Rassegna Stampa

Ministero e tribunale il caso Terrepadane diventa nazionale

Data: 22/07/2023

SUL COMMISSARIAMENTO APPELLO ALLA PREMIER «SAREBBE UN'INGIUSTIZIA»

C'e grande tensione e fermento nel mondo agricolo, economico e politico piacentino in vista di un altro snodo importante della lunga e tormentata vicenda Terrepadane. Al centro della contesa c'è la guida e il futuro della cooperativa- simbolo del lavoro nei campi della nostra provincia. Il clima è da conto alla rovescia: lunedì 24 luglio infatti la proposta di commissariamento del cda presieduto da Marco Crotti, ribadita due settimane fa dal vertice dirigenziale del ministero delle Imprese, sarà all'esame del Comitato centrale delle cooperative, organismo dello stesso ministero. Si tratta di un passaggio con valore consultivo. Ma la pronuncia ha alte probabilità di indirizzare il finale di partita. Il responso definitivo spetta alla direzione generale del ministero. E i tempi potrebbero essere molto stretti. Il verdetto ministeriale è formalmente tecnico. Ieri "Libertà" ha interpellato il sottosegretario Massimo Bitonci, esponente della Lega, che ha la delega sulle attività di vigilanza, per chiedere un'eventuale sua valutazione. La risposta è stata che si tratta di materia di competenza esclusiva della direzione generale. La vigilia della riunione del Comitato centrale delle cooperative, come detto, è carica di tensioni. A evidenziarle è in particolare - ecco il fatto nuovo - una lettera aperta di un gruppo di soci di Terrepadane indirizzata alla premier Giorgia Meloni e a due ministri, Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e Francesco Lollobrigida (Agricoltura). Meloni, Urso e Lollobrigida sono come noto esponenti di Fratelli d'Italia. La lettera aperta è pubblicata oggi in spazi a pagamento su "Libertà" e sul "Corriere". L'intento dei promotori è evidente: dare al caso una valenza nazionale, chiamando in causa apertamente il governo. Nel testo si afferma che «in questi giorni si sta consumando un'enorme ingiustizia ai danni di migliaia di agricoltori e imprese agricole (...) Terrepadane negli ultimi due anni è stata messa sotto attacco da parte di chi vorrebbe che la società e il suo rilevante patrimonio venissero assorbiti da un altro consorzio con sede a Roma. Il commissariamento cancellerebbe i voti espressi liberamente e democraticamente dai soci e causerebbe gravissimi danni ad una società perfettamente sana». A Meloni e ai due ministri si chiede di intervenire «per tutelare la nostra società, le centinaia di dipendenti e collaboratori e le migliaia di imprese agricole che si avvalgono del nostro Consorzio». Una presa di posizione molto forte che tende a proiettare la vicenda dal piano agricolo-economico a quello politico nazionale, rimarcando che dietro la querelle regolamentare vi sono divergenze forti sulle strategie di sviluppo del territorio piacentino. L'ipotesi di commissariare Terrepadane è di nuovo sul tavolo - come ha riferito "Libertà" il 12 luglio - per iniziativa dei funzionari del ministero in risposta alle "controdeduzioni" inviate dal cda di Terrepadane dopo le elezioni-lampo del 4 luglio. Le elezioni erano state indette dal cda dopo che lo stesso ministero, al termine di una ispezione (la seconda, mentre la prima aveva dato esito favorevole a Terrepadane), aveva notificato la necessità di provvedere a riconvocare l'assemblea dei soci con il medesimo ordine del giorno delle precedenti elezioni svolte il 19 maggio 2021 e contestate da una parte dei soci. Dalle elezioni dello scorso 4 luglio (699 voti pari al 53% , un dato record) è uscito riconfermato in blocco il cda guidato da Crotti. La convinzione degli amministratori era di aver azzerato così la materia del contendere. Così però non stato. In risposta alla "controdeduzioni" inviate dallo stesso cda, il ministero ha risposto sostenendo che il "punto di diffida" ravvisato nel verbale d'ispezione del 3 maggio scorso non va ritenuto superato, "in particolare riguardo ai rapporti tra i soci e l'organo amministrativo (il cda-ndr)". "Prova di ciò", secondo la direzione generale del ministero, sarebbe il ricorso ex art. 700 del codice civile presentato da alcuni soci al Tribunale delle Imprese, ricorso teso a disconoscere la validità della delibera del 22 giugno che indiceva le nuove elezioni del 4 luglio. Il solo fatto che