Processo per un commento scritto su Facebook dopo la richiesta della consigliera Zanardi (FdI) di controllare i testi nelle biblioteche
Nuovo processo per diffamazione sulla questione dei libri gender per bambini nelle biblioteche di Piacenza. Non è il primo che si apre al tribunale di Piacenza e altri sono già in calendario. Il caso scoppiò nel settembre del 2019 quando la consigliera di Fratelli d'Italia Gloria Zanardi presentò un'interrogazione alla giunta comunale chiedendo controlli per «verificare nei cataloghi delle biblioteche comunali la presenza di libri "gender" per i più piccoli», così manifestando una posizione critica nei confronti di un approccio educativo che, a suo dire, mira a «instillare, a tutti i costi, nelle coscienze dei bambini idee e concetti che vogliono alterare la serena visione dell'esistenza secondo natura e soprattutto della famiglia naturale». Presentata l'interrogazione sui social s'infiammò un dibattito i cui toni, come è facile immaginare, furono accesi. Finì con 28 persone querelate da Zanardi per frasi ritenute diffamatorie. In qualche caso la querela venne ritirata sulla base di un accordo tra le parti, mentre in altri è partito un decreto penale di condanna; al quale ci si può opporre per difendersi in un'aula di tribunale, come ha scelto di fare il fotografo Sergio Ferri - nel frattempo diventato consigliere comunale di maggioranza, eletto nella lista del Pd - che commentò l'iniziativa di Zanardi con un laconico "Tso". Il suo processo, con rito abbreviato, è fissato per il 24 marzo 2023. Ma prima - il 13 gennaio e l'8 marzo - se ne apriranno altri due, sempre con l'ipotesi che i commenti scritti su Facebook abbiano diffamato la consigliera di FdI. Con ieri, dunque, i processi sono arrivati a quattro. Ieri mattina, davanti al giudice Ivan Borasi, è stata la stessa Zanardi, costituitasi parte civile con l'avvocato Vittorio Antonini, a spiegare le ragioni che la convinsero a querelare Gian-Luca Tavelli (per inciso, il trattino tra le due parti del nome non è un refuso, ma la forma corretta del nome, come l'imputato ha tenuto a precisare al giudice), difeso dall'avvocata Giorgina Agosti. Ecco la frase incriminata che fece scattare la querela: « Le posizioni sessuofobiche, anacronistiche e inutilmente provocatorie del movimento dei signori Foti e Zanardi, nonché dell'ex movimento del signor Caruso sono note. Credo che la cosa più opportuna e saggia sarebbe lasciarli nell'irrilevanza nella quale si trovano di norma e dalla quale tentano talvolta di uscire con queste esternazioni al limite del patologico». Le domande poste dall'avvocata Agosti sono state mirate a ricondurre la frase scritta dall'imputato su Facebook al confronto acceso che si aprì sui social in relazione all'iniziativa della consigliera Zanardi. «Siamo nell'ambito della critica di opinione, il post è stato scritto nel contesto di un dibattito politico», ha sottolineato il difensore. Ricordate in aula alcune delle posizioni espresse, tra cui quelle critiche manifestate da due psicoterapeute. Il Pd usò l'arma dell'ironia e presentò un'interrogazione-fotocopia, riprendendo il linguaggio usato da Zanardi, ma cambiandone l'oggetto: non più la teoria gender nei libri per l'infanzia, ma la presenza della mafia nel territorio e nelle istituzioni. All'interrogazione l'allora assessore Jonathan Papamarenghi rispose che nelle biblioteche piacentine ci sono 28mila volumi per bambini «molti dedicati all'autostima, al rispetto delle differenze e all'inclusività» e sottolineò che «ad oggi non abbiamo mai ricevuto osservazioni e rimostranze da parte di nessun genitore o frequentatore di biblioteche». Il difensore ha depositato copia di tutto il dibattito apparso su Facebook ricordando un secondo post di Tavella che stemperava i toni del primo. Nel rispondere, Zanardi ha osservato che «si può condividere o no una certa posizione, ciò che mi ha fatto male non sono stati i commenti politici ma quelli diffamatori ». L'avvocato Antonini ha chiesto alla consigliera se le considerazioni arrivate dall'opposizione, dalle psicoterapeute e dall'assessore Papamarenghi contenessero insulti. "No", ha risposto Zanardi. Prossima udienza fissata a giugno.
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