Navigando il sito tommasofoti.com, accetti il modo in cui utilizzamo i cookies per migliorare la tua esperienza.
OK

Regione

Esodo dalle terre giuliano-dalmate e tragedia delle foibe; Foti: 'fu vera e propria pulizia etnica contro gli Italiani, via le onorificenze a Tito e ai suoi sodali'

Numero: 4070
Soggetto: COMMISSIONE ASSEMBLEARE I BILANCIO, AFFARI GENERALI ED ISTITUZIONALI
Data Risposta: 22/02/2017

L'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna 
premesso che:

nominato il 4 luglio 1941 Comandante militare dell'Esercito popolare di liberazione della Iugoslavia, Broz Tito Josip promosse la mobilitazione generale per la resistenza. Quindi, tra il 1941 e il 1945, ricoprì l'incarico di comandante in capo dell'Armata popolare di liberazione della Iugoslavia; 

il 1° maggio 1945, la IV armata di Broz Tito Josip entrò in Trieste, anticipando gli anglo-americani. Al contempo le stesse truppe entrarono anche in Gorizia. In un clima di intimidazione e di violenza politico-ideologica, venne quindi emanato un ordine per l'eliminazione degli elementi legati al fascismo e/o dichiaratisi antititoisti; 

al predetto Broz Tito Josip è ascrivibile - dunque - una serie di crimini, tra i quali quelli perpetrati nelle terre giuliano-istriano-dalmate, dove migliaia di italiani vennero uccisi e gettati nelle foibe, cavità carsiche nel profondo delle quali vennero gettati gli oppositori al regime comunista; 

il 10 febbraio 2007 l'allora Presidente della Repubblica Italiana, on. Giorgio Napolitano, ebbe a ricordare che il dramma del popolo giuliano-dalmata fu scatenato «da un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica»; il 3 ottobre 2011 la Corte Costituzionale della Slovenia ha dichiarato incostituzionale l'intitolazione di una strada di Lubiana a Tito, avvenuta nel 2009, dichiarando che ciò avrebbe comportato la glorificazione del regime totalitario da questi costituito e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell'uomo e della dignità umana avvenute durante il suo regime;

nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 54 del 2 marzo 1970 è pubblicato che il Presidente della Repubblica ebbe a nominare - con decreto in data Roma, addì 2 ottobre 1969 "Ordine al Merito della Repubblica Italiana" - Cavaliere di gran croce, decorato di gran cordone, Broz Tito Josip, Presidente della Repubblica socialista federativa di Iugoslavia; 

nella predetta Gazzetta Ufficiale è pubblicato altresì l'elenco di 17 personalità jugoslave cui risulta conferita l'onorificenza di Cavalieri di gran croce, oltre che l'elenco di personalità jugoslave alle quali venne conferita - rispettivamente - l'onorificenza di Grandi Ufficiali e di Commendatori; 

l'istituzione dell'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana", la disciplina del conferimento e dell'uso delle onorificenze risultano disciplinate dalla Legge 3 marzo 1951, n. 178, dal Decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, e dal Decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1952; 

l'articolo 5 della Legge 3 marzo 1951, n. 178, testualmente recita: "5. Salve le disposizioni della legge penale, incorre nella perdita della onorificenza l'insignito che se ne renda indegno. La revoca è pronunciata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta motivata del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dell'Ordine."; 

gli articoli 10 e 12 del Decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, testualmente recitano: 

- "10. Fuori dei casi previsti dagli articoli precedenti, le onorificenze possono essere revocate solo per indegnità̀. 

Il cancelliere comunica all'interessato la proposta di revoca e gli contesta i fatti su cui essa si fonda, prefiggendogli un termine, non inferiore a giorni venti, per presentare per iscritto le sue difese, da sottoporre alla valutazione del Consiglio dell'Ordine. 

La comunicazione è fatta a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento nell'abituale residenza dell'interessato, o se questa non sia nota, nel luogo ove fu data partecipazione del decreto di concessione. 

