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Regione

Pdl: Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Caminata, Nibbiano e Pecorara nella Provincia di Piacenza

Numero: 140
Soggetto: Assemblea

OGGETTO 3282

Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante: «Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Caminata, Nibbiano e Pecorara nella Provincia di Piacenza» (65)

(Relazione della Commissione, relazione di minoranza, discussione e approvazione)

 

PRESIDENTE (Saliera): Procediamo con l'ordine del giorno, con l'oggetto 3282: Progetto di legge d'iniziativa della Giunta recante "Istituzione di nuovo Comune mediante fusione dei Comuni di Caminata, Nibbiano e Pecorara nella Provincia di Piacenza".

Il testo n. 4/2017 è stato licenziato dalla I Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali nella seduta del 21/02/2017.

Si è tenuta la discussione generale nella seduta assembleare del 28/02/2017, con contestuale delibera n. 109 del 28/02/2017 di procedere all'indizione del referendum consultivo.

C'è stata poi la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale n. 164 del 15/06/2017 dei risultati del referendum.

A norma della legge regionale 8 luglio 1996, n. 24, articolo 13, comma 2.

Si procede con il testo n. 11/2017 licenziato dalla Commissione Bilancio, Affari Generali ed Istituzionali nella seduta del 27 giugno 2017, con il titolo "Istituzione del Comune di Alta Val Tidone mediante fusione dei Comuni di Caminata, Nibbiano e Pecorara nella Provincia di Piacenza".

Il relatore della Commissione, la consigliera Katia Tarasconi, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Il relatore di minoranza, il consigliere Tommaso Foti, ha preannunciato di svolgere la relazione orale.

Il progetto di legge è composto da 7 articoli.

Il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole.

Do immediatamente la parola alla relatrice della Commissione, consigliera Katia Tarasconi, che ha a disposizione venti minuti.

 

TARASCONIrelatrice della Commissione: Grazie, presidente.

Dopo il referendum del 28 maggio scorso, che ha registrato il parere favorevole della maggioranza dei votanti in tutti e tre i Comuni, siamo all'ultimo atto in Aula per dare il via libera alla fusione di Caminata, Nibbiano e Pecorara, con il progetto di legge che istituisce il nuovo Comune denominato Alta Val Tidone al posto dei tre preesistenti.

In base a quanto previsto dal progetto di legge, il Comune di nuova istituzione avrà inizio a partire dal 1° gennaio 2018.

Con una popolazione complessiva di circa 3.160 residenti, la nuova realtà amministrativa potrà contare su un contributo regionale di circa 107.000 euro all'anno per un decennio, il che significa 1.072.000 euro nei dieci anni. A questi si aggiungono 584.582 euro annuali di contributo statale. Quindi, complessivamente, al nuovo Comune saranno erogati 6.918.000 euro.

Considero questo un momento importante, perché è la prima fusione approvata nel piacentino. Ci auguriamo, quindi, che questo sia un punto di partenza per dare il via a una sperimentazione positiva che sia occasione, per altri Comuni, di valutare con maggiore tranquillità l'esito di questo procedimento.

Diamo altresì atto ai tre sindaci, rispettivamente Carmine De Falco, sindaco di Caminata, Giovanni Cavallini, sindaco di Nibbiano, e Franco Albertini, primo cittadino di Pecorara, di essersi sapientemente attivati sui loro territori e tra i loro concittadini per far loro comprendere quanto veniva proposto e valutare, senza pregiudizi, l'importanza di questa scelta.

Da ormai due anni si parla di fusioni di piccole realtà in un unico Comune ed è inevitabile procedere verso questa direzione, volontà popolare permettendo ovviamente, unita certamente alla volontà politica delle varie Amministrazioni per dare vita ad una realtà comune che possa essere occasione di crescita.

Al di là dei precedenti esiti negativi, ciascun progetto è stato pensato ed avviato nonostante le Unioni fatichino a decollare anche per la difficoltà di abbandonare il campanile. Come ho già sostenuto in passato guardando gli studi di fattibilità delle funzioni già in corso nel resto della Regione, è necessario abbandonare la logica dell'essere piccoli e belli e di restare così.

È necessario attuare un'ottica di lungimiranza considerando il fatto che unirsi significherebbe mantenere servizi nella loro qualità.

Ricordiamo, infatti, che Caminata costituisce uno dei più piccoli Comuni della Regione, con 247 abitanti; Pecorara ne ha 706 e Nibbiano 2.177. I numeri penso parlino da soli. Certo non si procede a una fusione solo per il numero esiguo di abitanti, ma lo spopolamento in atto dalla fine degli anni Sessanta, che è andato ad incrementarsi progressivamente in questi Comuni, ha imposto di prendere in considerazione la strada della fusione per tenerli in vita.

