CASTELNOVO MONTI LA LETTERA DELLA VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA MARIA EDERA SPADONI
«Bonaccini si adoperi per riaprire il punto nascite»
- CASTELNOVO MONTI -
INVIATA ieri mattina la lettera, attesa in questi giorni dai comitati e dai cittadini della montagna reggiana, al presidente della Regione Stefano Bonaccini da parte della vicepresidente alla Camera Maria Edera Spadoni (MSS, nella foto), per chiedere un'immediata deroga per il punto nascite del Sant'Anna di Castelnovo Monti. L'intenzione di impegnarsi a svolgere un'azione sia sul Ministero della Sanità sia sul presidente regionale era stata pronunciata dalla vicepresidente all'incontro di venerdì 8 giugno, svoltosi nella sala consigliare di Castelnovo. Incontro durante il quale i comitati Salviamo Le Cicogne e Di.Na.Mo. avevano presentato l'invito ad aderire al «Patto delle Cicogne» e le loro istanze espresse in un appello sottoscritto da M5S e Lega.
«I RAPPRESENTANTI del M5S e di altre forze politiche hanno sottoscritto l'appello redatto dai comitati — scrive la Spadoni nella lettera —, in cui si ricorda che `la decisione di aprire o chiudere punti nascita spetta alle Regioni' e che le indicazioni contenute nell'accordo StatoRegioni del 16 dicembre 2010 sono `linee di indirizzo' da cui derivano `raccomandazioni'. Con la presente lettera — prosegue — s'intende manifestare la volontà di cercare soluzioni rapide ed efficaci che tutelino le famiglie e vadano a vantaggio della collettività. Per questo si richiede che la Regione si adoperi per la riapertura del punto nascite di Castelnovo, garantendo i parametri di sicurezaa adeguati». Obiettivo del M5S è «mantenere in funzione i punti nascite sotto i 500 parti, con garanzie igienico sanitarie e personale qualificato», «sospendere ogni depotenziamento» e «agire nella Conferenza Stato-Regioni, affinché la normativa in essere sia adeguata alle esigenze della popolazione».
Anche l'onorevole Tommaso Foti (Fratelli d'Italia), in un'interrogazione rivolta al presidente del Consiglio Conte e al ministro della Salute Grillo, sostiene che non debbano essere ridotti i servizi nei territori montani e che la sicurezza di gestanti e nascituri nei punti nascita montani al di sotto dei 500 parti siano «risolvibili con investimenti sia in attrezzature tecnologiche avanzate sia in una diversa organizzazione del personale», per mantenere «operativi gli storici presidi ospedalieri dell'Appennino che, da sempre, costituiscono degli importanti punti di riferimento per i cittadini di quei territori».
Resto del Carlino Reggio Emilia