Decorso il termine assegnato per la presentazione delle difese, il cancelliere sottopone gli atti al Consiglio dell'Ordine, per il parere prescritto dall'art. 5 della legge." 

- "12. Del decreto del Presidente della Repubblica che dispone la revoca di una onorificenza è data notizia nella Gazzetta Ufficiale."; 

è dunque, possibile, proprio in ragione delle suindicate disposizioni di legge procedere alla revoca dell'onorificenza conferita quando si ritiene che l'insignito se ne renda indegno. Ne è conferma quanto pubblicato nella Gazzetta n. 255 del 31 ottobre 2012, laddove si legge: «"Revoca per indegnità del decreto del Presidente della Repubblica 11 marzo 2010 di conferimento di onorificenza dell'Ordine Al merito della Repubblica Italiana". 

Ai sensi dell'art. 5 della legge 3 marzo 1951, n. 178, e dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, si comunica che con decreto del Presidente della Repubblica in data 28 settembre 2012 è stato revocato il decreto del Presidente della Repubblica dell'11 marzo 2010, relativo al conferimento dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine Al merito della Repubblica Italiana» al Presidente della Repubblica Araba Siriana Bashar AL-ASSAD. Il predetto nominativo è stato a suo tempo pubblicato nel Supplemento ordinario n. 188 alla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 13 agosto 2010, Serie generale, pag. 1, rigo n. 12 (elenco Gran Cordone - art. 2 - stranieri).» (http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2012/20120255/12A11532.htm); 

il conferimento dell'onorificenza a Broz Tito Josip deve essere valutato in ragione del momento storico in cui lo stesso ha avuto luogo, un momento in cui l'indagine storica non aveva ancora portato alla luce, in tutta la loro oggigiorno indiscutibile gravità, i crimini di cui si era macchiato il decorato. Un errore, figlio di quel tempo, cui oggi si deve porre rimedio in nome di tutte le vittime delle imperdonabili atrocità commesse sulla base delle direttive politiche impartite personalmente dal futuro Cavaliere di Gran Croce Broz Tito Josip; 

diversamente apparirebbe non soltanto semplicemente contraddittorio ma anche indecoroso che la Repubblica Italiana, da un lato, riconosca il dramma delle foibe (con la Legge 30 marzo 2004, n. 92, recante "Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati") e, dall'altro, al contempo annoveri tra i suoi più illustri insigniti - il Grado di Cavaliere di gran croce decorato di gran cordone è la massima onorificenza concessa dalla Repubblica Italiana - proprio chi ordinò sia i massacri sia la pulizia etnica degli Italiani d'Istria e dell'Adriatico orientale. Una macchia, una barbarie che ancora oggi pesa sul passato, ma anche sul presente e sul futuro di molti italiani che hanno vissuto direttamente o indirettamente il dramma di quegli anni di foibe ed esodo; 

impegna la Giunta Regionale: 

a richiedere al Signore Presidente del Consiglio dei Ministri di volere trasmettere, sentito il Consiglio dell'Ordine, al Signor Presidente della Repubblica, proposta motivata di revoca, atteso che l'insignito se ne è reso indegno, dell'onorificenza Ordine «Al Merito della Repubblica Italiana» Cavaliere di gran croce, decorato di gran cordone conferita a Broz Tito Josip, Presidente della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia

(http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx?pag=0&qIdOnorificenza=&cognome=BROZ%20TITO&nome=&daAnno=1800&aAnno=2012&luogoNascita=&testo=&ordinamento=OCO_ANNO_DECRETO%20DESC,OCO_MESE_DECRETO%20DESC,OCO_GIORNO_DECRETO%20DESC);

 a richiedere altresì al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri se risulti attivato e, in caso di risposta affermativa, in quale stato si trovi l'iter per la revoca delle onorificenze Ordine "AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA" conferite a: 

- RIBICIC MITJA, nominato Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana con Decreto del Presidente della Repubblica del 25 settembre 1969, al vertice della repressione titina in Slovenia dal 1945 al 1957. Successivamente primo ministro jugoslavo, accusato nel 2005 di crimini di guerra; 

