Nell'intervento dell'onorevole a Castelsangiovanni rilevante il passaggio sulla scelta della sede
Ha tuonato contro tutto e tutti, la
Regione, il governatore Bonaccini,
l'Azienda Usl, le politiche sanitarie
del centrosinistra. Ma dell'intervento
di Tommaso Foti (Fdi) ieri sera alla
seduta del consiglio comunale di
Castelsangiovanni in via straordinaria
riunito nel cinema Moderno,
a fare più rumore è quanto ha detto
sul nuovo ospedale di Piacenza: per
quella che a tutti è suonata come
un'apertura alla Pertite, alla collocazione
cioè della struttura sanitaria
per la quale la Regione si è finanziariamente
impegnata nell'area
militare che sin qui è apparsa come
la meno candidabile per la contrarietà
di fondo del centrodestra.
Se la Pertite, nel rispetto della pianificazione
urbanistica oltreché del
responso del referendum consultivo
di sette anni fa, va destinata a parco
pubblico, che la si acquisisca senza
indugi dai militari per dare seguito
a tale obiettivo e mettere in cassa
il risultato. Se, a quel punto, le valutazioni
sul nuovo ospedale portassero
a individuarla come la sede migliore
rispetto alle altre tre ipotesi
sul tappeto - caserma Lusignani a
Sant'Antonio, terreno dell'Opera Pia
Alberoni tra Madonnina e Farnesiana,
area privata tra La Verza e strada
Valnure -, pensarci seriamente
diventerebbe politicamente ammissibile:
il complesso sanitario occuperebbe
100-110mila metri quadrati
dei 280-290mila che complessivamente
misura il grande lotto a
ridosso dell'Infrangibile tra via Emilia
Pavese e via I Maggio, significa
che di verde ne resterebbero 170-
180mila, che non è poco. Con i cittadini
che, oltretutto, considerato il
tempo che dovrà passare prima che
parta il cantiere dell'ospedale (2-3
anni), potrebbero già avere preso
possesso della parte di parco resa
fruibile grazie a finanziamenti attivati
dagli accordi tra gli enti coinvolti
nell'operazione (Demanio, Difesa,
Regione, Ausl, Comune).
Di questo tenore, nella sostanza, il
ragionamento di Foti che, pur non
citando mai espressamente la Pertite,
ha fatto riferimento a metrature
che a quell'area evidentemente
riconducono. E chi ha parlato dopo
di lui, come la presidente della Conferenza
sociale e sanitaria Patrizia
Calza (Pd), ha ringraziato il consigliere
comunale e onorevole di Fdi
per il taglio costruttivo, concreto e politicamente super partes del suo
intervento: relativamente alla situazione
della sanità piacentina nel suo
complesso, ma segnatamente sul
tema del nuovo ospedale.
Che nel centrodestra la contrarietà
alla Pertite, manifestata in più di
un'occasione dal sindaco Patrizia
Barbieri, non sia necessariamente
granitica potrebbe cogliersi anche
dall'ultima seduta del tavolo di lavoro
sul nuovo ospedale. Gianpaolo
Ultori (Liberali piacentini) risulta
avere manifestato - in quella sede
a porte chiuse - una posizione
che, per quanto personale, fa il paio,
per certi versi, con quella di Foti. Ciò
che a molti sfugge, avrebbe fatto notare
Ultori, è una presenza non irrilevante
nella Pertite: la dozzina di
capannoni (120 metri di lunghezza
per 50 di larghezza) che occupano
una superficie pari a circa il 20% del
totale per un volume di 320mila metri
cubi. Spazi non dissimili da quelli
che il nuovo ospedale richiederebbe.
Sono fabbricati fatiscenti, verosimile
dunque un destino di demolizione
con costi che il Comune non
è immaginabile che si possa sobbarcare.
E fare altrove l'ospedale significa
mettere in conto un pesante
consumo di suolo agricolo. Riflessioni
a cui il consigliere comunale
dei Liberali piacentini avrebbe dato
voce mettendosi nei panni del
semplice cittadino.
Libertà