Accogliamo, quindi, con soddisfazione il fatto che i cittadini di Nibbiano, Caminata e Pecorara abbiano voluto sperimentare questa strada. Sono realtà vicine, a vocazione agricola. Tutti e tre fanno parte di un territorio culturalmente omogeneo e con nuovi fondi sarà possibile garantire servizi per la popolazione che, sempre più spesso, lamenta il fatto di doversi spostare in città per le proprie esigenze.

Questa sarà la prova definitiva della possibilità o meno di far decollare nel Piacentino questi progetti. Confido nell'occasione di rilancio di queste comunità che stanno indubbiamente attraversando una fase difficile e complessa.

 

PRESIDENTE (Saliera): Grazie, consigliera Tarasconi.

Do la parola al relatore di minoranza, consigliere Tommaso Foti. Anch'esso ha venti minuti.

 

FOTIrelatore di minoranza: Signora presidente, ne utilizzerò molti di meno.

Ritengo importante questa decisione che prende oggi l'Assemblea legislativa, in piena coerenza con il risultato del referendum che si è svolto nei tre Comuni e che realizza la prima fusione nella Provincia di Piacenza.

Forse anche l'impostazione che è stata data da parte dei primi cittadini a questa opportunità è stata meglio spiegata e quindi anche meglio recepita che in passato, e cioè che non vi era solo un problema di possibili maggiori risorse, ma anche della possibilità di realizzare, in un territorio vasto sotto il profilo dei metri quadrati di territorio, ma povero sotto il profilo del numero di abitanti, delle sinergie che consentano anche, soprattutto nel Comune in particolare di Caminata, così come in quello di Pecorara, di avere una particolare attenzione nei confronti della popolazione anziana, che è sicuramente quella prevalente.

Debbo dire, con altrettanta massima onestà, che la perfezione sarebbe stata se si fosse realizzata l'Unione, così come inizialmente se ne era discusso, anche con il Comune di Pianello, che pure vive motu proprio di un bilancio virtuoso, sicuramente anche per le capacità personali del sindaco di Pianello sotto il profilo proprio della competenza anche in materia di bilancio. Sarebbe stata la perfezione perché avrebbe chiuso il perimetro dell'Alta Val Tidone. Così non è stato. Vi sono anche delle forme che la legge consente in futuro per possibili aggregazioni o per possibili convenzioni che consentano, comunque, di migliorare al più la vita per i cittadini in un'area che è stupenda sotto il profilo ambientale, che ha, però, anche una dispersione abitativa notevole. Basterebbe pensare ai chilometri che, ad esempio, ha il Comune di Pecorara di strade comunali. Non è il record della Provincia di Piacenza, perché quello lo detiene il Comune di Ferriere, ma comunque è un numero di chilometri significativo se lo rapportiamo alla popolazione.

Personalmente sono soddisfatto che questo obiettivo sia stato raggiunto, perché è un obiettivo che, evidentemente, è condiviso dall'opinione pubblica. Oggi si tratterà di guidare, per il meglio, il processo del cambiamento, perché in realtà poi dalle fusioni nasce anche un processo di cambiamento.

Io penso che la saggezza che hanno dimostrato tutti e tre i sindaci interessati alla questione – tra l'altro di orientamenti politici diversi, ma di convergenti volontà – sia il migliore viatico per poter dire che siamo sulla strada giusta, anche in Provincia di Piacenza, per realizzare quelle fusioni che, a mio avviso, devono essere fatte non a freddo.

Purtroppo altre fusioni sono fallite, non tanto quella Borgonovo-Ziano, dove evidentemente vi è stato un po' il dubbio fondato o meno che il Comune più grande mangiasse il Comune più piccolo, ma sicuramente l'occasione veramente perduta è stata quella della Val Nure, che aveva un senso e che forse ha perso di significato anche un po' per il modo con cui era stata impostata la campagna referendaria. È chiaro che se vai nei territori e dici: "Se ci fondiamo abbiamo i soldi, se non ci fondiamo non abbiamo i soldi" la reazione delle persone di montagna è stata semplicemente quella di dire: "Se i soldi ci sono, perché non ce li date direttamente?". Questo è, secondo me, il tema e il punto debole di alcune proposizioni di fusioni che finiscono poi per fallire.

Per il resto, torno a ripetere, io penso che l'Assemblea legislativa in questo momento non abbia che da ratificare, anche sotto il profilo legislativo, quella che è stata la volontà popolare, ivi compresa la denominazione del Comune.