- VRHUNEC SIG. MARCO, insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana con Decreto del Presidente della Repubblica del 25 settembre 1969, commissario politico della brigata partigiana Lubiana e capo di gabinetto di Tito dal 1967 al 1973, 

- DAPCEVIC PEKO, nominato Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana con Decreto del Presidente della Repubblica del 02.10.1969, dal maggio 1945 comandante della IV° Armata jugoslava e, quindi, dell'Amministrazione militare in Istria; 

- RUSTJA V.AMM. FRANJO, nominato Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana con Decreto del Presidente della Repubblica del 2 ottobre 1969, braccio destro del comandante del IX Corpus titino che occupò Trieste nel maggio 1945. 

Al riguardo di VRHUNEC SIG. MARCO, RIBICIC MITJA, RUSTJA V.AMM. FRANJO si ricorda che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sensibilizzata sul dramma delle foibe anche in sede parlamentare, risulta avere richiesto al Ministero degli Affari Esteri di «effettuare gli opportuni accertamenti sulla situazione giudiziaria di ciascuno riguardo ai crimini commessi durante il periodo bellico di cui fossero stati ritenuti responsabili».

Tommaso Foti

Risoluzione respinta dalla Commissione Bilancio in data 22/2/2017

DIBATTITO IN COMMISSIONE


COMMISSIONE ASSEMBLEARE I BILANCIO, AFFARI GENERALI ED ISTITUZIONALI 
Seduta del 21 febbraio 2017 

4070 - Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri volte alla revoca delle onorificenze attribuite a soggetti coinvolti nelle tragiche vicende riguardanti le foibe. (10 02 17) A firma del Consigliere: Foti 

Presidente Andrea BERTANI Passiamo al punto successivo, che è la risoluzione del consigliere Foti. Prego, consigliere Foti. 

