IL PRESSING DEL MONDO ECONOMICO: NON VENGANO SMONTATE LE RIFORME FATTE
Le agende del mondo economico,
presentate solo pochi giorni
fa ai candidati, sono ben in vista
sulle scrivanie del dopo-voto,
un voto che ha sparigliato tutto e
cambiato il profilo dell'Italia politica.
Primo desiderio: che non
si perda tempo e si faccia il governo.
Tornare a votare sarebbe una
iattura, una perdita di tempo. Nel
giro di orizzonte fra le categorie
economiche piacentine, le stesse
che hanno incontrato i candidati
e fatto sottoscrivere dei veri impegni,
c'è una certa apprensione, par
di capire, ma idee chiare.
Non smontare le riforme
Il presidente nazionale di Confinfustria,
Vincenzo Boccia, ha commentato
che non si deve aver paura.
Il presidente provinciale Alberto
Rota, dopo i complimenti agli
eletti e la certezza di poter contare
su di loro per rappresentare al
meglio «le necessità del nostro territorio»,
esprime l'auspicio di potersi
confrontare con loro al più
presto, su obiettivi e risorse individuate,
sul contenuto del documento
uscito dall'assise di Verona
che sintetizza la posizione degli industriali. Rota prende atto
del «radicale cambiamento» di
panorama politico dove « non si
intravede ad oggi una maggioranza
di governo». Potrebbe volerci
tempo, la fase è complessa e forse
non breve ma c'è fiducia
nell'azione di Mattarella.
«Solo una politica economica che
punti alla crescita - aggiunge Rota
- può risolvere i nostri problemi.
Sostenere l'occupazione giovanile,
ridurre il cuneo fiscale, fare
sistema a livello europeo, definire
un sistema infrastrutturale
che ci permetta di essere competitivi. Ci auguriamo che le riforme
fatte non vengano smontate.
Il debito pubblico italiano non ce
lo consente».
Tutto si può migliorare, è la convinzione
«ma certo non si può ricominciare
ogni cinque anni». E
poi, sul locale, si chiede attenzione
ai temi strutturali. E infine:
«auspichiamo un comportamento
responsabile delle forze politiche
non solo nel rivendicare un
risultato, ma nel tradurlo in scelte
nell'interesse del Paese volte a
garantire stabilità e governabilità.
Chiediamo quindi realismo, assunzione
di responsabilità e pragmatismo
nella ricerca di soluzioni,
possibilmente capaci di traguardare
un orizzonte temporale
medio-lungo».
Eletti vicini al territorio
Anche Confapi ha incontrato i
candidati e ha chiesto loro di sottoscrivere
un documento, impegnandoli
a sostenere dei punti
programmatici, la risposta è stata
ampia. Ora che sappiamo chi è
stato eletto, il presidente Cristian
Camisa si augura che i cinque piacentini
(De Micheli, Bersani, Pisani,
Foti e Murelli) manifestino
concretamente «una grande vicinanza
al territorio», specialmente
oggi in cui non ci sono praticamente
più i corpi intermedi tra livello decisionale e comunità locali.
Camisa ricorda che tra i punti salienti
sostenuti da Confapi c'è il tema
del pagamento della pubblica
amministrazione verso i privati.
C'è stato un primo tentativo del
Governo Renzi di sciogliere il nodo, ma restano 64 miliardi di euro
ancora dovuti dalla Pubblica
amministrazione - sottolinea Camisa
- «ci sono aziende private intanto
che muoiono di credito». Altro
impegno: i pagamenti fra privati,
ottimo l'esempio francese
dove le sanzioni automatiche per
chi non paga entro i tempi dovuti
vanno in aiuto alla piccola e media
impresa che da noi rappresenta
il 95 per cento della forza produttiva.
Da qui, la richiesta di un
ministero o di un sottosegretariato
alla piccola e media industria.
Dunque, dopo anni critici che
hanno messo in ginocchio le imprese,
ora che si vede uno spiraglio,
se la ripresa venisse bloccata
per paralisi politica, sarebbe deleterio,
e peraltro le imprese pur
sopravvissute oggi non sono solide
come un tempo.
Il timore
Giovanni Rivaroli, presidente provinciale della Cna, sottolinea come
il voto arrivi in un momento
delicato in cui vediamo l'effetto
della ancor timida ripresa: «ed è
fondamentale che certi provvedimenti
non vengano stravolti, come
il bonus per l'efficientamento
energetico - elenca - i contratti di
lavoro, l'impresa 4.0, i provvedimenti
di iper e super ammortamento».
Poi resta la leva fiscale
«ancora troppo, troppo, troppo
pesante, ma siamo gente concreta
non chiediamo di dimezzare le
tasse, servono le coperture necessarie,
un equilibrio».
Un po' di timore in questa fase c'è,
si sta alla finestra: « abbiamo bisogno
che riforme e provvedimenti
da momentanei diventino
strutturali», serve sburocratizzare,
esemplare il codice appalti, per
arrivar ad un modus operandi che
sia un buon compromesso tra velocità
di esecuzione e salvaguardia
di legalità e giustizia.
Libertà
