Numero: 757
Soggetto: VICEPRESIDENZA ASSESSORATO WELFARE E POLITICHE ABITATIVE
Data Risposta: 15/07/2015
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE
ex articolo 112, comma 3, Regolamento interno dell'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna
il 10 luglio 2014 veniva stipulata l'intesa tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali volta a definire un Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari - che un solidarismo peloso definiva "profughi" quando era noto a tutti che la percentuale di quest'ultimi era irrisoria, mentre la rimanente parte era composta di clandestini - che, già in quel periodo, costituiva una vera e propria emergenza;
i dati del Ministero dell'Interno attestano che, nel 2014, i "migranti" approdati sulle coste italiane risultano essere stati 170.100; la situazione risulta essere ulteriormente peggiorata e non più ulteriormente tollerabile nel corrente anno, atteso che si registra un aumento del 15 per cento degli arrivi rispetto allo stesso periodo del 2014;
il 25 maggio 2015 la Vicepresidente Elisabetta Gualmini rispondendo ad altro atto di sindacato ispettivo presentato il 21 aprile 2015 dall'interrogante, affermava che, in ragione degli impegni derivanti dall'intesa del 10 luglio 2014, la Regione Emilia Romagna si è fatta carico dell'accoglienza del 5% dei "migranti" sbarcati in Italia;
per la Vicepresidente Gualmini, la detta intesa "e' stata sancita al fine di mettere in campo interventi di tipo strutturale, in un contesto di leale collaborazione tra livelli istituzionali, nella consapevolezza che la gestione dell'accoglienza diffusa, tramite le prefetture e senza il coinvolgimento dei territori, rischia di creare disagi e tensioni";
la Regione Emilia-Romagna, insieme a Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana e Campania, è tra le regioni chiamate ad ospitare il maggior numero di immigrati;
secondo l'ultimo dato ufficiale - cioè il report ISTAT 2013 - sulla popolazione straniera residente in Italia, il record di presenze appartiene all'Emilia-Romagna, regione in cui gli stranieri rappresentano l'11,2% del totale dei suoi abitanti. A detta cifra, di per se già eclatante, va aggiunto il numero di quanti non hanno risposto al censimento, quello dei clandestini ed - infine - quello di chi è arrivato nel corso degli ultimi due anni. Nei fatti, in Emilia-Romagna, vi sono quartieri o comuni periferici nei quali il numero di stranieri, fra regolari ed irregolari, e' superiore al 30% della popolazione residente;
recenti fatti di cronaca mettono in luce numerosi casi nei quali il malaffare si cela dietro al paravento di cooperative che si occupano dell'accoglienza. Si pensi - ad esempio - alla emblematica intercettazione nella quale due indagati, parlando appunto dell'accoglienza, la definiscono come un business più redditizio della droga;
il Presidente della Regione Lombardia ha, di recente, scritto ai Prefetti di quella regione chiedendo "di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea più eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalità e sicurezza". Inoltre, il detto Presidente, ha scritto una lettera ai sindaci della Lombardia chiedendo loro, rispetto alla possibile assegnazione di nuovi clandestini, "di rifiutarsi di prenderli", aggiungendo "ai sindaci che dovessero accoglierli ridurremo i trasferimenti regionali, come disincentivo, perché non devono farlo e chi lo fa, lo fa violando la legge";
l'avvio della stagione turistica - soprattutto sulla costa romagnola, già tradizionale e abituale meta di clandestini, avvezzi a sviluppare una concorrenza commerciale sleale ed illecita nei confronti di coloro che operano nel pieno rispetto di ogni normativa - risulterebbe irrimediabilmente compromesso da un'assegnazione ulteriore di clandestini, rispetto a quelli già ospitati su quei territori;
se la Giunta regionale intenda attivarsi nei confronti del Governo per rimettere in discussione la quota assegnata del 5%, in considerazione del fatto che l'Emilia-Romagna registra già una presenza record di stranieri sul proprio territorio rispetto alla popolazione residente;
se sia nota alla Giunta Regionale la ventilata ipotesi di requisizione - da parte dei Prefetti - di immobili di proprietà privata da destinare a strutture per l'accoglienza dei clandestini, e se, in ogni caso, intenda esprimere la propria ferma contrarietà al riguardo;
in quale modo la Giunta Regionale intenda vigilare per prevenire casi di malaffare nella gestione dell'accoglienza dei clandestini;
quando la Giunta Regionale intenda riferire all'Assemblea legislativa sui modi e sui tempi di gestione dell'emergenza sopra rappresentata, con particolare riferimento agli immigrati già ospitati dalle varie comunità locali, dagli operatori del privato sociale o da singoli cittadini, e con riferimento anche a quelli che in queste ore si sta programmando di trasferire inopinatamente sul territorio emiliano-romagnolo.
