Legge Foti, magistrati contabili diffidenti
di MATTEO BARBERO
La riforma Foti mette a rischio l'indipendenza e l'autonomia dei procuratori contabili.
È questo l'allarme lanciato nel corso del convegno "Quale indipendenza per le procure della Corte dei conti", che si è svolto lunedì scorso a Torino su impulso dell'Associazione Magistrati della Corte dei conti (AMCC), insieme all'Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Si tratta di uno degli eventi promossi sul territorio con l'obiettivo di aprire un confronto con istituzioni, professionisti e cittadini e sollecitare il Governo a riconsiderare il percorso di attuazione della delega.
Per le due Associazioni, infatti la riforma non rappresenta un semplice riassetto organizzativo, ma introduce modifiche che potrebbero compromettere il contrasto agli sprechi, limitare l'efficacia dell'azione di responsabilità amministrativa e incidere sull'indipendenza della magistratura contabile.
Su questo profilo, in particolare, si è soffermato Paolo Evangelista, procuratore generale per la Lombardia, che nella sua relazione ha analizzato i rischi connessi alla nuova configurazione della procura generale delineata dalla l. 1/2026.
Si tratta, rileva Evangelista, di un disegno di centralizzazione, attraverso poteri penetranti di direzione e controllo sulle procure territoriali, che non ha eguali precedenti. Così come inedita è la nuova procedura di nomina del procuratore generale, basata sulla designazione di un organo (il Consiglio di Presidenza della Corte) formato da 4 rappresentanti eletti dal Parlamento e 4 componenti togati o eletti dai magistrati contabili, un unicum rispetto a tutte le altre magistrature (ordinaria, amministrativa, militare, tributaria,) dove i componenti togati sono in numero maggiore rispetto a quelli laici o eletti dal Parlamento. In un simile contesto, si fa notare, il rischio di politicizzazione è particolarmente elevato
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