Consigliere Tommaso FOTI Guardi, io non voglio far perdere molto tempo a questa Commissione che è impegnata sicuramente in discussioni molto più alte e nobili. Mi permetto però di dire che reputo abbastanza assurdo celebrare la Giornata delle foibe e al tempo stesso mantenere la massima onorificenza che la Repubblica italiana può riconoscere a uno di coloro i quali hanno più responsabilità nella vicenda delle foibe. Non perché lo dica io, che sarebbe un giudizio di parte, ma perché lo dice tutta la storiografia ufficiale e debbo dire che quando venne concessa questa massima onorificenza al dittatore Tito, venne concessa anche in relazione ad una situazione di politica internazionale che, evidentemente, suggeriva allora un atteggiamento diverso da quello odierno. Voi sapete benissimo che allora la Jugoslavia – parliamo del 1969 – aveva una funzione di stato-cuscinetto che oggi non ricopre più e quindi posso anche ritenere che una situazione di politica internazionale portò allora il presidente Saragat a conferire la nomina in questione. Quanto alla revoca, è prevista dalla legge che disciplina la materia delle onorificenze. Io non la voglio citare, ovviamente, tutta - ma nella risoluzione è in modo inoppugnabile citata -, voglio anche dire che non è il primo caso in cui si revoca ad un capo di Stato estero questo tipo di onorificenza perché si sa bene che è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale 255 del 31 ottobre 2012 il provvedimento di revoca per indegnità del decreto del Presidente della Repubblica 11 marzo 2010, quindi del Presidente Napolitano, di conferimento di onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica a chi? Al Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad. Allora io non penso che si possa oggi dire che non si può revocare un'onorificenza, il precedente c'è e debbo dire che è un precedente fatto esattamente sulla base di valutazioni storico-politiche anche abbastanza affrettate, nel senso che, pur condividendo il provvedimento di revoca, non posso non considerare che la revoca avviene due anni dopo il conferimento. Quindi non so se sia stato più superficiale il Presidente della Repubblica che ha concesso l'onorificenza o sia stato più meritorio il Presidente della Repubblica che ha revocato l'onorificenza a Bashar al-Assad, però ciò è avvenuto, quindi avete solo due alternative: è pur vero che siete in clima di grande discussione politica, ma o aprite anche le commissioni così come si è aperta la riunione dei dissidenti del PD, con tanto di canto che non era neanche "Bella ciao" ma era "Bandiera rossa", e allora fate bene a votare contro; se invece non fate parte di una storia addomesticata ma che prende atto dei fatti, questa risoluzione in fin dei conti che cosa chiede? Chiede soltanto al Governo di attivare il procedimento. E perché lo si è presentato in Regione Emilia- Romagna? Perché io penso che la Regione Emilia-Romagna abbia qualcosa di cui scusarsi con gli esodati, volontari ma solo perché avevano il fucile spianato dietro, della Venezia Giulia e della Dalmazia. Perché il treno della vergogna venne fermato alla stazione di Bologna, non a quella di Milano o a quella di Genova e sputacchiati, picchiati, negati perfino nel dare il latte ai bambini furono quegli esuli e io penso che un atto di civiltà non passi solo attraverso la pur giusta lapide collocata a ricordo di quel poco educando e nobile gesto, anzi direi di quel deprecabile e infame gesto, ma penso che passi anche attraverso una richiesta di attivazione di una procedura che in diritto è pienamente possibile. Aggiungo solo due considerazioni, per evitare argomentazioni speciose che vi farebbero fare brutta figura in sede di replica. Non mi si venga a dire che non si può revocare un'onorificenza ad un deceduto perché i Consigli comunali di mezza Emilia-Romagna sono pieni di revoche dell'onorificenza di cittadino onorario al cavalier Benito Mussolini, che pure era deceduto, quindi evitiamo questa argomentazione speciosa per non fare brutte figure in diritto ma soprattutto perché questa procedura dei fatti non prevede che la procedura di revoca debba essere notificata strettamente al beneficiario della onorificenza. Sicché non solo non è previsto strettamente che sia notificato all'interessato, che è cosa diversa dal beneficiario; si dice che deve essere notificata all'interessato e quindi non al beneficiario, intendendosi per essi ovviamente anche gli eredi e non si dice che deve essere notificato all'interessato al suo domicilio, perché posto che lo Stato italiano nel momento in cui conferisce un'onorificenza non chiede né patente né libretto a nessuno, cioè non gli chiede la carta di identità, è previsto che sia notificato in subordine anche presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Quindi l'argomentazione è già risolta in sé. Se volete votare o non votare, è problema politico ma non giuridico. Dovete decidere, semplicemente, se dopo tanti anni da quegli eventi ricordati solo negli ultimi anni per via di una legge dello Stato, volete nuovamente qualificarvi come la generazione che non si è arresa, nel senso che volete andare avanti in un processo di negazione della verità storica, o se finalmente anche voi riconoscete che pur venendo da un Presidente della Repubblica che fu artefice della scissione di palazzo Barberini con la scissione dal Partito socialista al Partito socialdemocratico, si diceva allora, da parte dell'Unità pagata coi soldi degli americani, pur venendo da quel Presidente della Repubblica non fosse il caso, e non sia il caso, semplicemente, di dire che il Governo attivi il procedimento. Poi sarà un problema del Governo se darvi o meno seguito. 

Presidente BERTANI Ci sono interventi? Consigliere Molinari. 

