posizione dei primi dando precedenza alla prosecuzione del dibattito sulla delibera, ma quando Giorgia Buscarini (Pd) con una mozione d'ordine ha fatto sua la sospensiva di Levoni si è arrivati alla conta che ha mandato sotto la maggioranza. L'assessore al bilancio Paolo Passoni, che a inizio seduta aveva illustrato la pratica, ha avuto solo lo spazio per ribattere a Trespidi e a Levoni che non c'è da indicare un singolo progetto a cui destinare l'introito della vendita delle azioni Iren perché «tutto il piano delle opere pubbliche già licenziato» è oggetto di copertura finanziaria. E, visibilmente contrariato, ha lasciato la commissione recriminando all'indirizzo dei "dissidenti" del centrodestra che «da novembre scorso c'è scritto nel Dup (Documento unico di programmazione, ndr) che avremmo venduto quote di Iren e società partecipate».

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