Rassegna Stampa

Chip fra rocce, mele, alpeggi e miniere

Data: 06/07/2026

LA STAMPA
06-LUG-2026
pagina 21
foglio 1/2

Il progetto di Trentino DataMine sfrutta una cava attiva per raffreddare le temperature del potente calcolatore

Chip fra rocce, mele, alpeggi e miniere

Così la Val di Non ospita i data center dell'AI

51
Milioni di euro
È l'ammontare dell'investimento, a cui ha contribuito il Pnrr

2006
L'anno della legge della provincia autonoma che permette di usare i vuoti della Val di Non

Flavio Deflorian
Rettore dell'Università di Trento

"Questo data center dimostra come la conoscenza scientifica risponda alle necessità reali di una comunità"

IL REPORTAGE

ARCANGELO ROCIOLA
INVIATO A PREDAIA (TN)

Si sale con le mele. Si percorre la via del formaggio. Dello spumante. Chilometri di tornanti nel verde tra filari ordinati. Poi uno squarcio. La montagna si apre e si va dentro. Chilometri nel vuoto grigio creato dalle cave di dolomia. Predaia. Alta Val di Non. Trentino. Qui la roccia asciutta della Alpi Retiche custodisce il lavoro della comunità locale. Da una materia, accogliere beni da conservare. Cibo fino a. Da ora dati e software. A fine giugno in una delle gallerie è stato inaugurato il primo data center realizzato in una cava attiva. Si chiama Intacture. Una piattaforma per la ricerca, l'industria e i servizi digitali. Un progetto è stato realizzato dalla società Trentino DataMine. In collaborazione tra pubblico e privato. Il 49% è dell'Università di Trento. Il resto da quattro imprese locali. Un investimento complessivo di 51 milioni di euro, di cui 18,4 arrivati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Mille giorni per realizzare il progetto. Nessun ritardo. Costruire un data center in una miniera è stato possibile grazie a una legge della provincia autonoma che nel 2006 ha dato la possibilità di utilizzare i vuoti della Val di Non per nuove attività economiche. Insieme alle mele, al grana e al vino frizzante, oggi a cento metri sottoterra si custodiranno anche i dati. Come le mele, i dati per essere conservati hanno bisogno di due costanti: basse temperature, che qui non vanno mai oltre i 12 gradi; e ambiente secco, garantito dalle decine di metri di roccia che protegge dal caldo e infiltrazioni.

Scendendo il verde dei meleti lascia spazio a quello elettronico dei cavi che trasportano dati e delle luci Led delle 56 schede Nvidia H200. Dati che arrivano dalle aziende del territorio, dalle istituzioni, dalle università e dai centri di ricerca. Illuminano l'argilla con fasci intermittenti, ricordando l'estetica di Matrix. «Non abbiamo progettato una semplice infrastruttura, ma una piattaforma strategica», ha detto a La Stampa Dennis Bonn, amministratore delegato di Trentino DataMine. «L'obiettivo non è solo ospitare dei server ma mettere a disposizione potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale, la ricerca scientifica, la sanità digitale e la cybersicurezza». Qualcosa di cui beneficeranno tutte le aziende del territorio.

Al centro del data center è stato installato un cluster di supercalcolo che, secondo la società, può raggiungere una potenza di circa 200 petaflops per le applicazioni di Ai. L'equivalente di 200 milioni di miliardi di operazioni al secondo processate in un ipogeo sceso circa tre volte un campo di calcio. A pieno regime il data center assorbirà circa 6 megawatt di potenza. L'equivalente del fabbisogno elettrico di una cittadina di circa 20 mila abitanti.

La narrazione dell'intera opera ruota intorno alla montagna. Al suo ruolo e alla sua tutela. Sfruttare la temperatura umile cave, supportata da un impianto di raffreddamento ad aria circa quattro mesi l'anno, è probabilmente il vantaggio ambientale più concreto del progetto. Zero consumo di suolo. Zero consumo di acqua. Nessun impatto sopra, per meleti e conifere. Nessun impatto sotto, dove lui falla parecchia resta protetta nella pancia dei monti. Una falda "pre-nucleare", la definiscono con orgoglio, inviolata da radiazioni emerse dai primi test degli anni Quaranta del secolo scorso. Proteggere e rispettare l'ambiente è la chiave che ha consentito la realizzazione di questo progetto senza compromettere l'economia locale. Aspetto non secondario oggi che i data center sono oggetto di scontro aspro tra istituzioni e comunità locali. «Questo progetto dimostra come l'Italia sappia affrontare con successo la doppia transizione, energetica e digitale», ha detto il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Per Adolfo Urso, ministro del Made in Italy, Predaia dimostra che «l'Italia ha le carte in regola per diventare un hub dei dati e dell'Ai nel Mediterraneo». Per il segretario Alessio Butti, sottosegretario all'Innovazione tecnologica, si concentra sul tema della sovranità tecnologica: «Significa poter scegliere tra tecnologie globali mantenendo il controllo delle infrastrutture e dei dati».

Il controllo dell'infrastruttura e delle informazioni è il motivo che ha fatto nascere Trentino DataMine. La scommessa è che dati, servizi e capacità di calcolo, possano restare vicini alle imprese e ai centri di ricerca del territorio. A cominciare dalle quattro che hanno fatto parte del progetto: Covi Costruzioni, l'azienda che controlla l'attività estrattiva; Dedagroup, soluzione per le competenze digitali delle aziende; Gpi, specialista dei sistemi informativi sanitari; Isa, holding finanziaria territoriale.

Ma l'obiettivo è allargare il più possibile per far rientrare tutti nell'investimento. Difficile fare una stima di quanto tempo ci vorrà, ma la sfida riguarda il futuro. Anche attraverso forme di collaborazione nuova: «È la dimostrazione di quanto la collaborazione tra pubblico e privato possa produrre risultati di eccellenza. Questo è l'inizio di un percorso che porta nel futuro», ha detto il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. Il futuro, recita quello che oramai è quasi un mantra, è dati e Ai. Per piccole e grandi imprese.

Difficile immaginarlo diversamente. E difficile immaginarlo senza il supporto della ricerca, linfa e motore di tutti i bit che entreranno e usciranno a miliardi da queste cave nei prossimi anni. Dal Trentino per andare ovunque. «Questo data center è la dimostrazione di come la conoscenza scientifica possa rispondere alle necessità reali di una comunità», commenta Flavio Deflorian, rettore dell'Università di Trento. «Costruire una solida reputazione scientifica fuori dai confini locali conferma il ruolo strategico che l'Università ha per lo sviluppo del territorio».

Il futuro economico del Trentino Alto-Adige non passa solo da turismo e agricoltura. Dal mele e dalle forme di grana. Ma da tutto ciò che nasce sul territorio, che risale la montagna da cui ha origine per diventare valore. Merce ieri. E dati oggi. Custoditi insieme nello stesso ventre di dolomia.

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl