CAPOGRUPPO FDI FIRMATARIO DELLA PROPOSTA DI LEGGE
Nel Piacentino, tra città e provincia, sono circa ventimila i musulmani. Riguarderebbe anche parecchi di loro la legge che punta a introdurre una stretta sui luighi di culto per religioni che non hanno firmato intese con lo stato e che oggi alloggiano spesso in spazi spontanei senza la destinazione d'uso specifica, come garage o magazzini. L'onorevole Foti, capogruppo FdI, ha appunto firmato la proposta di legge in questo senso. A Piacenza la moschea di via Caorsana è stata riconosciuta ufficialmente nel 2021, ma altre realtà, a cominciare da quella di via Mascaretti e da tante in provincia, rischierebbero di chiudere. Foti spiega: «I sindaci portino in consiglio comunale la destinazione d'uso di questi centri. Altrimenti rischiano di nascere, come già accade, in luoghi dove ci sono problemi, dove è difficile il controllo e l'accesso, dove non ci sono parcheggi e sicurezza».
Stretta di Foti su "moschee in garage" ma intanto i musulmani sono 20mila
C'è la moschea riconosciuta sulla Caorsana e poi altri piccoli centri che la proposta di legge potrebbe cancellare. Appello ai primi cittadini
Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Tommaso Foti ieri a pranzo era alla "Fera dal busslanein" a San Nicolò. Poche ore prima, ha firmato la proposta di legge che punta a introdurre una stretta sui luoghi di culto per le religioni che non hanno firmato intese con lo Stato - in sostanza l'Islam, per numeri seconda religione in Italia - e che oggi alloggiano spesso in spazi spontanei senza la destinazione d'uso specifica, come garage o magazzini. Zone invisibili e grigie secondo il deputato. Ritrovi aggregativi e di preghiera come altri, per chi invece alza gli scudi. L'onorevole Foti, ieri, non sapeva che a pochi metri da lui, tra i volontari della Pro loco di San Nicolò, c'era anche ad esempio chi, tramite una raccolta fondi, vorrebbe aprire una moschea nel Piacentino per i musulmani bosniaci, a soli 24 anni.
Raccolta fondi e identità
La cifra raccolta è già consistente: « Le famiglie associate al nostro gruppo sono 60», spiega Arnel Nasic, staccando un secondo da tavoli e fornelli. « La nostra idea è quella di tenere viva l'identità delle radici. Siamo bene integrati nel territorio, ma essere integrati non vuol dire "cancellarsi". Io, nato a Piacenza, cerco di cogliere il meglio in me di Italia e Bosnia. Penso che dovremmo essere riconosciuti anche negli spazi, proprio per garantire maggiori controlli ed evitare che nei sottoscala si generino difficoltà. Avere la destinazione d'uso però non è automatico né facile come dicono».
Preghiere e poi scacchi
Nasic aggiunge: «Chi si comporta civilmente, ormai da anni, e rispetta la legge a mio avviso dovrebbe poter contare su luoghi di culto specifici. Invece attualmente ci troviamo a pregare al venerdì sera in via Corneliana, in locali comunali in affitto. Tutti sono gentili e anzi li ringraziamo. Ma finito il nostro tempo ci può essere, in coda, l'associazione che vuole giocare a scacchi, e giustamente ci mancherebbe, o gli astronomi, i pensionati che fanno una partita a briscola. Per questo raccogliamo fondi per avere una moschea, così da non dover avere sempre in mano il timer. Noi facciamo le attività che fanno tutte le parrocchie, dal coro dei bambini al catechismo ».
«Solo 12 moschee»
I numeri dei musulmani di certo sono in crescita: il piacentino Yassine Baradai, nuovo segretario dell'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche d'Italia, stima almeno 10mila fedeli in città, che raddoppiano considerando anche la provincia. A livello nazionale sono due milioni; tanti sono nati e cresciuti in Italia, come il giovane volontario dei busslanein. «Però le moschee ufficiali sono solo dodici. C'è quindi una comunità di due milioni di persone che da tanto tempo attende un'intesa con lo Stato. Intanto nascono migliaia di centri di preghiera», precisa Baradai, che vuole leggere e capire di più su quanto intenda fare Foti, nella strada già percorsa invano dal deputato nel 2018 ma questa volta arrivata all'iter di approvazione.
