Il senatore De Carlo: l'agricoltura è sostenibile per vocazione Foti: ci vuole semplificazione per favorire la competitività
« Perché in agricoltura manca manodopera? Perché la terra è bassa e richiede fatica. Il decreto flussi non è il problema, semmai lo è l'uso strumentale che se ne è fatto negli anni, soprattutto in quelle aree dove l'agricoltura avrebbe potuto beneficiarne». Il senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, racconta «come la presidente del consiglio sia andata alla direzione antimafia per capire come mai alle domande di ingresso non corrispondessero i contratti di lavoro. C'erano aziende che facevano entrare i migranti e poi sparivano, non li legavano a un contratto. La delinquenza organizzata non ha consentito all'agricoltura di avere i numeri adeguati per funzionare bene». Al Festival dell'agricoltura, De Carlo descrive la sterzata che il governo, anche in Europa, cerca di dare. Parlando di «contrasto all'omologazione di sapori e saperi», De Carlo è invitato a confidare come il governo valuti l'attività della Commissione europea. «Siamo arrivati in una Commissione europea viziata da una visione ideologica » risponde subito De Carlo. Ideologia che esemplifica con lo slogan «poca agricoltura e molto ambiente». Porta poi l'esempio del "nutriscore", l'etichetta nutrizionale europea a semaforo accusata di bocciare il Made in Italy. Se la prende con il "set aside": «Mettendo il 10% dei terreni a riposo si fa in modo che altrove si occupino gli spazi lasciati liberi dalla nostra agricoltura». Riguardo alla narrazione che vorrebbe il mondo agricolo poco sostenibile De Carlo introduce poi il tema degli agrofarmaci. « L'agricoltore - dice - è sostenibile per vocazione ». E cita un paradosso: «È sempre più alto l'uso di antibiotici umani, ma pretendiamo che l'agricoltura, a fronte di un problema che non si riesce a risolvere, si privi della chimica per combatterlo. In Italia abbiamo ridotto del 12,5% gli agrofarmaci, non prendiamo lezioni da nazioni che li hanno aumentati del 20%». «Quello - rimarca - è l'ambientalismo da salotto che ha fatto male a questa nazione». Dopo avere auspicato un «patto fra l'agricoltore e il consumatore finale», De Carlo usa il termine «sovranità alimentare». Scioglie i dubbi: « Non significa affatto autarchia ». Guarda all'origine: «Non nasce dalla mia parte politica, ma dai movimenti campesinos». E identifica l'obiettivo: «Serve sì sfamare tutti, ma serve farlo con cibo di qualità». In Italia lo si fa, rimarca, altrimenti «non si spiegherebbero i 120 miliardi di euro che quantificano l'Italian sounding». «I più bravi sono i più copiati» afferma. Il senatore cala poi l'agricoltura nell'attualità: cambiamento climatico e i dazi di Trump. Per i primi parla di «fiducia, ma vigile attesa», richiamando la recente pandemia, evidenzia così la gravità della crisi, ma anche la fiducia nell'uomo di poterla affrontare. Sui dazi esprime una misurata preoccupazione - «per una nazione votata all'esportazione come la nostra sono una causa ostativa al libero mercato» dice -, ma ricorda che di «dazi potenziali» si tratta. «Trump è un negoziatore aggressivo - afferma - li usa per sedersi al tavolo e fare ciò che ha promesso in campagna elettorale, per riequilibrare la bilancia commerciale deficitaria degli Usa con l'Italia e l'Europa. Dall'altra parte del tavolo noi europei dovremo essere forti, non divisi. Trump dovrà trovare un'Europa che cambia visione». Nel finale della mattinata è intervenuto anche Tommaso Foti, ministro per il Pnrr, il quale ha evidenziato come «nel Piano i fondi destinati all'agricoltura siano passati da 4,8 a 7,8 miliardi». «Giovedì - continua - c'è stato il consiglio europeo per parlare di competitività, ma per farlo occorre prima parlare di semplificazione e costo dell'energia, che ad esempio per la Spagna è inferiore del 70% rispetto all'Italia». «Il Pnrr - dice Foti - è un'occasione di miglioramento tecnico, tecnologico e per la filiera: 2 miliardi sono destinati proprio al contratto di filiera, vi sono 880 milioni destinati ai bacini idrografici, benché ahimè ancora poco spesi, e 2 miliardi 350 milioni destinati all'agrisolare».
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