RISPOSTA
In riferimento all'interrogazione, prima di entrare nel merito delle questioni poste, appare opportuna una riflessione di contesto generale. n 2014 ha registrato un numero elevatissimo di sfollati nel mondo. l conflitti in Medio Oriente e in Africa hanno visto, nella sola prima metà del 2014, 5.5 milioni di persone in fuga dalle loro case, di cui 1.4 milioni hanno attraversato i confini diventando rifugiati
1 Tra i Paesi maggiormente coinvolti rientrano sicuramente la Siria, con 3.8 milioni di persone fuggite, e l'Iraq. L'Eritrea e la Somalia continuano a produrre rifugiati. La questione degli arrivi è internazionale e dunque occorre una risposta unitaria da parte della Unione Europea. In questo senso il 13 maggio 2015 la Commissione europea ha presentato la nuova agenda europea sulla migrazione che delinea le misure previste nell'immediato per rispondere alla situazione di crisi nel Mediterraneo e le prossime iniziative per gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto.
Diversi sono i settori di intervento strategici (contrasto alla migrazione irregolare, gestione delle frontiere, una politica comune europea di asilo forte, una nuova politica di migrazione legale) e nell'immediato è importante la proposta di equa ricollocazione in ogni Stato membro europeo dei richiedenti asilo. È questa,a mio.avviso,Ja prospettiva da perseguire: una politica di asilo comune con il riconoscimento di uno status di rifugiato che sia europeo.
Rispetto al contesto nazionale, sono stati 170.100 i migranti arrivati nel 2014 sulle coste italiane a bordo di imbarcazioni di fortuna sovraffollate, instabili e prive di ogni sistema di sicurezza. La maggior parte delle persone arrivate via mare proveniva da zone di crisi ed è partita dalla Libia (80% degli sbarchi).
Tra le prime nazionalità figurano i cittadini di Siria 25%, Eritrea 20% insieme a Mali, Nigeria, e Somalia. In crescita significativa il numero di minori,oltre 20.000,accompagnati e non, in maggioranza siriani e somali. La grande maggioranza delle persone che arriva via mare dall'Africa non è costituita da migranti economici, ma da richiedenti protezione internazionale in fuga da guerre e persecuzioni.
Le richieste di asilo nel 2014 sono significativamente aumentate rispetto al 2013 (64.886, +144%), rappresentando 1110% delle domande complessive in Europa; infatti l'Italia nel 2014 è diventato il terzo paese Ue per numero di richiedenti asilo (dopo Germania 202.000 e Svezia 81.000).
Se il dato lo compariamo rispetto alla popolazione complessiva (domande di asilo per 1000 abitanti), l'Italia è sostanzialmente in linea con la media europea: (1.1in Italia a fronte di 1.2 in Europa (vedi fonte Eurostat). Il 10 luglio 2014 si è definita una Intesa tra il Governo, le Regioni gli Enti locali, sottoscritta dall'insieme dei Presidenti regionali, al fine di definire un Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari,adulti,famiglie e minori stranieri non accompagnati.
L'Intesa è stata sancita al fine di "mettere in campo interventi di tipo strutturale, in un contesto di leale collaborazione tra i livelli istituzionali", nella consapevolezza che "la gestione dell'accoglienza diffusa, tramite. e prefetture e senza il coinvolgimento dei territori, rischia di creare disagi e tensioni...". A questo scopo è stato definito un Piano operativo "in grado di operare su due piani contemporanei coniugando, da un lato, la necessità di dare risposte immediate alle impellenti esigenze di accoglienza delle persone che arrivano in numeri molto elevati sulle coste meridionali e nei luoghi di frontiera e, dall'altro, l'assoluta e indifferibile necessità di impostare subito un piano strutturato che permetta di ricondurre a gestione ordinaria e programmabile gli interventi relativi sia agli adulti che ai minori non accompagnati'. l due piani devono essere perseguiti contemporaneamente e coerentemente".
Stiamo dunque cercando di evitare soluzioni di emergenza e di consolidare invece un sistema ordinario di accoglienza.
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SITUAZIONE IN ITALIA:
dati al 16 giugno 2015
Per adesso gli sbarchi sono numericamente come l'anno scorso (58.659 persone nel 2015 a fronte di 57.628 nel 2014, +2%). Al 16 giugno ci sono circa 78.000 accolti in strutture governative in Italia, dei quali in Emilia-Romagna 4.837 (6% quota nazionale). . le richieste di asilo sono quasi 27.000. Non risultano (se non piccolissimi numeri) richieste di siriani ed eritrei. Gli esiti di valutazione delle domande da parte delle Commissioni sono diventati "più severi" rispetto al 2014: circa il SO% delle domande è stato rigettato (nel 2014 era il 38%). Nel corso del 2014 l'introduzione di criteri condivisi di ripartizione regionale dei migranti ha consentito una migliore distribuzione nazionale alleggerendo la pressione sulle Regioni di sbarco.
Le attività di ripartizione ed assegnazione nazionale e regionale di accoglienza sono di competenza statale, come anche le funzioni di individuazione delle strutture e dei soggetti gestori preposti alla accoglienza.
Il Ministero dell'Interno, con diverse circolari (7418 del 20/06/2014, 5484 del 27/06/2014 e 14908 del 17/12/2014), ha disciplinato per il tramite delle Prefetture il processo di individuazione delle strutture, dei soggetti gestori e ha definito una convenzione tipo al.fine di garantire l'accoglienza delle persone in attesa della conclusione delle procedure per il riconoscimento (o meno) della protezione internazionale ai sensi degli articoli 5 e 6 del Decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140 "Attuazione della Direttiva 2003/9/CE che stabilisce norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri".
Dunque per le attività richiamate questa Amministrazione non ha competenze e/o responsabilità amministrative; la Regione ha· svolto e svolge viceversa un ruolo dì supporto alle Prefetture e agli Enti Locali per addivenire ad una auspicata condivisione in ambito locale nella individuazione delle strutture e nell'invio dei migranti nel territorio regionale, perseguendo al contempo l'obiettivo di una loro distribuzione omogenea.
Informazioni di dettaglio nel merito delle strutture individuate e delle singole procedure di affidamento della accoglienza vanno richieste alle Prefetture di competenza. Certamente lo spirito dell'intesa dellO luglio 2014 tra Governo, Regioni, Enti Locali è volto ad un metodo di lavoro collaborativo nel quale, ciascuno per la competenze di cui è titolare, si adopera per una modalità di accoglienza civile e dignitosa. In Emilia-Romagna questo spirito di lavoro collegiale di natura inter-istituzionale è stato praticato fin dalla gestione della c.d. "Emergenza Nord Africa" (aprile 2011), ha consentito l'apertura nel luglio 2014 del primo Hub regionale in Italia, e nel corso del 2015 si esplica a livello regionale attraverso l'attività del Tavolo regionale di coordinamento per i flussi migratori non programmati presieduto dal Prefetto di Bologna (operante in attuazione del D.M. 9225 del17/10/2015) e dal Coordinamento Regione-Enti locali composto dai ComuniCapofila di Distretto e dagli Enti Locali titolari di progetti Sprar.
Rispetto al come sono stati ripartiti in regione i profughi, ricordo che nel corso del 2014 il Tavolo regionale di coordinamento presieduto dal Prefetto di Bologna, al quale hanno partecipato in più occasioni gli Assessorati regionali per la Promozione delle politiche sociali e di integrazione e per le Politiche alla Salute, ha condiviso i criteri per l'elaborazione dei piani di riparto su base provinciale; i suddetti criteri, come noto, tengono conto della percentuale di popolazione residente al netto delle zone colpite dal sisma 2012 e sono i seguenti:
Piacenza 7,6%, Parma 11,7%, Reggio Emilia 10,8%, Modena 11,6%, Bologna 21,7%, Ferrara 7,3%, ForD-Cesena 10,4%, Ravenna 10,3%, Rimini8,6%. Relativamente alla profilassi e ai protocolli sanitari,. dal. 2014 la Regione ha fornito alle Aziende sanitarie indicazioni omogenee per la gestione sanitaria degli immigrati. In particolare, al momento dell'arrivo presso il centro regionale di riferimento (Bologna), i migranti sono sottoposti a trattamento profilattico delle intestazioni cutanee {ectoparassitosi), anamnesi, valutazione clinica generale e radiografia del torace per lo screening della tubercolosi polmonare. Successivamente,presso le strutture di accoglienza territoriali si procede a:
• visita medica di primo ingresso da parte di un medico del Dipartimento delle Cure Primarie,che provvede, con cadenza settimanale, alla sorveglianza sanitaria di tutte le persone presenti
• esami di laboratorio,prescritti nei casi di effettiva necessità sulla base della valutazione clinica
• fornitura di farmaci per le terapie di base,in caso di necessità, attraverso il Servizio di Farmacia AziendaLe
• screening dell'infezione tubercolare latente, con test cutaneo {di Mantoux) eseguito su tutte le persone presenti con RX torace negativo. Nelle persone con positività del test di Mantoux si procede al test lnterferon Gamma Release Assay {IGRA-QuantiFERON-TB). In caso di positività a questo test, si propone la terapia della TBC latente {con Jsoniazide),valutando la compliance caso per caso
• inserimento nel programma di vaccinazioni dell'infanzia e dell'adulto, secondo quanto previsto dalle norme, valutato lo status vaccinate documentato. Recentemente, inoltre, la Regione, in considerazione del consistente incremento degli afflussi al centro regionale di riferimento e della conseguente impossibilità di garantire a tutti gli immigrati l'effettuazione della visita sanitaria e degli accertamenti previsti, ha richiesto a tutte le -Aziende sanitarie di verificare gli accertamenti già effettuati e di procedere all'eventuale completamento degli stessi secondo quanto previsto dal protocollo sopraindicato. Ad oggi possiamo affermare che l'esito di tale percorso ha garantito un buon risultato in termini di salute pubblica. Il tema che sta a cuore alla Regione Emilia-Romagna, e per il quale nelle prossime settimane manterremo la massima attenzione, è che clasam ambito regionale accolga proporzionalmente secondo l alteri e le percentuali condivise e previste dall'Intesa dellO luglio 2014. Non sono affatto convinta che la "indisponibilità ad accogliere" sia la soluzione a questa delicata e complessa situazione, anzi penoso che sia sbagliato pensare alle Regioni come "piccoli· StatW che- possono fare come· credono, ognuno per conto proprio. Così non si risolvono i problemi, e viene meno la stessa credibilità delle Regioni come interlocutore nazionale nella gestione della accoglienza. Sono convinta vada perseguita, ad ogni livello, la strada della responsabilità diffusa ed equa, quale unica possibilità per garantire a queste migliaia di persone una civile accoglienza. So bene che c'è un limite oltre il quale la sostenibilità di questi ingressi può mettere a dura prova il nostro tessuto urbano e sociale ed in questo senso sono convinta che occorre velocemente un salto di qualità nella politica nazionale ed europea. Ma oggi spetta alla politica,a tutti i livelli,la responsabilità di governare e gestire questo inedito e significativo fenomeno di afflusso di migranti.
Elisabetta Gualmini
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