Con il voto di Fi e delle minoranze passa in commissione la mozione dei Liberali per rinviare la cessione di azioni della spa
Il precedente di fine dicembre
sull'aumento, poi revocato, dell'addizionale Irpef era stato un sonoro
campanello d'allarme, ma quello
che si è aperto nella maggioranza ieri in commissione consiliare Sviluppo economico è il caso politico sicuramente più vistoso da quando
l'amministrazione di centrodestra
si è insediata un anno e mezzo fa.
La proposta della giunta di vendere
una quota di azioni Iren - fino a 2,3
milioni - per incassare dai 4,3 ai 4,9
milioni di euro da destinare a opere pubbliche ha subito un'inaspettata battuta d'arresto. Non che non
fosse stata messa in conto la resistenza che i Liberali piacentini avevano preannunciato con un polemico comunicato. Ma che si traducesse in una formale richiesta di rinvio della pratica in grado di trovare
in commissione i voti per essere approvata era tutt'altro che scontato. E invece è quello che è successo.
L'amministrazione Barbieri ha conosciuto per la prima volta "l'onta"
di andare sotto su una delibera importante di politica economico-finanziaria: non che la proposta di
vendere Iren sia stata bocciata, ma
la sospensiva chiesta dai Liberali è
stata approvata grazie al decisivo voto favorevole anche di Forza Italia,
rappresentata dal presidente della
commissione Mauro Saccardi, che
è andato a saldarsi a quello delle minoranze a eccezione di Roberto Colla (Piacenza Oltre) che si è astenuto: 16 no contro i 14 sì di Lega, Fdi e
Michele Giardino (gruppo misto).
Di particolare rilievo l'intervento di
Antonio Levoni che, pur ripetendo
più volte che sarebbe sbagliato far
passare i Liberali per i "Pierini" della maggioranza, ha messo all'indice tutta la politica di bilancio
dell'amministrazione. Imbeccato da
Massimo Trespidi (Liberi), che ha
liquidato come «sbagliata» la proposta di vendere azioni Iren prima
di «avere fatto tutto il possibile sul
fronte della «razionalizzazione della spesa» e senza «specificare quale
opera si vuole finanziare», Levoni
ha chiarito in premessa che il ruolo
dei consiglieri comunali della maggioranza non è quello di «venire qui
ad alzare la mano». Per poi puntare
il dito su una «politica di bilancio che
dire che «va cambiata in fretta».
«Non condivido che si governi a colpi di variazioni di bilancio», è sceso quindi ad argomentare: «Come si fa
a organizzare un'azione di governo
se a inizio anno non si sa quanti soldi si possono spendere». E tutte le
volte che «dalla maggioranza ho
sentito ammonire di non vendere i
gioielli di famiglia?», ha chiesto Levoni sottolineando i 1,3 milioni di
euro di dividendo che l'azienda multiservizi (energia, gas, acqua e rifiuti) elargisce annualmente al Comune, cifra che con l'alleggerimento
azionario programmato dalla giunta si contrarrebbe di 161mila euro.
Nell'associarsi a Trespidi sui «dubbi» che un'opera di spending review sia «stata fatta nel modo giusto», il
capogruppo dei Liberali ha portato
a esempio negativo le discutibili determine di spesa dei dirigenti comunali per centinaia di migliaia di euro. Nel mirino è finita anche la soglia di 1,9 euro indicata nella delibera per il prezzo ad azione al di sotto
del quale non vendere: «Non lo accetto, farò un emendamento per alzarlo a 2 o a 2,5 euro, perchè le multiutility sono convinto che aumenteranno il valore azionario da qui in
avanti, e anziché avere 4 milioni di
euro subito, preferisco averne 4 e
mezzo anhe se tre mesi dopo».
Ultimo ma non ultimo il ragionamento sulla governance di Iren e
sulle strategie di alleanza con i soci
forti. Levoni ha citato Tommaso Foti (Fdi) che in una recente seduta
consiliare «diceva che bisogna assolutamente cercare alleanze con
Genova» che è diventata il primo
azionista della società. «Gli organismi di governance verranno rinnovati, e noi che cosa abbiamo fatto» per giocare di sponda con il sindaco di Genova, «con qualcuno che
potrà comandare e decidere di
noi?», ha incalzato il Liberale esortando a un miglioramento dell'attività di Iren («Tanti lamentano che la
città è sporca, servono servizi, non
sponsorizzazioni»). Per recuperare
risorse il ricorso all'indebitamento,
«oggi che i mutui li si fa all'1% di interesse», è un'alternativa indicata da
Levoni che ha concluso ribadendo
che la richiesta di rinvio «non significa essere contrari alla vendita di
Iren, ma la necessità di spiegare alla cittadinanza che cosa si sta facendo e dove si vuole andare».
Ne è seguito un nervoso botta e risposta tra Fdi e Lega da una parte e
minoranza dall'altra sul momento
in cui mettere ai voti la sospensiva
di Levoni. Il presidente Saccardi ha
inizialmente assecondato la posizione dei primi dando precedenza
alla prosecuzione del dibattito sulla delibera, ma quando Giorgia Buscarini (Pd) con una mozione d'ordine ha fatto sua la sospensiva di Levoni si è arrivati alla conta che ha
mandato sotto la maggioranza.
L'assessore al bilancio Paolo Passoni, che a inizio seduta aveva illustrato la pratica, ha avuto solo lo spazio
per ribattere a Trespidi e a Levoni
che non c'è da indicare un singolo
progetto a cui destinare l'introito
della vendita delle azioni Iren perché «tutto il piano delle opere pubbliche già licenziato» è oggetto di copertura finanziaria. E, visibilmente
contrariato, ha lasciato la commissione recriminando all'indirizzo dei
"dissidenti" del centrodestra che «da
novembre scorso c'è scritto nel Dup
(Documento unico di programmazione, ndr) che avremmo venduto
quote di Iren e società partecipate».
Libertà
