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Gardesa, i sindacati: con i lavoratori per soluzioni senza traumi

Data: 01/12/2017

I rappresentanti di Fiom Cgil e Fim Cisl rompono il silenzio sul piano di riorganizzazione dello stabilimento di Cortemaggiore 

CORTEMAGGIORE • I sindacati rompono il silenzio sul piano di riorganizzatone della Gardesa Assa Abloy, lo stabilimento di Cortemaggiore che fabbrica porte blindate. «Sono anni che seguiamo la vicenda, abbiamo firmato la cassa integrazione e continuiamo a dialogare con l'azienda per individuare le soluzioni migliori per i lavoratori. Sappiamo che è una situazione particolarmente delicata e per questo abbiamo cercato di gestirla nel modo meno traumatico possibile». Così ieri Stefano Paraboschi della Fiom Cgil e Luigi Bemazzani della Fim Cisl si sono pronunciati sia sulla procedura di cassa integrazione straordinaria per gli 80 dipendenti coinvolti sia sugli esuberi che il gruppo svedese proprietario dello stabilimento ha stimato in 12 unità. Un quadro che si è venuto a creare per effetto del maxi-investimento di più di 800mila euro voluto dall'azienda: l'acquisto di macchinari altamente tecnologici che se da una parte potrà garantire alla Gardesa maggiore competitività sul mercato, dall'altra va di fatto a rimpiazzare una parte di manodopera qualificata «Riteniamo che la volontà di investire qui a Piacenza sia un segnale positivo per il territorio - hanno detto i due sindacalisti in conferenza stampa - allo stesso modo però dobbiamo essere attenti alle esigenze dei lavoratori. Ormai sono state diverse le ristrutturazioni aziendali che hanno subito negli anni e quindi comprendiamo lo stato d'animo di chi è coinvolto. Crediamo però che ci siano i margini per affrontare la questione degli esuberi senza traumi». Un messaggio, questo, che Cgil e Cisl vogliono lanciare «anche a quei politici (i consiglieri regionali Matteo Rancan della Lega Nord e Tommaso Foti di Fdi-an) che nei giorni scorsi hanno cavalcato strumentalmente la questione». Proprio ieri le parti sociali e l'azienda si sono sedute intorno a un tavolo per definire le procedura di mobilità peri lavoratori attraverso il criterio della "non opposizione": «L'azienda non vuole licenziare forzatamente - hanno detto Bernazzani e Paraboschi - E' una procedura che abbiamo condiviso con l'azienda e con i lavoratori». In pratica: un sostegno economico per chi, entro il 31 dicembre, riuscirà a trovare un altro posto di lavoro, e una buona uscita proposta ai lavoratori più vicini alla pensione.

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