E l'onorevole di Fdi Foti sul "decomissioning" al vice premier: è ora di porre fine a vicenda iniziata nel 1986, ogni ritardo è onere sui cittadini
Nuovo Governo ma stesse richieste
che rimbalzano ormai da
anni. Esponenti piacentini di Fratelli
d'Italia e del Partito Democratico
si rivolgono entrambi a Luigi
Di Maio, Ministro dello Sviluppo
economico, del Lavoro e delle Politiche
sociali dal primo giugno
scorso, per chiedere certezze e
tempistiche sulla realizzazione
del Deposito Nazionale e conseguente
smantellamento dell'ex
centrale nucleare di Caorso.
Da una parte, l'onorevole Tommaso
Foti (FdI) ha scritto un'interrogazione
parlamentare,
dall'altra l'assessore regionale
Paola Gazzolo ha chiesto al vice presidente del Consiglio un incontro
«per affrontare con chiarezza
il complesso tema della gestione
dei rifiuti radioattivi».
Decisi i toni di Foti che dichiara:
«Allo stato attuale - sostiene Foti
- risultano del tutto disattese non
solo le previsioni contenute nel
primo piano di dismissione redatto
da Sogin tra il 2005 ed il 2008,
ma anche quelle indicate nel cronoprogramma
del 2011, che fissava
al 2024 lo smantellamento
definitivo dell'impianto di Caorso.
Le più recenti previsioni del
2014 collocavano la conclusione
della cosiddetta "attività di decommissioning"
in un arco temporale
compreso tra il 2028 e il
2032. E' ora di porre fine ad una
vicenda che si trascina dal 1986,
quando la centrale venne fermata e mai più riavviata. Ogni ulteriore
ritardo da parte di Sogin non
solo lascia irrisolta la questione
ambientale di Caorso, ma scarica
oneri pesantissimi sui contribuenti
che, nella bolletta elettrica,
continuano a pagare per un'attività
di decommissioning che rischia
di trascinarsi fino alle proverbiali
calende greche».
Nella sua missiva, Gazzolo (Pd)
invece precisa: «La restituzione
del sito dell'ex centrale di Caorso,
in tempi rapidi e senza vincoli radiologici,
rappresenta la più grande
e complessa opera di messa in
sicurezza di un sito nucleare sia a
livello nazionale che internazionale
e arricchirebbe il nostro Paese
di nuove competenze professionali,
tecnologiche e scientifiche.
Per raggiungere questo obiettivo occorre procedere verso la
realizzazione del Deposito Nazionale
che in nessun modo può essere
previsto a Caorso, date le caratteristiche
geologiche del sito, e
la vicinanza del fiume Po, che lo
rendono non adatto ad ospitare
una infrastruttura che necessariamente
deve essere situata in un
luogo in grado di garantirne la totale
sicurezza» (così come già peraltro
stabilito nel 2014 da Ispra
con la Guida Tecnica n.29, "Criteri
per la localizzazione di un impianto
di smaltimento superficiale
di rifiuti radioattivi a bassa e media
attività", ndc).
«Priorità conoscere aree per sito nazionale»
Rimane prioritaria, sia per Foti che per
Gazzolo, la pubblicazione della Cnapi che
indichi le aree idonee ad ospitare il Deposito
Nazionale, «senza - dice l'assessore
regionale - non può essere completato
il piano di dismissione della centrale
nucleare di Caorso fino al raggiungimento
del 'green field', il prato verde da
restituire ai cittadini». Mentre il deputato
piacentino ricorda: «Già a marzo del
2016 veniva approvata, nella competente commissione della Regione, una risoluzione
da me presentata nella quale si
chiedeva alla giunta di proseguire, con
determinazione, nell'azione intrapresa
nei confronti del Governo mirante ad ottenere
la dovuta pubblicazione della carta
nazionale». Infine l'invito, da parte di
Gazzolo, a Luigi Di Maio «a partecipare
ai lavori del tavolo per la trasparenza
che si occupa della dismissione della ex
centrale nucleare di Caorso».
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