Rassegna Stampa

Nell'inchiesta sugli appalti emergono anche aziende dell'Alta Valdarda

Data: 03/06/2023

Si è chiusa l'inchiesta per corruzione iniziata nel 2018 in Valtrebbia. Otto nomi inizialmente indagati invece non compaiono più negli atti

Rispetto a quanto emerso nel febbraio 2022, si estende anche all'Alta Valdarda la maxi inchiesta su appalti pilotati e corruzione che quattordici mesi fa aveva coinvolto sindaci, amministratori e tecnici di diversi Comuni della Valtrebbia. È quanto si apprende dall'avviso di chiusura indagini che la Procura ha notificato nei giorni scorsi a trenta persone. Ci sono ora anche ufficialmente i nomi di sette ulteriori indagati, già menzionati a vario titolo nei documenti del 2022: Rodiano Baracchi della ditta ottonese Agostino Barbieri, il geometra Marco Canevari, l'artigiano Stefano Castelli, Mauro Grilli di Marsaglia, Federico Fornari di Gropparello, Maurizio Rascioni di una ditta di Rottofreno e Ilaria Vetrucci dell'omonima azienda di Lugagnano.

La ditta Vetrucci 
Quest'ultima, Vetrucci, sarebbe stata coinvolta nell'appalto pubblico per la manutenzione della rete viaria provinciale bandito dalla Provincia di Piacenza per un valore 16 milioni di euro in due lotti. Chi vinceva prendeva in sostanza l'incarico sulle strade per il 2019 e il 2020, estendibile poi anche fino al 2022. L'appalto è stato messo al setaccio negli ultimi anni dagli inquirenti: l'ipotesi è che vi sia stato un "accordo collusivo" teso ad aggiudicarsi gli stessi lotti gestiti in precedenza. Nel patto sarebbero stati coinvolti, come già emerso, Maurizio Ridella della Edilgiemme, Alberto Fraconti della Ices, Fabrizio Quarello, oltre appunto a Ilaria Vetrucci e ai referenti - ma "da identificare" - di un'altra impresa di Piacenza città. Dopo i massicci sequestri Secondo quanto si è appreso, non rientrerebbero più tra i citati nelle indagini, invece, Emanuele Antonio Susino della Susino Emanuele srl, fratello dell'imprenditore Nunzio indicato nell'ordinanza come il capo dell' "impero" costruito sui presunti illeciti, il geometra Marcello Bianchi e Paolo Polledri di Iren, tutti sottoposti a perquisizione nel 2022. Potrebbe quindi per loro prospettarsi l'archivazione del procedimento: già del resto nell'ordinanza del febbraio 2022, quando l'intera Valtrebbia finì sotto shock in quelle ore drammatiche in cui volarono anche gli elicotteri dei Carabinieri, non compariva a loro carico un capo di imputazione specifico, e sia Bianchi sia Polledri non solo non erano stati destinatari di misure cautelari ma non erano neppure stati inclusi nelle incolpazioni provvisorie, per quanto indagati a suo tempo.

I patteggianti 
Filippo Gilardini, della ditta di escavazioni Gilardini Elio, e Matteo Gianluigi Guerci, geometra collaboratore dell'Unione montana Alte Valli Trebbia e Luretta, seguono invece la strada del patteggiamento come già riferito nelle scorse settimane da Libertà (altri potrebbero unirsi) e l'udienza è stata fissata per il 17 marzo 2024.

Lo stralcio della città 
Infine, nella chiusura indagini non viene preso in considerazione il capitolo relativo al palazzo di viale Genova (area ex Agip) a Piacenza. Questo vedeva come indagati il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei Deputati Tommaso Foti, l'ex assessora di Piacenza Erika Opizzi e Alessandro Pignacca, presidente del Consiglio di amministrazione della società Via Genova 3 srl. La vicenda del palazzo piacentino, stralciata dalla chiusura indagini notificata in queste ore, potrebbe seguire dunque un iter giudiziario parallelo, anche in attesa di una eventuale autorizzazione dal Parlamento. Al centro delle accuse, le presunte agevolazioni sulla gestione del parcheggio del palazzo. Mettere "le mani su Piacenza" fu il titolo di un paragrafo dell'ordinanza di 726 pagine del Gip Luca Milani sul sistema corruttivo "diffuso" con epicentro Alta Valtrebbia e obiettivi, secondo le accuse, su scala sempre più larga. A partire proprio dalla città.

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TommasoFoti
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