Prevale l'intenzione di confermare il servizio attuale, ma nella Lega c'è chi vuole il cambio di rotta promesso e polemizza in consiglio
Intorno all'Azienda dei servizi
alla persona (Asp) "Città di Piacenza"
si gioca uno degli scontri politici
di questa fine d'anno. Non solo
tra maggioranza e opposizione, ma
soprattutto all'interno della stessa
coalizione di governo.
Il segnale più chiaro si è avuto l'altro
ieri in consiglio comunale,
quando alla chiamata del punto
all'ordine del giorno della seduta
con l'interrogazione dei due leghisti
Nelio Pavesi e Marco Montanari,
il presidente dell'assemblea Giuseppe
Caruso ha rilevato che nessuno
dei presentatori era in aula, il
che ha fatto decadere l'interrogazione
stessa. Nella quale l'Asp era
tirata in ballo per uno degli aspetti
centrali della polemica, vale a dire
l'affidamento all'Azienda della gestione
dei richiedenti asilo che la
giunta precedente le ha assegnato.
Chiarire le intenzioni sull'accoglienza
dei profughi al "Vittorio
Emanuele", questa la richiesta alla
giunta contenuta nell'interrogazione
in cui si fa riferimento alla struttura
di via Campagna che fa capo
all'Asp e al cui interno soprattutto
vengono ospitati ricoveri per anziani.
Un'assenza non casuale quella di
Pavesi e Montanari al momento
della discussione dell'interrogazione.
Era voluta, una forma di protesta
"silenziosa", per così dire. La conferma
è arrivata dai due stessi leghisti
che, interpellati a margine della
seduta, hanno, sì, confermato fiducia
nel sindaco Barbieri, esplicitando però il dissenso per l'orientamento
prevalente che dicono però
di avere colto nell'amministrazione
e nella maggioranza e cioè di lasciare
che l'accoglienza dei profughi
resti all'Asp. Una smentita, rilevano
polemicamente, con quanto
è scritto nel programma del centrodestra
e con i ripetuti attacchi alla
giunta Dosi che nello scorso mandato
l'allora opposizione aveva rivolto
a quella scelta del centrosinistra.
E se è vero che grazie ai fondi
statali legati alla gestione dei profughi
i bilanci dell'Asp, che è al 96%
del Comune, stanno rientrando dal
profondo rosso, c'è una parte di
coalizione, soprattutto all'interno
della Lega che chiede con forza il rispetto
delle promesse elettorali.
A perorare la causa del mantenimento
del servizio all'Asp è, comprensibilmente,
il Pd che la indica
come il migliore garante (pubblico)
del buon funzionamento di
un'accoglienza che in ogni caso va
assicurata e che affidata a mani private
si rivela spesso inadeguata, con
contraccolpi negativi sul piano
dell'inclusione sociale.
In tema di Asp, ieri è intervenuto
anche il consigliere regionale Tommaso
Foti (Fdi), che apre un altro
fronte: la gestione del personale infermieristico
del pensionato «a cui
è stato più volte modificato il rapporto
di lavoro: prima titolare di incarico
con partita Iva, poi trasferito
a una cooperativa e quindi licenziato
per essere assunto da un'agenzia
interinale con contratto a tempo
indeterminato». Lavoratori, segnala
Foti, a cui «viene ora chiesto
di dimettersi per proseguire, dall'1
gennaio, nell'attività, nuovamente
con partita Iva».
Libertà
