A Pecorara, tra i ricordi affettuosi di Tommaso Foti e Giulio Tremonti, intitolato il salone ad Albertini, agente di polizia locale e volontario
Non troppi anni fa era il punto di riferimento del mondo agricolo dell'Alta Valtidone, tanto che in molti ancora si ricordano quando in quel capannone veniva depositato il fieno e i bambini che vi giocavano tornavano a casa ricoperti di polvere. In tempi più recenti i suoi spazi hanno ospitato feste, come quella del tartufo o le feste della zucca durante le quali il "senatur" Umberto Bossi radunava nel piccolo borgo montano, così lontano da «Roma ladrona», il popolo del Carroccio. Negli ultimi anni era diventato un edificio ormai inservibile che ieri, grazie ad un lungo lavoro di restauro, è stato restituito alla comunità. L'ex Consorzio è diventato un centro polifunzionale, ma anche e soprattutto un luogo in cui Pecorara tiene fisso lo sguardo sulla propria identità. Non a caso il grande salone di ingresso è stato intitolato a Ginetto Albertini, scomparso due anni fa, «il forziere e il custode della memoria popolare», è stato ricordato ieri da tanti. A testimoniare quanto fosse forte il legame tra Ginetto e la sua Pecorara sono state - lo ha ricordato l'assessore Giovanni Dotti - «le 328 firme raccolte dal basso» per chiedere di intitolare all'agente di polizia locale e volontario di protezione civile la sala. «Non esisteva confine – ha ricordato Dotti - tra Ginetto e le sue mansioni. Non avrebbe mai detto di non essere in orario d'ufficio. È stato un interprete della storia popolare, della microstoria. Conosceva tutte le dinamiche che rendevano viva la comunità». «È stato il motore di questo recupero », ha detto il ministro agli affari europei, Tommaso Foti. « Ricordiamo – ha aggiunto - come vivesse male il fatto che questa struttura non fosse più sicura e come fosse in lui presente la volontà di avere qualcosa di nuovo per la sua terra. Questo edificio – ha detto ancora il ministro - aveva perso identità storica e oggi diventa un presidio per le aree interne, che più di ogni altre hanno necessità di avere attenzione». L'amico, senatore presidente della Commissione Affari Esteri Giulio Tremonti protagonista insieme a Umberto Bossi di tante feste della zucca quando arrivavano scortati proprio da Albertini, ha ricordato «l'impegno civile di Ginetto per la sua comunità, che oggi ci dà l'occasione – ha aggiunto - di parlare del bene comune, che in tante altre realtà, che non sono Pecorara, non è presente, come non è più presente un intermediario tra individuo e Stato». Tremonti, da Pecorara, ha lanciato una proposta: «Rendere esenti da imposte presenti e future tutti i trasferimenti da privati alle comunità, ai centri di ricerca alle confessioni religiose e destinare a patrimonio pubblico tutti quei patrimoni che rischiano di perdersi in mille rivoli, privati, perché senza più un erede»
Con colori di terra e grano spazi sanitari e di lavoro
E POLLEDRI ESTRAE LA CARTOLINA-RICORDO
A vederlo, senza più la selva di ponteggi, l'ex Consorzio di Pecorara è una struttura moderna eppure calata nelle montagne che la circondano. Sarà merito dei colori, arancio scuro e giallo che rimandano alla terra, al grano e alle tonalità dei Consorzi Agrari. Dentro, grazie a fondi regionali comunali e della Fondazione di Piacenza e Vigevano rappresentata ieri da Luigi Salice, sono stati ricavati salone multifunzionale, ambulatorio, dispensario farmaceutico, punto prelievi, sala lettura, sala smart working e una casa per tutte le associazioni. «Un fabbricato che concentra le attività e i servizi per tutte le generazioni, dove condividere esperienze. Molto più di un centro polivalente, un presidio vivo che restituisce identità e riqualifica l'ex Consorzio» ha detto il sindaco Franco Albertini nel ringraziare i progettisti, lo studio Oddi e poi tutte le ditte che si sono alternate nella non facile ristrutturazione. «Un punto strategico per i servizi offerti alla comunità » ha sottolineato la presidente della Provincia Monica Patelli. Tra i presenti Massimo Polledri ha mostrato una cartolina con alcuni pensieri dell'autista e della moglie di Umberto Bossi rivolti a Ginetto Albertini, a testimonianza del legame di amicizia che li univa. A confermare la volontà di fare dell'ex Consorzio un presidio di memoria la mostra "La battaglia del grano", con una serie di pannelli curati da Marco Menotti, Paolo Spada e Gabriele Setti.
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