Presenti autorità militari, tecnici di Palazzo Mercanti e Arpae. La ricognizione su edifici con amianto e contaminazioni del sottosuolo
Un sopralluogo con le autorità militari del Ministero della Difesa, i tecnici di Arpae (Agenzia
regionale per l'ambiente) e quelli del Comune. Obiettivo: sbrogliare il nodo della bonifica. Palazzo Mercanti prova a imprimere un'accelerazione nella complessa partita di acquisizione
dell'ex Pertite in ottica parco per
la città.
Bocche cucite in Comune
sull'esito dell'ispezione. A Libertà risulta tuttavia che questo primo giro di ricognizione - ad esso
ne seguiranno altri - sia stato più
che altro esplorativo e dettato da
due ragioni essenziali: la necessità di censire gli edifici da abbattere per la presenza di amianto,
ma soprattutto quella di verificare se, quali siano e come intervenire sulle porzioni di terreno
eventualmente ancora contaminate e dunque da bonificare. Non
è chiaro, tra l'altro, se siano terminate oppure no quelle prime
operazioni di bonifica che la Difesa aveva disposto in seguito
all'indagine penale legata ai rifiuti speciali che finivano nelle
buche dell'ex polveriera in disuso (270mila metri quadrati).
Il sopralluogo di ieri era stato fissato in calendario in seguito agli
incontri preliminari che hanno
visto la sindaca Patrizia Barbieri,
l'assessora all'Urbanistica Erika
Opizzi e il dirigente Pietro Dario
Naddeo (urbanistica e pianificazione territoriale) recarsi più volte negli ultimi mesi agli uffici del
Demanio a Bologna e Roma. La
volontà dell'amministrazione è
quella di sbloccare una trattativa
di acquisizione ancora in stallo,
al punto che sul proposito finale
di restituire alla città un "polmone verde" (e realizzare il sogno di
almeno 30mila piacentini che
così si espressero in un referendum) aleggia una coltre di scetticismo trasversale.
Ancora numerosi e complessi i
passaggi amministrativi, quali ad
esempio il trasferimento della pista di prova dei carri armati ad un
nuovo sito, condizione primaria
posta dai militari per cedere l'ex
Pertite. Ma ancor prima c'è, appunto, la questione bonifica. Su
cui nei giorni scorsi sono arrivate le dubbiose considerazioni del
parlamentare FdI, Tommaso Foti, e la rivelazione di un documento di Arpae.
Risale all'anno scorso la verifica
dei militari che, dati alla mano
raccolti a febbraio e campionati
a luglio, stabilirono che il terreno non fosse contaminato e che
non serviva dunque alcuna bonifica. Il documento Arpae divulgato da
Foti ha invece rimesso in discussione l'intera partita.
La sostanza del documento
dell'Agenzia per l'ambiente è che
nessuna bonifica sarebbe necessaria se l'intera area continuasse
ad essere considerata come destinataria di attività industriali.
Ma vista la candidatura a parco,
i superamenti di livelli di mercurio e cadmio in alcuni punti del
sottosuolo «potrebbero costituire una criticità da affrontare in
termini di approfondimento della caratterizzazione, eventuale
necessità di interventi e relativi
costi operativi».
Nel promuovere un'interrogazione alla Difesa, Foti ha chiesto di «sapere la verità». «A distanza
di tanto tempo - spiega - non si
sa ancora se l'area dell'ex Pertite
deve essere o meno sottoposta a
bonifica». I tecnici di Arpae non
sono mai entrati nel perimetro, e
si sono dovuti finora attenere
all'esame dei dati forniti dai militari. «Arpae - aveva proseguito
Foti - ha esaminato lo studio dei
militari. Dicendo più o meno che
se si vuole utilizzare a parco l'area
i valori sarebbero fuori dai limiti
di legge. Si dice anche che le analisi finora compiute sono insufficienti».
La speranza è che sopralluoghi
come quello di ieri sortiscano l'effetto di chiarire una volta per tutte la questione.
Libertà
