Lo storico parroco don Angelo Villa e gli alpini Carlo Valorosi e Gino Quadrelli rievocati alla festa del patrono di Alta Val Tidone
I festeggiamenti dedicati ieri al
patrono del comune di Alta Val Tidone, san Colombano, hanno unito il ricordo di chi in passato si è speso per la comunità, all'omaggio di
chi oggi, camminando nel solco di
quegli esempi, si impegna perché
nessuno sia lasciato indietro, con gli
occhi puntati alla figura del santo il
cui carisma ha plasmato l'identità
di un intero territorio.
A Pecorara, dove ha fatto tappa la
seconda edizione della festa patronale del giovane comune nato dalla fusione tra Pecorara, Caminata e
Nibbiano, il passato ha il volto
dell'indimenticato parroco don Angelo Villa, a cui è stata intitolata la
scuola del paese, e di due storiche
penne nere, Carlo Valorosi e Gino
Quadrelli, ai quali sono stati intitolati i giardini accanto alla scuola.
Una statua, dono degli alunni della
scuola primaria, testimonia la volontà di onorare i valori su cui i due
alpini improntarono la loro vita.
A don Villa è stata invece intitolata
la scuola. «È stato un cittadino, sacerdote, operaio della vigna del Signore arrivato il 3 settembre del
1978 a Pecorara per costruire una
famiglia» ha ricordato monsignor
Mario Dacrema. In 40 anni filati di
servizio come prete di montagna,
don Villa si fece promotore di decine di iniziative: dal coro ai restauri
dei luoghi sacri, dalle feste della
mamma alle bambine chierichetto, dalla sala giochi alla compagnia
teatrale. «Nel suo abbraccio aperto
alla gente, dai piccoli ai giovani, dagli adulti agli anziani – ha ricordato
il sindaco, Franco Albertini – don
Angelo ha unito la comunità locale
in una dimensione di gioia contagiosa».
Lo spazio verde accanto alla scuola ricorda l'operosità dei due storici
alpini, che il 12 febbraio del 1946
diedero impulso alla nascita del locale gruppo delle penne nere. Quadrelli sino alla sua morte, nel 2005,
ne fu anche a capo del gruppo. «Ricordarli in questo modo, intitolando loro questo spazio – ha sottolineato il presidente provinciale Roberto Lupi – ha il senso di trasmettere i nostri valori ai più giovani, sperando che un domani possano seguire le orme dei nostri vecchi».
«Uno spazio verde che speriamo
venga utilizzato nel migliore dei
modi, come si conviene a tutti i beni pubblici» ha auspicato l'onorevole piacentino Tommaso Foti, tra
gli ospiti dei festeggiamenti dedicati a San Colombano.
L'omaggio a quegli eroi del quotidiano, che silenziosamente hanno
operato per costruire un senso di
identità comune all'interno della
propria comunità, si è unito
all'omaggio alla figura del santo patrono. «Gli chiediamo di guidare i
nostri passi – ha detto il cancelliere
vescovile e parroco di San Colombano in Bobbio, don Mario Poggi –
perché possiamo lavorare assiduamente e con continuità per testimoniare il vangelo non con altisonanti parole ma con uno stile di vita
evangelico». Da Bobbio, sede del
monastero fondato dal santo abate
venuto dall'Irlanda, l'assessora
Giorgia Ragaglia ha portato il saluto «perché - ha detto – siamo tutti
membri della stessa comunità fondata da San Colombano». «La nascita di Alta Val Tidone – ha ricordato il sindaco Albertini – ci invita a
scoprire i tesori nati sulla civiltà colombaniana, che deve camminare
nel presente».
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