Rassegna Stampa

Salario minimo strada in salita - Prove di dialogo Meloni-Schlein

Data: 23/07/2023

L'EMENDAMENTO SOPPRESSIVO RIPORTA IL GELO TRA LE LEADER FDI CHIEDE IL RINVIO DELL'AULA

Dura poco il disgelo sperato sul salario minimo, dopo lo spiraglio aperto da Giorgia Meloni per un dialogo con le opposizioni sulla misura finora duramente contrastata dai ministri e liquidata come assistenzialismo vetero-sovietico. La disponibilità della premier - accolta al volo da Elly Schlein, pronta a incontrarla «anche domattina» - si infrange sull'emendamento della maggioranza che alla Camera punta a cancellare il salario. Il ritiro di quell'emendamento è la prova del nove che i dem pretendono subito, per sedersi al tavolo. Ma martedì - quando la commissione Lavoro di Montecitorio potrebbe votarlo - non ci sarà alcun ritiro. Anzi, Fratelli d'Italia rilancia e suggerisce di rinviare l'approdo in Aula previsto il 28 luglio. Sembra così stopparsi sul nascere l'ipotesi di uno scambio sul sostegno minimo ai lavoratori, rinviando la discussione almeno a settembre. Resta dunque acceso lo scontro sul provvedimento al centro di una proposta di legge firmata dal M5s e sostenuta da tutte le opposizioni, riuscite finora a rinviare il voto dell'emendamento. Adesso vanno oltre: l'emendamento sparisca, è la richiesta in coro dei Dem per tutto il pomeriggio. Ma sul salario minimo garantito è la stoccata di Tommaso Foti, presidente dei deputati di FdI, a gelare gli avversari: «La situazione consiglierebbe, ma servirebbe buonsenso, di posticipare la discussione in Aula e ciò se ci si vuole realmente confrontare nel merito della proposta», controbatte. Altrimenti, sembra infierire il meloniano, «le opposizioni potranno godere di qualche ora di propaganda, ma senza alcun beneficio concreto ai lavoratori». Una dinamica innescata, in mattinata, dal retroscena sulla posizione laica della premier sul salario minimo, purché non sostituisca tout court la contrattazione collettiva portando a ritocchi al ribasso delle paghe. Perciò Meloni non si tirerebbe indietro a un confronto, colpita in particolare dall'appello «molto garbato» a discuterne che le ha fatto Carlo Calenda. Soddisfatto, il leader di Azione propone: «Sospendiamo le polemiche e proviamo a fare insieme qualcosa di utile per l'Italia». A monte c'è una tiepida apertura che Palazzo Chigi non smentisce. Spesso attento a correggere o chiarire posizioni che si prestano a dubbi, stavolta lo staff della presidente sceglie il silenzio. Nel governo, invece, tiene il punto Antonio Tajani, uno dei più duri sull'argomento: «Bisogna innalzare i salari, non accontentarci di un salario basso purché sia», insiste il vicepremier che ribadisce di essere per «un salario ricco» e suggerisce che la soluzione sta nella contrattazione collettiva e nel taglio del costo del lavoro.

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