Scure del ministero sul restauro della Cantore destinata fin dal 2008 a ospitare l'istituzione culturale oggi a Palazzo Farnese
«La somma di sei milioni di euro per l'Archivio di Stato di Piacenza - stanziati con decreto ministeriale a novembre 2018 - poiché risulta destinata al completamento
dei lavori di ristrutturazione di una
nuova sede, non appare compatibile con le finalità del decreto, con il
quale sono finanziati interventi per
la sicurezza del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla
prevenzione dei rischi di incendio»,
ragione per cui è stata ricalcolata in
1,4 milioni che «rappresenta l'importo necessario alla progettazione
e alla realizzazione delle opere ai fini degli adempimenti in materia di
sicurezza antincendio».
E' la raggelante risposta che il governo, per bocca del sottosegretario ai
Beni culturali, Gianluca Vacca, ha
dato all'interrogazione con cui il deputato Tommaso Foti (Fdi) a gennaio aveva chiesto lumi sui sei milioni di euro di cui, a distanza di tre
mesi dallo stanziamento, ancora
non c'era traccia. All'Archivio di Stato li attendevano come manna dal
cielo per completare un intervento
di restauro che dura da vent'anni: il
recupero dell'ala della caserma Cantore di stradone Farnese - i 5.714 metri quadrati lordi (compresi i muri)
di proprietà demaniale sul versante est del fabbricato - destinata a diventare la nuova sede dell'Archivio
di Stato sin qui ospitato in comodato d'uso gratuito a Palazzo Farnese
(tutto il secondo piano, pari a 2.350
metri quadrati, sopra la cappella ducale) che da quattro anni è stato preso in carico dal Comune. Il pesante
taglio deciso dal governo in seguito
a nuove ricognizioni tenutesi nei
mesi di gennaio e febbraio, come ha
spiegato il sottosegretario, accredita i timori che si erano diffusi a Piacenza sulle resistenze che ai piani
alti del ministero avrebbe opposto
all'arrivo dei fondi chi vorrebbe dirottarli altrove, almeno in parte.
Nella sua replica in commissione
Cultura, Foti ha ricordato che «da
ben 21 anni l'Archivio di Stato di Piacenza attende di poter essere collocato nell'ex caserma Cantore: le risorse assegnate dal ministero sei
mesi fa oggi vengono fatte a fette e
consentono di realizzare lo svolgimento di solo una parte dei lavori
necessari il che di fatto pregiudica
la possibilità di utilizzare a breve l'ex
caserma Cantore come unica sede
della sezione piacentina dell'Archivio di Stato». «Con questa decisione del Governo», ha polemizzato
Foti, «lo spostamento dell'Archivio
risulterà sospeso chissà ancora per
quanti anni, una mortificazione che
Piacenza di certo non merita. Il ministro dei Beni culturali (Alberto Bonisoli, ndr) batta un colpo e individui su altri capitoli di bilancio del ministero i 4,5 milioni di euro oggi
inopinatamente tolti».
Era nell'interrogazione di Foti che
al ministro si chiedeva di «verificare che l'iter di erogazione delle risorse stanziate non subisca ritardi, come invece risulterebbe dal comportamento dilatorio di alcuni dirigenti degli uffici ministeriali». Analogamente, l'onorevole Bignami (Fi),
nell'annunciare un'altra interrogazione, esortava il ministero (v. "Libertà" del 31 gennaio scorso) a
«chiarire i motivi dello stallo».
E' dal 2008 che la lunga "stecca" che affaccia sul cortile della Cavallerizza, dove dimoravano gli orti del monastero di Sant'Agostino, è destinata all'Archivio di Stato. Tra il 2012 e
il 2015 lavori di ristrutturazione sono stati compiuti con fondi - circa 2
milioni di euro - del ministero dei
Beni culturali, senza però che fossero ultimati, lasciando incompiute porzioni importanti. A fine 2015
nel programma triennale 2016-18
degli interventi speciali statali sui
beni culturali venne inserita una posta specifica riferita al monastero di
Sant'Agostino, 2,5 milioni di euro così ripartiti: 500mila euro nel 2016 e
nel 2017, 1,5 milioni nel 2018.
Nonostante gli avanzamenti del
cantiere e il progressivo trasloco alla Cantore di parte dei 12 chilometri che in lunghezza di scaffali misura il patrimonio librario-documentale dell'Archivio di Stato, il termine
del restauro è lontano, anche per
l'insufficienza di risorse stanziate a
fronte delle superfici da recuperare.
Libertà