Consigliere Gian Luigi MOLINARI Preferirei far rispondere il Consigliere Bertani o la Piccinini, piuttosto che iniziare un… allora, credo che il consigliere Foti sia arrivato alla fine dell'esposizione a mettere in discussione, penso, quella che sarà la risposta forse, la parte meno importante dal punto di vista anche di ciò che andremo a discutere in seguito. Relativo proprio al fatto che, quando questa richiesta venne effettuata nei confronti del soggetto che aveva emesso l'ordinanza, la risposta fu una risposta motivata dal punto di vista tecnico rispetto al fatto che dal punto di vista dell'iter dell'assegnazione e quindi della revoca, in questo caso, della onorificenza, la condizione, quindi la morte del soggetto in questo caso Tito, ovviamente non consentiva questa revoca. Questa è una risposta tecnica supportata presumo e spero, essendo arrivata da un Prefetto, da motivazioni e quindi da anche prefetti che comunque si spera parlino almeno tecnicamente per bocca – rappresentino il Governo e comunque lo Stato nel momento in cui esprimono e rispondono anche a richieste particolari. Detto questo, dovrei astenermi per fatto personale dalla questione perché la prima volta che sentii parlare di Tito me ne parlò mio zio quando mi parlò che lo aveva visto, anche per il ruolo che aveva era stato arrestato, perché mio zio faceva il Nunzio apostolico all'epoca, nella zona di Belgrado, e di conseguenza il soggetto è un soggetto su cui l'approfondimento storico è stato ampiamente documentato così come anche la questione delle foibe al di là di piccole minoranze che così come dall'altra parte quando si parla anche di eccidi di stampo diverso, si ostina ancora più che altro glissare l'argomento, penso che sia una questione su cui ci sia una ormai convergenza, un'analisi storica che ha portato anche a riconoscere il dramma che si è perpetrato ai danni delle popolazioni, un dramma sotto forma di una vendetta purtroppo anche nascosto o comunque sottovalutato per anni. Detto questo, questo percorso che si è avviato, ed è un percorso in cui a mio avviso anche il riuscire a superare le forti contrapposizioni, ripeto, attraverso il riconoscimento storico, scientifico di ciò che è successo ma anche politico di ciò che avvenne, credo che sia un percorso che dia forza alla nostra comunità, così come è avvenuto anche per quanto riguarda altri fatti gravi che ovviamente, essendo noi occidentali italiani riportiamo comunque ai fatti tragici della seconda guerra mondiale. Il riportare, di conseguenza, anche queste puntualizzazioni, ovviamente, è una legittima richiesta da parte del consigliere Foti perché è un fatto simbolico al quale viene data anche una valenza politica in base a quella che sarà la nostra votazione. Credo che però in generale, all'approfondimento del tema e al cercare comunque anche nel futuro di rafforzare l'unità nella visione e nel riconoscimento di questi fatti, non sia particolarmente utile. Noi voteremo contrari rispetto a questa risoluzione, proprio alla luce delle motivazioni esposte in precedenza, ma anche alla luce del fatto che la sottolineatura su entrambi non dico gli schieramenti, perché qui è difficile parlare di uno schieramento almeno per quanto riguarda le attuali forze politiche in campo a prescindere da quelli che fossero gli inni cantati negli ultimi episodi congressuali, ne avremo anche altri, però almeno personalmente non mi riguardano. Voteremo contrari con una specifica, che è quella fatta, cioè riconoscendo assolutamente il dramma che si è consumato nel dopoguerra e riconoscendo e portando avanti così come lo facciamo per quanto riguarda i valori dello sterminio nazista, per quanto riguarda tutti gli episodi che hanno portato a stragi basate sull'ideologia, sulla religione e sulla pura vendetta, perché questo credo che sia il fondamento di una società sana, occidentale, che sa anche confrontarsi sui temi senza avere paura di affrontarli anche rispetto a fatti passati, però cercando di evitare quelle che sono forzature dal punto di vista, in questo caso, rispetto ad un tema che era ben conosciuto per quanto riguarda la risposta, perché era un tema che non si è inventato il consigliere Foti ed era già stato proposto alcuni anni fa e probabilmente tra qualche anno verrà sotto diverse forme ripristinato. Una cosa sicura, se dovessimo oggi parlare di un argomento del genere per quanto riguarda Tito, spero che non sia più di moda ma per quanto riguarda un qualunque dittatore o un qualunque soggetto che anche vagamente si potesse macchiare di crimini di questo tipo, credo che sarebbe opportuna una valutazione in cui l'ideologia sia messa da parte per evitare errori di questo tipo, per evitare i conferimenti, le revoche, i conferimenti e revoche. Penso che questo, almeno come discendenti di quel periodo, almeno questa lezione dovremmo averla imparata. 

