«Nessun obbligo di assunzione per gli interinali» ha stabilito ieri una sentenza a Milano dopo l'analogo provvedimento a Piacenza
Nessun obbligo di assunzione
per i lavoratori interinali di
Amazon. Il giudice del lavoro di
Milano, Eleonora Porcelli, ha respinto ieri il ricorso di una decina
di lavoratori cosìddetti "a somministrazione", cioè assunti tramite
agenzia, che chiedevano sostanzialmente di essere stabilizzati e
di essere assunti con un contratto a tempo indeterminato nello
stabilimento di Castelsangiovanni. Le motivazioni del giudice di
Milano che ha respinto il ricorso
saranno depositate entro 60 giorni, ma in sostanza si può affermare che l'istanza dei precari, assistiti dall'avvocato Nicola Coccia
che chiedevano di essere assimilati ai lavoratori con contratto a
tempo indeterminato, non è stata accolta. La sentenza emessa dal
giudice del lavoro di Milano fa seguito ad una precedente sentenza, emessa questa volta a Piacenza ai primi di luglio, tramite cui
erano stati respinti i ricorsi di
un'altra cinquantina di lavoratori, sempre di Amazon. Viene quindi ribaltato l'impianto dell'Ispettorato nazionale del lavoro che un
anno fa circa avevano notificato
al colosso dell'e-commerce, il cui
centro di distribuzione europeo
si trova a Castelsangiovanni, di
aver sforato le quote per l'utilizzo
dei lavoratori interinali. Dopo alcuni accertamenti e controlli,
l'Ispettorato del lavoro aveva contestato al gruppo americano di
aver utilizzato, tra luglio e dicembre del 2017, un numero di lavoratori a tempo oltre i limiti consentiti dalla legge. I contratti di lavoro utilizzati in eccesso sarebbero stati 1.308. Questo numero era
stato fornito dallo stesso ispettorato il quale aveva comunicato ufficialmente che «gli oltre 1300 lavoratori interinali utilizzati oltre i
limiti potranno pertanto richiedere di essere assunti a tempo indeterminato e, a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon». Da qui
l'avvio dei ricorsi al giudice del lavoro che non sono però stati accolti. L'esito degli accertamenti
aveva trovato alcune voci critiche.
Il parlamentare Tommaso Foti
(FdI) aveva ad esempio biasimato il comunicato tramite cui si prospettava la possibile stabilizzazione dei lavoratori. Foti aveva parlato di «grave atteggiamento del
personale del ministero del Lavoro, che ha ingenerato fortissime
aspettative nei lavoratori»
Libertà
