Lontani i fasti di finiana memoria quando Alleanza Nazionale viaggiava attorno al 15% ed in duro confronto dialettico attorno alle linee guida del centrodestra era quotidiano e senza complessi di inferiorità verso Berlusconi o Lega di Salvini. Perso lo scontro titanico col Cavaliere, Fini si è visto abbandonato dai suoi, tradito ed allontanato dalla politica anche a causa di guai giudiziari. Sciolto il PdL, Giorgia Meloni da vita a Fratelli d'Italia con La Russa, Crosetto ed alcuni ex colonnelli fedelissimi di An. Abbandonato il progetto di Fini di un partito conservatore moderno, sostenitore dei valori della Patria, sensibile ai tradizionali valori etici, riporta il partito alle origini della destra classica; abbandona i conservatori riformisti del Parlamento europeo, si avvicina alla Le Pen, adottando una linea contro l'euro, contro i matrimoni gay, lo ius soli, il global compact. Come si può constatare una visione non tanto lontana da quella adottata da Salvini. Risulta, praticamente, inspiegabile il larghissimo consenso popolare leghista su un terreno proprio di Fratelli d'Italia, e così mentre la Lega veleggia oltre il 30%, FdI non si schioda dal 4%. Probabilmente lo spessore dell'uomo politico, l'abilità dialettica, una capacità comunicativa importante, una serie di slogan fortunati ed iniziative spregiudicate, le volgarità contro la bambola-Boldrini, Junker definito ubriacone, un cocktail di politica creativa ed opportunistica e comunicazione di cattivo gusto che hanno colpito la fantasia di tanti Italiani. Non il confronto la Meloni su questo terreno e molto ha sbagliato con le reiterate profferte di disponibilità ad entrare nel governo. Peggio ancora la buffonesca operazione di impeachment contro Mattarella, da cui Salvini si è subitamente dissociato. Sicuramente la strada della Meloni risulta molto impervia più di quanto non sia quella di Forza Italia. A Piacenza la strada di Fratelli d'Italia sembrerebbe meno accidentata, visti i risultati elettorali alle comunali di Piacenza (7,4%), alle politiche del 4 marzo (5,7%), ma soprattutto per i tanti eletti nelle istituzioni. Da Foti eletto alla Camera, Tagliaferri in Regione subentrato a Foti, Caruso, presidente del Consiglio Comunale, Opizzi assessore all'urbanistica, Tassi ai lavori pubblici e tanti sindaci d'area eletti in provincia. Come è possibile che a pochi voti corrisponda tanto potere? Dove sta l'arcano? Sicuramente abilità di qualcuno ma anche pochezza di altri. Se poi diamo credibilità alla vulgata sul comune di Piacenza a guida del binomio Barbieri-Foti...
Piacentinità - edizione di Dicembre 2018