Presidente BERTANI Non ci sono più interventi, mi sembra… consigliere Foti. 

Consigliere FOTI Molto brevemente per dire che se il collega Molinari pensava che io non avessi letto il parere di un Prefetto che non so se sia ancora Prefetto della Repubblica, tra l'altro, mi è ben noto; ed è stata una risposta data ad una richiesta che è venuta da tutte le associazioni degli esuli istriani, se ha letto il consigliere Molinari anche chi erano i proponenti. E proprio perché la risposta in sé non è data sentito il parere del Ministro dell'Interno, perché bisognerebbe non solo leggerli su internet i pareri, ma anche estrarli nella loro versione originale, non c'è un parere né del Ministero dell'interno, né è stato chiesto un parere al Consiglio di Stato al riguardo. La lettera della norma è molto chiara perché se si dice "destinatario" e non "insignito" significa semplicemente e giustamente, che il destinatario come tale possa essere anche un erede. Questo è molto semplice perché è vero che queste sono onorificenze di tipo gratuito ma potrebbero dare, ad esempio, diritto anche agli eredi di avere il primo posto nel salone o nel palco reale dei teatri, non so se il consigliere Molinari abbia consultato anche il protocollo che c'è alla Presidenza della Repubblica. E se uno andasse a vedere le precedenze che ci sono nell'ordinamento della Repubblica durante le manifestazioni, sa benissimo che ad esempio gli insigniti di questo ruolo hanno il primo posto dopo il Presidente della Repubblica e i rappresentanti del Governo. Allora io penso che non sia un ragionamento di lana caprina dire che è possibile anche in diritto; è un ragionamento di lana caprina, invece, quello che fa Molinari per nascondere una vergogna politica, che è la stessa vergogna politica per cui se suo zio fosse ancora vivo, visto che l'ha citato lui, si pentirebbe di dov'è finito, perché essendo un grande zio non poteva avere un nipote che lo citava così a sproposito. Era uomo di pazienza e di preghiera ma il perdono era solo dopo l'espiazione della pena. Non era un perdono automatico, visto che era tuo zio ma lo conoscevo bene anch'io, anzi era un grande della politica internazionale della Chiesa, era un uomo di destra, certo, un noto uomo di destra, come era definito nella Chiesa di allora. Io mi permetto di dire soltanto che il bocciare una risoluzione che non impegna il Presidente della Giunta ma impegna il Presidente della Giunta soltanto a richiedere l'avvio di una procedura, significa negare l'avvio della procedura medesima, che è l'unica che avrebbe consentito di far dire, finalmente, al Ministero dell'Interno o, se si voleva, al Consiglio di Stato, se quel Prefetto che ha scritto una paginetta senza neppure argomentare la differenza che c'è tra interessato e insignito, son due concetti anche diversi, laddove avesse trovato la giurisprudenza relativa. Anch'io sapevo cosa avrebbe risposto Molinari anche se non me l'ha detto. Quanto al diritto internazionale, Molinari avrà cercato su internet e avrà trovato che in Austria a Tito, successivamente alla morte, sono state revocate tutte le onorificenze che l'Austria gli aveva rilasciato, quindi c'è anche il precedente giuridico del diritto internazionale. Ma dato che questa era una iniziativa, torno a ripetere e concludo perché non voglio far perdere ulterior tempo a cose evidentemente che questa Commissione considera molto più importanti come un caffè, ma dicevo, dato che il diritto internazionale si è pronunciato al riguardo, mi pareva doveroso che questa Commissione si pronunciasse al riguardo, dopodiché ognuno fa le scelte politiche che ritiene più opportune e, come sempre, avrà le ricadute politiche che ritiene più opportune. 

Presidente BERTANI Prego, consigliere Poli, se vuole intervenire, prego. Ah no, va bene. Bene, direi che a questo punto possiamo procedere alla votazione. Favorevoli… contrari… astenuti… la risoluzione non è stata approvata. Grazie, arrivederci.



10/02/2017

facebbok

Rassegna Stampa

Tommaso Foti TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl