IL VOTO IN PARLAMENTO
Con un giorno di ritardo il Parlamento ha dato il via libera al Def e allo scostamento di bilancio ed è salvo il Consiglio dei ministri del primo maggio sul decreto lavoro. Ma ora vanno misurate le scorie nella maggioranza dopo lo scivolone alla Camera per le troppe assenze. I primi segnali indicano tensioni al livello di guardia: scambi di accuse e sospetti, soprattutto in Forza Italia. «Non c'è una crisi politica», il messaggio di FI e Lega. Una questione di «sciatteria», per dirla con un ministro: «Se il problema fosse politico, sarebbe più semplice, ci metteremmo al tavolo e lo risolveremmo. Invece...». Il tema non è nuovo. Nelle commissioni emerge un certo astensionismo, in particolare di leghisti e forzisti, notano gli alleati. Un problema che va al di là della necessità di adeguare i regolamenti della Camera sui quorum alla luce del taglio dei parlamentari, sollevata dal capogruppo di FdI Tommaso Foti, che a all'inizio della seduta della Camera ha chiesto «scusa agli italiani e al presidente del Consiglio per quanto accaduto». La seduta viene sospesa più volte, la prima per un malore di Angelo Bonelli, al termine dell'accorata dichiarazione di voto di Avs. Un'altra sospensione è arrivata dopo la bagarre fra FdI e Pd, che ha lasciato l'Aula completando un triplice Aventino dopo quelli delle ore precedenti nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Stavolta Def e scostamento sono approvati con 221 sì. «Dagli errori si impara, spero in futuro non si ripetano situazioni simili», l'auspicio del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
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