Otto detenuti occupati nella produzione (a chilometro zero) di marmellate, conserve, miele. «Vogliamo diventi polo regionale»
Da subito quattro detenuti, che nel volgere di breve tempo diventeranno otto. Dopo un periodo di formazione, ai primi di marzo, i detenuti- lavoratori presteranno mani e tempo al funzionamento del primo laboratorio di trasformazione agroalimentare delle Novate inaugurato ieri, che, secondo le intenzioni di Fabrizio Ramacci, presidente della cooperativa sociale L'Orto botanico, potrebbe diventare polo regionale di raccolta e lavorazione delle materie prime di altre istituzioni penitenziarie. Marmellate, salse, miele, conserve, purè di fragole, pomodori, mele, pere, dalla casa circondariale diretta da Maria Gabriella Lusi. I primi vasetti saranno disponibili (nel chiosco antistante il carcere) tra marzo e aprile, ma c'è già in cantiere l'idea di creare (assieme a una cooperativa toscana) una piattaforma per la vendita on line dei prodotti a chilometri zero delle Novate. «E' bello associare quest'attività a un'ottica di trasformazione che non è solo dei prodotti ma anche delle persone. Che la trasformazione di un prodotto della terra, che diventa cibo e nutrimento, possa nutrire anche la vostra vita e la città », si è augurato il vescovo Adriano Cevolotto impartendo la benedizione ai locali, al termine di un'affollatissima (di autorità civili e militari) presentazione che si è tenuta nella sala teatro del carcere. "Trasformazione" è il concetto centrale di una giornata che ha visto alle Novate l'arrivo del sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro, che ha collocato la casa circondariale di Piacenza tra i 4 carceri italiani più avanzati nella capacità di rieducazione (con Padova, Biella, Orvieto). Nel parterre ci sono i parlamentari Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, e Elena Murelli (senatrice della Lega), i vertici dell'amministrazione penitenziaria (tra cui Massimo Parisi, direttore generale del personale del Dap, che ha annunciato l'arrivo a Piacenza di 2 nuovi educatori), c'è la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, ci sono persino musicisti (la soprano Paola Quagliata, con Luca Garlaschelli e Pier Paolo Palazzo, protagonisti di una raffinata performance musicale tra Verdi e Napoli), e una schiera di agenti con la comandante Maria Teresa Filippone. Il lavoro che trasforma ha dei numeri. E' lo stesso sottosegretario Delmastro a mettere a confronto «il 68% di chi, senza lavoro in carcere, è incorso in nuovi reati dopo l'uscita, contro il 2% di chi è ricaduto in un reato pur avendo avuto l'opportunità di un impiego in carcere». L'idea di rendere possibile in carcere la trasformazione delle produzioni ortofrutticole avviene grazie un'articolata trama di attori. Dalla direzione delle Novate all'Orto botanico, dalla Scuola edile e l'Enaip di Piacenza ai contributi che la cooperativa ha ricevuto da Fondazione di Piacenza e Vigevano, comitati Iren, privati. Scorrono sul video, dopo l'intervento della direttrice Maria Gabriella Lusi e di Fabrizio Ramacci, le testimonianze di chi, al di qua e al di à del "muro", ha contribuito al progetto complessivo, che si chiama Ex Novo, e che dopo la partenza del 2018 ingaggia ora una nuova sfida. «Un'esperienza - riassume Ramacci - centrata sulla sostenibilità ambientale, sociale, economica». Il laboratorio aperto ieri chiude idealmente e praticamente la filiera della vendita diretta fuori dal carcere. Che è, da quando è nato, il più autentico ponte di collegamento con la città.
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