IL CASO SOLLEVATO IN PARLAMENTO
Ripercorriamo i fatti. Partendo
dagli ultimi. Nei giorni scorsi
il viceministro Edoardo Rixi (Lega)
ha confermato quanto emerso
da Libertà in aprile e in successive
puntate: e cioè che per la
variante tra Rivergaro-Cernusca
(il cui tracciato è stato compreso
da pochi) c'è da armarsi di
santa pazienza e far compilare
ai tecnici nuova "carta". Precisamente,
Rixi, rispondendo al parlamentare
piacentino Tommaso
Foti (Fratelli d'Italia), ha detto: «Il
progetto per il tratto compreso tra
Rivergaro e la località Cernusca
prevede l'allargamento, ove possibile,
della sede stradale esistente e la rettifica di numerose curve,
con parziali traslazioni del
tracciato, per una lunghezza di
circa undici chilometri. Nel corso
della progettazione è stata ravvisata
la necessità di approfondire
gli aspetti geologici dell'area
oggetto dei lavori, caratterizzata
da un'elevata presenza di fenomeni
di dissesto, e che è in fase di
attivazione una ulteriore campagna
di indagini geognostiche, integrativa
di quella svolta nel primo
semestre 2017». Rixi ha quindi
sottolineato che sono in corso
incontri con i Comuni interessati
e approfondimenti di dettaglio
relativamente ad alcuni aspetti progettuali. Il vice ministro ha anche
affermato in relazione agli
aspetti procedurali: «Nel corso
della progettazione definitiva sono
intervenute nuove disposizioni
normative che hanno trasferito
alcune competenze ad altri organi
dello Stato. In particolare, il
progetto dovrà essere sottoposto
al Consiglio Superiore dei lavori
pubblici, mentre la competenza
sulla procedura di Valutazione di
impatto ambientale risulta trasferita
dalla Regione Emilia-Romagna
al ministero dell'Ambiente».
Nulla di nuovo sotto al sole, se
non per le sorti della valle, la quale
vedrebbe come "ossigeno puro"
cantieri sulla Statale 45 per
renderla turisticamente più attraente.
Qualcosa di nuovo, anzi,
c'è:da Bologna si passa a Roma
per parte delle competenze. La
strada si allunga. Quella della burocrazia.
Quella della montagna
resta così.
Libertà
