A due anni dagli arresti che travolsero vari Comuni la procura ha trasmesso al gip la richiesta di rinvio a giudizio
Nuovo passo avanti nell'inchiesta su presunti appalti truccati e corruzione in Valtrebbia. Nei giorni scorsi la procura di Piacenza ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati che due anni fa vennero colpiti dall'ordinanza di custodia cautelare. Una richiesta che tuttavia non riguarda le posizioni di tre di loro: in due casi perché hanno già patteggiato, per il terzo perché patteggerà a breve.
L'effetto terremoto
L'ordinanza di custodia cautelare che il 10 febbraio 2022 colpì dodici persone, tra sindaci, tecnici delle amministrazioni pubbliche e imprenditori ebbe l'effetto di un terremoto. Per otto di loro veniva contestata l'associazione a delinquere. L'indagine dei carabinieri coordinata dai pubblici ministeri Matteo Centini ed Emilio Pisante ipotizzava un sistema corruttivo e irregolarità negli appalti pubblici che coinvolgeva alcuni comuni dell'Alta Valtrebbia e della Valnure, ma toccava anche Piacenza.
La chiusura indagini
La tappa successiva dell'inchiesta giudiziaria è nel maggio del 2023 quando viene notificata la chiusura delle indagini. Una parte degli indagati chiede d'essere interrogata e vengono depositate alcune memorie difensive. Si arriva così all'attuale richiesta di rinvio a giudizio, un passaggio che prelude al processo. Si attende ora che il tribunale di Piacenza fissi la data dell'udienza preliminare.
I patteggiamenti Nel frattempo due indagati hanno patteggiato. Sono Matteo Gianluigi Guerci, geometra e collaboratore dell'Unione dei Comuni Valtrebbia e Valluretta, e Filippo Gilardini, socio di un'impresa di escavazioni con sede a Romagnese, nel Pavese: il primo ha patteggiato un anno, 11 mesi e 10 giorni di reclusione, il secondo sei mesi, sei giorni e 350 euro di multa. Per entrambi la pena è stata sospesa. Patteggerà anche l'imprenditore Maurizio Ridella, amministratore della Edilgiemme di Bobbio.
Richiesta della procura
La richiesta di rinvio a giudizio riguarda l'ex sindaco di Cerignale Massimo Castelli, l'attuale sindaco di Bobbio Roberto Pasquali, l'ex sindaco di Corte Brugnatella Mauro Guarnieri, l'ex vicesindaca di Zerba Claudia Borrè. Sul fronte di chi all'epoca dell'indagine aveva ruoli tecnici ci sono Carlobruno Labati, responsabile dell'ufficio tecnico di Ferriere, Stefano Pozzoli, direttore dei lavori pubblici della Provincia, Roberto Raffo, già collaboratore dell'Unione dei comuni Valtrebbia e Valluretta e Claudio Tirelli, già responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Bobbio. Infine, l'imprenditore: secondo gli inquirenti il sistema corruttivo ruotava intorno a Nunzio Susino, rappresentante legale della Cooperativa edile e forestale Altavaltrebbia con sede a Marsaglia.
Stralcio su Piacenza
Un capitolo dell'ordinanza firmata dal gip Luca Milani portava emblematicamente il titolo "le mani sulla città" e si concentrava, tra l'altro, sulle presunte pressioni all'allora assessora del Comune di Piacenza Erika Opizzi (dimessasi dall'incarico) per ottenere vantaggiose condizioni sulla convenzione dell'autosilo con posti auto in un palazzo di via Genova. L'indagine aveva interessato anche il deputato piacentino Tommaso Foti, oggi capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia. La posizione di Opizzi e Foti, secondo quanto appreso, sarebbe stata stralciata e non è ricompresa nella richiesta di rinvio a giudizio.
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