VALTREBBIA E RILASCIO ACQUA IL MINISTRO DOPO IL SIT-IN ALLA DIGA DI TORRIGLIA
Marcello Pollastri
PIACENZA
● Più che manifestare alla diga del Brugneto per constatare una situazione «nota a tutti», i sindaci piacentini dovrebbero rivolgere le proprie proteste verso Genova e verso il Partito democratico ligure, che «continuano a ostacolare » un'intesa destinata ad aumentare i rilasci d'acqua verso il territorio piacentino. È la posizione espressa dal ministro piacentino Tommaso Foti, che interviene con toni critici nel dibattito apertosi dopo la mobilitazione organizzata dai primi cittadini della Valtrebbia a Torriglia.
Secondo Foti, la bozza di accordo sul rilascio in Trebbia dell'acqua condivisa tra i presidenti delle Regioni Liguria ed Emilia-Romagna e il segretario generale dell'Autorità di Bacino rappresenta «un risultato che il territorio dovrebbe sostenere con convinzione ». L'intesa, ricorda il ministro, prevederebbe «4 milioni di metri cubi di rilascio d'acqua, più altri 4 milioni in caso di comprovata emergenza», superando sia quanto stabilito dal decreto interministeriale del 1962 e dal successivo provvedimento del 1987, che fissavano il rilascio a 2,5 milioni di metri cubi, sia il protocollo del 2013, che consentiva un ulteriore rilascio fino a 1,5 milioni di metri cubi esclusivamente in situazioni di emergenza.
« Per la prima volta - sostiene Foti - al territorio piacentino verrebbe riconosciuto un quantitativo d'acqua superiore a quello previsto dagli accordi storici. È un passo avanti significativo che dovrebbe essere difeso dai sindaci, non messo in discussione».
Nel mirino del ministro finisce il Comune di Genova, accusato di voler impedire che venga data piena attuazione alle norme che tutelano i diritti irrigui del Piacentino. « È il Comune di Genova, spalleggiato dal Partito democratico locale e dai consiglieri regionali del Pd, che sta cercando in tutti i modi di impedire l'attuazione della previsione legislativa che riconosce i diritti pregressi delle utenze irrigue piacentine».
Foti cita anche le recenti prese di posizione dell'amministrazione genovese, con il vicesindaco Alessandro Terrile (vedi Libertà di ieri). « Il vicesindaco dice chiaramente che a Piacenza non va riconosciuto altro che il rilascio di 2,5 milioni di metri cubi e che eventuali incrementi dovranno essere tecnicamente motivati. Una posizione di totale chiusura », osserva, ricordando anche lo slogan pubblicato sui social dal Pd genovese: « L'acqua del Brugneto non si tocca senza garanzie per Genova».
Nella foto grande l'invaso della diga del Brugneto. Sotto, il sopralluogo dei sindaci a Torriglia
Secondo il ministro, anziché replicare con fermezza a queste posizioni, gli amministratori piacentini starebbero concentrando le proprie critiche sul metodo seguito nella trattativa. «I sindaci lamentano un mancato coinvolgimento e una scarsa trasparenza dei dati, finendo così, nei fatti, per dare sponda alle posizioni del Comune di Genova e per mettere in discussione una bozza di accordo favorevole a Piacenza».
Foti precisa di non essere contrario alla richiesta di maggiore trasparenza. « È giusto pretendere dati chiari e un adeguato supporto tecnico quando si assumono decisioni che riguardano interessi pubblici. Ma mi pare curioso pensare che i presidenti delle due Regioni abbiano raggiunto un punto di equilibrio senza il necessario supporto tecnico. Così non è».
Il ministro affronta poi il tema delle informazioni richieste dagli enti locali sul funzionamento dell'invaso. « Il Comune di Piacenza è azionista di Iren: davvero non riesce a ottenere da Iren Acqua i dati necessari, nonostante la presenza di un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione della società? (Stefano Borotti, ndr)».
Secondo Foti, le informazioni utili sarebbero già nella disponibilità del gestore. « I dati necessari a verificare la funzionalità del Brugneto non possono che essere nella piena disponibilità di Iren, che svolge le attività di monitoraggio ed è tenuta a trasmettere parte delle informazioni anche all'Ufficio dighe del Ministero delle Infrastrutture».
L'affondo finale è rivolto proprio al rapporto con Iren. «C'è solo da augurarsi - conclude il ministro che gli assordanti silenzi nei confronti di Iren, interessata a mantenere le vecchie regole di rilascio dell'acqua anche per la redditizia produzione di energia elettrica, non dipendano dal timore di perdere le sponsorizzazioni che la stessa Iren riserva a numerose iniziative del nostro territorio».
Libertà
