Lettera aperta al quotidiano Libertà del sig. Gianfranco Dragoni.
Caro direttore, in merito ai recenti Referendum, desidero anch'io esprimere alcune valutazioni. Lo faccio avendo letto, ascoltato le opinioni più disparate e anche qualche ironia, come ad esempio quella del ministro Foti che assimila i risultati al 5 a 0 subito dall' Inter nella finale della Champions con il PSG. Al ministro Foti si potrebbe contrapporre il recente 4 a 0 subito dal Centro Destra nei comuni capoluogo nel ballottaggio per l'elezione dei sindaci, e l'unico a Matera dove ha prevalso il Centro Destra non ha la maggioranza dei consiglieri. I Referendum sono stati promossi , 4 dalla CGIL e da Più Europa sulla cittadinanza. La domanda politica da porsi è: il PD in quanto partito portatore dei valori che si identificano nelle ragioni del lavoro, con l'ambizione di realizzare una società più equa e solidale, poteva mai dire di No? E sulla cittadinanza? Si poteva ignorare il valore del sì pur conoscendo che anche a sinistra, e il Referendum lo ha evidenziato, vi sono dubbi sull' accorciare i tempi per ottenerla? Una diversa posizione del Partito Democratico, sul piano politico equivaleva a un "suicidio". Sì perché, quella posizione non impediva i distinguo che vi sono stati nel PD, si pensi a De Pascale, il Presidente della Regione Emilia Romagna, che ha votato 3 si e 2 No. Tutto bene quindi, e la chiudiamo qui questa vicenda? No, la CGIL nella sua autonomia rifletterà sugli esiti, e siccome non vi sono " ciechi' al suo interno qualche correzione alla linea seguita si imporrà. Nel PD, troverei fuori luogo dare vita a dibattiti con l'obiettivo di indebolire in questa fase la conduzione politica, e pur con tutto il riformismo che mi appartiene, non condivido le posizioni espresse da alcuni componenti, come Pina Picierno. E' una sconfitta , ma non una tragedia e comunque ha avuto il merito di ricordare ad un paese distratto, che circa 15 milioni di elettori hanno detto che Sì , bisognerebbe apportare delle modifiche al Jobs Act. In quanto allo spreco di risorse ,per le spese sostenute nello svolgimento elettorale, si potrebbe osservare: "Se un paese corrisponde un compenso annuo di 240 mila euro al Presidente del CNEL, uno dei tanti enti inutili, per produrre documenti che nessuno utilizza, potrà concedersi di svolgere una prova democratica come una consultazione elettorale su temi concreti e reali"? PS. nel caso del CNEL essendo il presidente l'ex parlamentare Brunetta, spero che almeno non sia cumulabile lo stipendio del CNEL con la pensione dei parlamentari.
Libertà
