Si chiude anche per altri sei indagati un fascicolo (accuse iniziali di corruzione e influenze) rimasto aperto per 22 mesi
Parcheggio-autosilo di via Genova il gip ha archiviato il ministro Foti
Il provvedimento è stato depositato il 19 novembre. Proscioglimento anche per altri sette indagati, tra cui l'ex assessora Opizzi
A quasi quattro anni dagli arresti e dalle misure cautelari che avevano acceso i riflettori sugli appalti in Valtrebbia e Valnure (febbraio 2022), il capitolo giudiziario che coinvolgeva Tommaso Foti e altri sette indagati si chiude definitivamente. Il gip Erisa Pirgu ha infatti accolto la richiesta della procura e disposto l'archiviazione, depositando il provvedimento il 19 novembre scorso. Una decisione che mette termine a un fascicolo rimasto aperto per quasi 22 mesi dopo la richiesta avanzata dai pm il 16 febbraio 2024. A confermare la novità è il presidente del tribunale, Stefano Brusati, intervenuto dopo alcune ricostruzioni giornalistiche del Fatto Quotidiano che puntavano il dito su un ritardo ingiustificato del gip. Brusati ha chiarito che «il provvedimento è stato depositato il 19 novembre » e che l'ufficio è gravato da una mole «decisamente elevata » di procedimenti urgenti, in particolare quelli legati a reati gravi e misure cautelari, che assorbono gran parte dell'attività quotidiana». L'archiviazione non riguarda solo Foti, oggi ministro per gli Affari europei e il Pnrr ed esponente di punta di Fratelli d'Italia, ma anche l'ex assessora comunale all'Urbanistica Erika Opizzi (che in seguito a quella vicenda si dimise dalla giunta Barbieri) e gli altri sei indagati nel medesimo capo d'imputazione: Nunzio Susino, Emanuele Susino, Lino Girometta, Alessandro Pignacca, Massimo Campo, Carlobruno Labati.
La vicenda
Le accuse iniziali ipotizzavano corruzione e traffico di influenze illecite, focalizzate su due pratiche urbanistiche. La prima era la convenzione legata al progetto del parcheggio-autosilo in via Genova 3, dove l'imprenditore Nunzio Susino, ritenuto dagli inquirenti il perno del sistema corruttivo dell'intera inchiesta, sosteneva di aver consegnato a Foti 3mila euro per «sbloccare» una pratica. La seconda vicenda riguardava invece la richiesta di edificabilità di terreni privati a La Verza, appartenenti alla famiglia dell'ex responsabile dell'ufficio tecnico di Ferriere, Labati. In quelle intercettazioni, Susino avrebbe riferito a Labati che Foti gli avrebbe chiesto 15mila euro per favorire l'operazione. Sono proprio queste affermazioni di Susino ad aver determinato, nel 2022, l'iscrizione di Foti e degli altri nel registro degli indagati. Ma la procura, dopo aver analizzato l'intero materiale investigativo, ha concluso che quelle ricostruzioni non presentavano sufficienti elementi di riscontro e potevano rientrare nella categoria delle millanterie. Anche le conversazioni dirette tra Foti e Susino - intercettazioni che, essendo il primo parlamentare, avrebbero richiesto un passaggio formale davanti alla giunta per le autorizzazioni della Camera – non sono mai state utilizzate, né trascritte, perché ritenute non essenziali alla luce della valutazione complessiva. La richiesta di archiviazione firmata dalla procuratrice Grazia Pradella è rimasta dunque sul tavolo del gip fino a novembre, quando è maturata la decisione di chiudere completamente il fascicolo. Pur richiesto da Libertà di un commento, Foti non ha per ora rilasciato dichiarazioni. Lo ha fatto invece Opizzi (vedi box a lato). Da precisare che la posizione di Susino, qui archiviata, resta invece aperta sulle accuse, tra le altre, di corruzione e associazione a delinquere e gli altri reati contestati in concorso con alcuni amministratori pubblici e tecnici in Valtrebbia e Valnure, tra questi anche Labati. Per questo filone principale è in corso l'udienza preliminare per 13 imputati che è stata rinviata al 21 aprile.
Libertà
