Alta Val Tidone: l'omaggio di amici e familiari. La commozione del figlio Walter: «Ci hai insegnato l'umiltà e l'amore per il lavoro»
"Onore della nostra terra, orgoglio della sua gente". Recita così la
frase incisa su una targa che ieri è stata scoperta nella sala consiliare
di Nibbiano, oggi sede principale
del comune di Alta Val Tidone. La
sala è stata dedicata ad un ex amministratore, e prima ancora un uomo, che forse più di ogni altro (almeno negli ultimi decenni) ha legato il suo nome a Nibbiano e alla
sua amata Valtidone: Alessandro
"Sandro" Alberici. Il nome dello storico ex sindaco, spentosi nel 2015,
è ora fissato nei luoghi del palazzo
municipale, dove Alberici spese
gran parte delle sue energie per uno unico scopo: difendere e promuovere la "bandiera" della Valtidone.
Difenderla mantenendo intatta la
sua caratteristica di uomo libero e
indipendente il cui unico punto di
riferimento, ancor prima dei partiti, era la comunità da cui proveniva
e a cui è sempre rimasto intimamente legato. «Per tutti era semplicemente Sandro», ha ricordato il
sindaco Franco Albertini che insieme ai familiari ha scoperto la targa.
«I rapporti personali con lui non esistevano perché subito con lui la cosa pubblica prendeva il sopravvento. Per lui amministrare voleva dire identificarsi totalmente con la sua
gente» ha ricordato Giovanni Dotti, attuale assessore che in passato
ha collaborato anche con le giunte
di Alberici. «È stato un grande sindaco, ma prima di tutto un grande
uomo che ha tenuta alta la bandiera della Valtidone quando ancora
non era di moda farlo» ha sottolineato il parlamentare piacentino
Tommaso Foti. Un amministratore ma anche un uomo che amava
la caccia, il ballo e trascorrere le giornate nella piazza del paese. «Lo conobbi, giovanotti entrambi, su una
balera del ballabile di Nibbiano» ha
ricordato Corrado Sforza Fogliani
nel ripercorrere le tappe di un impegno nato quando, a soli 28 anni,
Alberici subentrò all'allora sindaco
Baldini. Sforza Fogliani ha ricordato «l'indipendenza, il senso di uomo libero anche davanti ai partiti e
il rispetto della cosa pubblica che lo
caratterizzava anche a costo di sfidare l'impopolarità». Il ricordo forse più bello è stato però quello del
figlio Walter che si è rivolto direttamente al padre: «Caro papà ti ringrazio perché a me, alle sorelle Germana e Daniela e alla mamma Luisa, hai insegnato l'umiltà, l'onestà
e l'amore per il lavoro. Sei stato un
grande papà ma anche un grande
amministratore e sindaco».
Libertà