Borgonovo e Fiorenzuola
Tra le piccole comunità di preghiera spontanee si sente già intanto dire che la proposta di legge dei meloniani è «incostituzionale», «non passerà mai, si è già visto in passato nella letteratura giuridica», e aggiungono: « Noi cinque volte al giorno preghiamo e pregheremo, con o senza moschee ». Quelle complete di minareto, in Italia, sono sei: a Segrate Milano, Roma, Ravenna, Colle di Val D'Elsa, Forlì. E Piacenza. I luoghi di culto invece si fanno spazio dove possibile: a Borgonovo c'è una comunità strutturata di circa 200 persone che si ritrova (dalla Valtidone e dalle province vicine) a Ca' Verde, al Centro culturale islamico di cui dunque ora secondo la proposta di legge andrebbe valutata per la sopravvivenza la presenza della "destinazione d'uso" nei locali (se ce l'ha, può starci anche nel caso passi la legge); si prega, insieme, anche a Fiorenzuola; poi in città, oltre alla moschea di via Caorsana, ufficialmente riconosciuta nel 2021 dopo lunga e tribolata pratica urbanistica con cui la Comunità islamica di Piacenza aveva chiesto il cambio di destinazione d'uso del capannone da "centro culturale e associativo" a "luogo di culto", ci sono spazi dove le persone vanno a pregare, a confrontarsi, come in via Corneliana - quella dei giovani bosniaci - e in via Mascaretti.
Contenzioso lungo anni
Sono due realtà distinte: in via Corneliana, appunto, i giovani bosniaci prendono in affitto spazi comunali (esattamente come fanno altre associazioni qui) per poter avere un luogo dove ritrovarsi; in via Mascaretti, invece, resta aperto un contenzioso con il Comune di Piacenza che va avanti da oltre cinque anni e che ora è in attesa dell'ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato («Non abbiamo più saputo nulla, intanto noi andiamo avanti con le nostre attività», spiega l'imam Mohamed Shemis). Al centro, c'è proprio il nodo della destinazione d'uso su cui Foti mette ora la lente d'ingrandimento.
Cosa dice la proposta Fdi
Il ddl interviene infatti sulla "compatibilità urbanistica dell'uso delle sedi e dei locali impiegati dalle associazioni di promozione sociale per le loro attività", mirando a modificare il Testo unico che regola il Terzo settore, ovvero il mondo delle associazioni di volontariato. Secondo una parte di questo codice, le associazioni di promozione sociale possono avere una sede in praticamente ogni edificio, a prescindere dallo specifico utilizzo urbanistico. La proposta di Fratelli d'Italia sarebbe di aggiungere una specifica: questa regola non vale per quelle associazioni che "svolgono, anche occasionalmente, attività di culto di confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato non sono regolati sulla base di intese". Il fatto che i componenti di una comunità musulmana possano fondare un'associazione culturale, ottenere una sede, e poi adibire una parte di quella sede a luogo di preghiera, secondo Foti e gli altri proponenti è una furbizia. Anzi, un "grimaldello".
La "palla" ai consigli
Contattato al telefono, Foti precisa: «Se tutti i sindaci sono così a favore dell'articolo 19 della Costituzione allora portino in consiglio comunale la destinazione d'uso di questi centri. Altrimenti rischiano di nascere, come già accade, in luoghi dove ci sono problemi, dove è difficile il controllo e l'accesso, dove non ci sono parcheggi né sicurezza. Se si vuole farlo, le norme ci sono già tutte. Ognuno ha poi il diritto di difendere le sue sedi, ma se anziché doverle lasciare definire dal giudice lo facessimo noi sarebbe meglio».
Gli induisti e l'intesa
Baradai auspica «che una intesa venga raggiunta al più presto, per normalizzare quello che dovrebbe già essere normale». Si riferisce al fatto che lo Stato firmi un'intesa con l'Islam, come, tra l'altro, oltre ovviamente ai cristiani cattolici, già accade per i valdesi, le Assemblee di Dio, gli avventisti, gli ebrei, i battisti, gli ortodossi, gli apostolici, i buddisti, gli induisti, l'associazione Chiesa d'Inghilterra, la chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni.
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