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Regione (Archivio)

Operazione 'Acqua Cheta', la Guardia di Finanza ha constatato un danno erariale da 8milioni sulla gestione delle risorse idriche; Foti: 'fare piena luce e chi ha sbagliato paghi'

Data: 30/01/2018
Numero: 6056
Soggetto: ASSESSORATO DIFESA DEL SUOLO E DELLA COSTA, PROTEZIONE CIVILE, POLITICHE AMBIENTALI E DELLA MONTAGNA
Data Risposta: 04/04/2018

Per sapere, premesso che: - 

la Guardia di Finanza di Bologna, a conclusione di una vasta operazione denominata "Acqua Cheta" a tutela del bilancio della Regione Emilia-Romagna, ha constatato un danno erariale di circa 8milioni e 300mila euro derivante dalla cattiva gestione delle risorse idriche regionali; 

secondo notizie di stampa trentuno pubblici dipendenti (trai quali 5 dirigenti regionali) risulterebbero essere stati segnalati alla Procura della Corte dei conti di Bologna, per la valutazione di eventuali responsabilità. Dei trentuno dipendenti pubblici coinvolti, 26 avrebbero avuto il compito, a vario titolo, di gestire il demanio idrico regionale. I cinque dirigenti regionali, invece, avrebbero avuto la responsabilità di non aver provveduto nel tempo a definire le strategie necessarie per superare le criticità stratificatesi nel corso degli anni, con conseguente lievitazione dei costi di funzionamento dell'apparato burocratico di altri 1,3 milioni di euro; 

all'esito di appositi controlli presso l'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia dell'Emilia-Romagna (ARPAE), le Fiamme Gialle bolognesi hanno constatato, in relazione al periodo 2001-2017, mancati versamenti di canoni idrici per circa 7 milioni di euro; 

in particolare, nell'esaminare le modalità di gestione della risorsa idrica presso due consorzi di bonifica, sono state riscontrate diverse irregolarità riferite a forniture di acqua, per usi diversi da quelli irrigui in agricoltura, avvenute in assenza di titoli autorizzativi o con modalità difformi alla normativa vigente. I consorzi hanno distribuito risorse idriche ad una serie di soggetti anche per finalità industriali, antincendio, in assenza di idonee autorizzazioni e, quindi, senza il versamento dei rispettivi canoni; 

se quanto illustrato in premessa risponda al vero; 

se la Giunta regionale abbia intenzione di disporre controlli atti a verificare che analoghe irregolarità non si siano verificate anche in altri ambiti provinciali; 

se sia emerso che in altre realtà, siano state distribuite dai consorzi risorse idriche per usi diversi da quelli irrigui in agricoltura, in assenza del versamento dei dovuti canoni; 

quale valutazione abbiano ricevuto i cinque dirigenti regionali coinvolti in ordine all'attribuzione della posizione di risultato per ciascuna delle annualità prese in esame (2001/2017); 

quale giudizio intenda esprimere la Giunta regionale in ordine alla valutazione formulata dalla Guardia di Finanza circa la mancata definizione da parte di dirigenti regionali di strategie necessarie per superare le criticità stratificatesi nel corso degli anni nella riscossione dei canoni irrigui; 

per quale ragione non sia stata data notizia all'Assemblea dell'operato investigativo della Guardia di Finanza presso un'agenzia regionale.

Tommaso Foti

RISPOSTA

Si precisa innanzitutto che rispetto alle informazioni contenute nel comunicato pubblicato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna relativamente alla cosiddetta " operazione acqua cheta" , questa Amministrazione non dispone di informazioni più dettagliate. 

I dati esatti relativi ai controlli effettuati e ai nominativi dei funzionari individuati dalla Guardia di Finanza infatti non sono stati portati a conoscenza della Regione, essendo stati trasmessi al vaglio della Procura Generale della Corte dei conti di Bologna e trovando applicazione quanto previsto dall'art. 57 del D.Lgs 174/2016 (Codice della Giustizia contabile) che, in merito alla riservatezza della fase istruttoria dei procedimenti volti a verificare la responsabilità amministrativa e contabile, prevede che le attività di indagine del pubblico ministero sono riservate fino alla notificazione dell'invito a dedurre ai destinatari dell'indagine. 

Per tale motivo non ci è possibile ricostruire e indicare quale valutazione di risultato abbiano ricevuto, per ciascuna delle annualità 2001/2017, i cinque dirigenti regionali coinvolti secondo quanto riportato nel comunicato di cui sopra, in quanto nell'attuale fase istruttoria al vaglio della Corte dei conti la Regione non è a conoscenza dei nominativi dei dirigenti individuati dalla Guardia di Finanza. Tali nominativi emergeranno solo se e quando la Corte dei conti intenderà procedere nei confronti degli stessi con invito a dedurre. 

In merito alle strategie necessarie per superare le criticità nella riscossione dei canoni irrigui nel corso degli anni, si evidenzia che la Regione ha impostato da tempo un intenso programma di gestione del demanio idrico volto a riallineare la situazione delle pratiche pendenti, la cui entità risentiva già del carico di procedimenti che risultavano inevasi da parte dello Stato al momento del trasferimento alle Regioni delle funzioni in materia. 

Tale attività si è intensificata nel 2012 con la LR n. 3/2012, e in particolare con l'art. 37 di tale legge, che ha previsto la possibilità di avocare alla gestione centralizzata del Direttore Generale competente alcune tipologie di pratiche, individuate in base alle categorie d'uso del bene, alle soglie dimensionali o alle relative criticità. 

Per tali finalità la Giunta regionale con deliberazione n. 1251/2012 ha quindi approvato un piano di attività finalizzato al recupero progressivo di tutte le pratiche giacenti, aggiornato successivamente con deliberazione n. 1927/2015 in ragione dell'attribuzione delle attività gestionali in materia di demanio idrico all'Agenzia Regionale per la Prevenzione, l'Ambiente e l'Energia (ARPAE) ai sensi della LR n. 13/2015. Il piano di recupero è quindi proseguito in ARPAE, attraverso un'impostazione delle attività volta alla concentrazione delle risorse umane e strumentali dedicate, alla semplificazione e omogeneizzazione dei procedimenti, alla diminuzione dei tempi di risposta e all'accesso alle informazioni da parte degli utenti. 

Con deliberazione di Giunta n. 1540/2017 è stata inoltre richiesta un'intensificazione, nell'ambito dell'attività di razionalizzazione e recupero di cui sopra, delle attività di controllo della regolarità dei pagamenti delle somme dovute per l'utilizzo o l'occupazione dei beni demaniali e della gestione dei procedimenti sanzionatori, al fine di fronteggiare le situazioni di irregolarità. 

Al momento non si è a conoscenza di ulteriori realtà in cui siano state distribuite dai Consorzi risorse idriche per usi diversi da quelli irrigui in agricoltura in assenza dei dovuti canoni. 

In riferimento alle ragioni per le quali non è stata data formale notizia all'Assemblea dell'operato investigativo della Guardia di Finanza presso ARPAE, si evidenzia che nelle situazioni in cui le Autorità preposte effettuano controlli, il cui esito è incerto fino alla relativa conclusione, si pone la necessità di salvaguardare esigenze di riservatezza a tutela sia dell'attività istruttoria delle stesse Autorità, sia dei soggetti la cui azione è oggetto di verifica ma non ancora di indagine, come già sopra evidenziato. Le criticità che sono state oggetto dei controlli della Guardia di Finanza non costituiscono comunque un tema nuovo, come emerge anche dai citati provvedimenti amministrativi e legislativi adottati negli anni passati dalla Regione per farvi fronte, e sono state oggetto di informazione all'Assemblea in maniera approfondita in particolare nell'audizione svolta il 26 gennaio 2016 nella competente Commissione assembleare "Territorio, Ambiente, Mobilità".

Paola Gazzolo

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