Rassegna Stampa

Il governo accelera sulle riforme Focus su autonomia e premierato

Data: 01/06/2023

Meloni ha convocato Fratelli d'Italia per fare il punto. Tajani: «Si procede verso l'elezione diretta del premier»

Continua lo sprint del governo sulle riforme costituzionali e prende sempre più la forma del premierato, con l'elezione diretta del capo del governo invece di quella del presidente della Repubblica. È il modello su cui la premier Giorgia Meloni si è confrontata con i capigruppo parlamentari del suo partito, Fratelli d'Italia, convocati ieri a Palazzo Chigi. E su cui toglie il velo pure il vicepremier Antonio Tajani: «Noi non abbiamo pregiudizi, ma mi pare si vada verso una proposta di elezione diretta del presidente del Consiglio», ammette parlando ai giornalisti. Un modello utile anche a tenere in equilibrio l'altra riforma cardine della Costituzione che si sta discutendo al Senato, ossia quell'autonomia differenziata, creatura della Lega e del suo ministro Roberto Calderoli, che potrebbe ridisegnare i poteri delle Regioni italiane. «Così si potrebbe avere un equilibrio: un governo che dura a lungo al centro e poi una autonomia amministrativa », è l'argomentazione del forzista Tajani. A fargli eco è il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani di FdI: «Un'autonomia più forte a livello locale, fermi restando i Lep, non significa spaccare il Paese, sarà agganciata anche a uno Stato più forte a livello centrale», spiega. Parole che nascondono la necessità di controbilanciare i rischi dell'autonomia. E soprattutto dare il segnale che non si intende perder tempo sul presidenzialismo, nel rispetto delle promesse elettorali e delle indicazioni date dalla ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, di avere un progetto di riforma entro giugno-luglio. In ogni caso, che le due riforme debbano marciare insieme, si ripete da mesi. Lo rimarcano soprattutto i più scettici sull'autonomia, a partire da FdI e Forza Italia. Consapevoli anche della «disparità» già oggettiva tra le due partite: l'autonomia è al vaglio della commissione Affari costituzionali del Senato e ci saranno le penultime audizioni, su un totale di una cinquantina previste. Per il presidenzialismo manca perfino un testo. Dovrebbe essere un disegno di legge costituzionale e come ha assicurato Casellati, sarà una riforma light fatta di «pochissimi articoli». Parole che fanno dedurre che probabilmente un testo esiste, anche se embrionale. E magari nelle sue linee generali è stato al centro della discussione tra Meloni e i capigruppo Lucio Malan e Tommaso Foti a Chigi. Poco più di un'ora e mezzo, per un incontro riservatissimo (si è vociferato che ci fosse pure il presidente del Senato, Ignazio La Russa di FdI) che si è incrociato con la cabina di regia sul Pnrr in corso nelle stesse ore nello stesso Palazzo. Un'occasione per fare il punto sull'elezione diretta del presidente del Consiglio (definita dai partecipanti all'incontro come lo strumento migliore per garantire la stabilità agognata dal Paese e la tutela delle scelte dei cittadini) e sulla necessità di dare il là alla riforma in Parlamento. Da qui il ragionamento sul dove e quando: un'idea potrebbe essere di far partire l'esame dalla Camera, in alternanza rispetto all'autonomia al Senato. Una scelta che in realtà nasconde i sospetti incrociati tra alleati di governo e il tentativo di marcare ciascuno il proprio territorio e controllarsi a vicenda. Complice anche l'onda positiva delle ultime elezioni amministrative, la maggioranza - e il partito della premier in testa - punta a dare un segnale concreto della volontà di assegnare ai cittadini la scelta sul capo del governo. In più, si fa largo l'ipotesi di un ticket premier-vicepremier ossia introdurre l'elezione diretta anche per il vicepresidente del Consiglio. Un'opzione su cui si sta ragionando.

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