sia stato presentato un ricorso - la cui fondatezza dovrà essere valutata dal giudice - sembra dunque essere assunta come dimostrazione della persistenza di irregolarità. Una concatenazione che ha suscitato forte sconcerto nel fronte che sostiene gli amministratori di Terrepadane. All'origine del rischio commissariamento cosa c'è? La verifica della regolarità delle operazioni di voto del 19 maggio 2021 e il criterio adottato per escludere una parte delle schede portate in assemblea, per procura, da alcuni avvocati. Il cda non ha aderito alla richiesta di conteggiare quei voti facendo valere il dettato dello statuto della coperativa che limita ai soci la possibilità di essere destinatari di deleghe (o procure). In questi due anni di guerriglia in punta di diritto - va ricordato - un lodo arbitrale, pronunciato da un collegio di esperti di livello universitario nominati dal Tribunale di Piacenza, ha giudicato corrette le procedure di voto seguite nel 2021. Come "Libertà" ha più volte riferito, la vicenda Terrepadane ha creato in questo biennio un'aspra contrapposizione nel territorio. E' il caso di rammentare che nell'assemblea elettorale del 2021 erano in campo due posizioni: da una parte la lista, collegata a Coldiretti, che all'inizio sosteneva la scelta di portare Terrepadane in Cai (Consorzi agrari d'Italia), holding con un miliardo di euro di ricavi del quale fanno tra l'altro parte le Bonifiche Ferraresi spa e altre realtà dell'imprenditoria agricola associata; dall'altra si erano schierati coloro che chiedevano massima cautela sull'ipotesi Cai, sottolineando l'ottimo stato economico di Terrepadane (oltre 250 milioni di fatturato nel 2022, in crescita del 24%) e la sua importanza imprescindibile strategica per il territorio piacentino. A prevalere fu questo secondo schieramento. Nello scrutinio, come accennato, furono esclusi circa 400 voti espressi per procura e favorevoli alla lista che sosteneva i vantaggi dell'opzione Cai. Da qui la querelle che si è trascinata fino a a oggi. Pendente resta anche l'impugnativa al Tribunale delle imprese di Bologna presentato da cento soci riferibili alla lista sconfitta nel 2021: i cento chiedono di invalidare la nuova elezione del cda di Terrepadane, quella del 4 luglio. La decisione è stata rinviata al 3 agosto, quando forse potrebbe essere stata anticipata dal verdetto ministeriale. Gli schieramenti, a 48 ore dal parere del Comitato centrale delle cooperative, riconfermano le loro posizioni. Ieri Coldiretti ha preferito evitare nuovi commenti. Ma qualche giorno fa aveva diffuso una nota dei commissari Giovanni Benedetti e Marco Allaria Olivieri che definiva «incredibile la scelta del 2021 di annullare più della metà dei voti espressi» e la bollava come «un attacco al funzionamento democratico del Consorzio agrario». Da parte sua, il cda rieletto di Terrepadane ha ribadito la correttezza del suo operato in entrambe le elezioni e il rispetto delle procedure, trovando al suo fianco Confagricoltura e Confcooperative. Confagricoltura ha rilanciato il «no al progetto Cai e il sì alla difesa dell'autonomia territoriale». Confcooperative era intervenuta alla vigilia del voto del 4 luglio, sottolineando i risultati ottenuti da «un gruppo di amministratori capaci che hanno saputo tenere dritta la barra degli interessi dei soci e del territorio». Anche Confindustria Piacenza ha fatto sentire la sua voce definendo Terrepadane «la sesta azienda per fatturato nel territorio, che da 15 anni presenta bilanci con importanti utili. Il timore è che il protrarsi di queste controversie legali possa minare il suo percorso di crescita». E non erano mancate prese di posizione dei politici. La sindaca Katia Tarasconi si è augurata che «il Consorzio possa continuare a operare nel tessuto economico locale ». Il deputato di FdI Tommaso Foti aveva ricordato «la decisione che i vertici di Terrepadane ebbero ad assumere per preservare l'indipendenza della struttura societaria anzichè procedere ad una fusione con altre realtà operanti sul territorio nazionale». La deputata del Pd Paola De Micheli ha poi dichiarato che è necessario che «tutte le istituzioni coinvolte agiscano di concerto per evitare che sia dilapidato un grande patrimonio umano, imprenditoriale e gli investimenti fatti i questi anni».

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