Faccio i migliori auguri al prossimo commissario e al prossimo sindaco perché si possa realizzare effettivamente quella volontà che i cittadini hanno, anche con il loro voto, voluto confermare e cioè una volontà di unione dei territori, dei servizi amministrativi e io mi auguro anche in futuro di tutti quei servizi che possono essere fonte di miglioramento per le condizioni della popolazione che li abita.

 

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SONCINI

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Foti.

Apro la discussione generale. Sono venti minuti per consigliere.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Bertani. Ne ha facoltà.

 

BERTANI: Grazie, presidente. Ogni volta che c'è una fusione è un'occasione per riflettere sugli strumenti che ci siamo dati in Regione.

Finalmente, dopo gli esiti abbastanza pesanti degli ultimi referendum, c'è un referendum che funziona, nel quale i cittadini hanno deciso che valeva la pena fondere i Comuni. Questo, però, ci induce a comunque riflettere su quali sono le cause per le quali, invece, in altri territori il referendum è fallito e la fusione è fallita. Quindi, magari, una riflessione sarebbe interessante per capire perché in questo caso ha funzionato, mentre in altri casi non ha funzionato.

Io non conosco bene il territorio, quindi non so come sia stata portata avanti la campagna  per decidere insieme, insieme ai cittadini, se questa fusione aveva un senso o meno, però sicuramente so che in altri territori dove la fusione non ha funzionato è perché i cittadini sono stati coinvolti all'ultimo momento, nel senso che qualcuno ha deciso che era il momento di fare la fusione e l'ha "venduta", come diceva il consigliere Foti, come un vantaggio meramente economico, senza dare una prospettiva a quelli che potevano essere i vantaggi di una gestione invece congiunta di tutto il territorio. In quel caso i referendum sicuramente sono falliti.

L'altro aspetto, che è un vulnus che rimane nella nostra normativa, è quello che, ad oggi, il referendum è uno strumento debole, perché è stato indebolito dall'ultima modifica che è stata fatta alla legge sulle fusioni, che dice che se dei cittadini di un Comune dicono di no al referendum ci sono diversi casi in cui in quel no può essere interpretato e può essere ribaltato dalla decisione dei Consigli comunali. Questo, sicuramente, induce i cittadini a una sfiducia verso lo strumento del referendum e verso il discorso della fusione.

Come diceva la consigliera Tarasconi, è necessario superare il concetto che piccolo è bello, sicuramente, perché, caso per caso, va valutato se c'è un vantaggio per i cittadini. È anche il momento di superare il concetto che è la politica che determina le fusioni.

Le fusioni vanno decise insieme ai cittadini. È importante che il percorso vada iniziato per tempo, perché ci sono ancora Comuni – parlo del mio territorio – che preparano progetti di fusione spendono soldi per progetti di fusione senza ancora aver coinvolto i cittadini, ma solamente avendo fatto due chiacchiere alla Festa dell'unità del paese.

Infine, rimane il tema dei municipi che rimangono e devono rimanere come presìdi territoriali. Quando un Comune si va a fondere deve rimanere la certezza che per quei cittadini rimanga, comunque, presidiato il territorio. Anche qui abbiamo Comuni dove è stata fatta una fusione forzata e in questo momento i consiglieri di quei Comuni stanno protestando proprio per il mancato presidio di quei territori. Quindi, è un bene che in questo caso i cittadini abbiano scelto per se stessi che la fusione andasse bene, ma ricordiamoci che ancora noi dobbiamo mettere mano a quella legge che è stata indebolita, secondo noi.

Un'altra riflessione che va fatta è sulle Unioni e sul funzionamento delle Unioni. Le Unioni inizialmente furono pensate come trampolino di lancio delle fusioni. Poi, in realtà, sono state trasformate in qualcos'altro. In alcuni casi funzionano, in altri casi sono degli strumenti pessimi che fra l'altro allontanano le decisioni dei cittadini e in alcuni casi pare che comportino costi maggiori per i Comuni. Quindi, anche qui, visto che abbiamo istituito l'Osservatorio delle Unioni, sarà il caso di vedere – lo chiediamo all'assessore – e di capire quell'Osservatorio che risultati sta dando. Grazie.

 

PRESIDENTE (Soncini): Grazie, consigliere Bertani.

Ha chiesto di parlare il consigliere Rancan. Ne ha facoltà.

 

RANCAN: Grazie, presidente. Vorrei fare una piccola considerazione, partendo anche da quello che dicevano i relatori e da quello che diceva il relatore Foti. Sostanzialmente questa fusione a Piacenza ha funzionato per due motivi particolari e principali.

Il primo motivo è che è stata una fusione ragionata, che comprendeva dei territori omogenei tra loro, dei territori che avevano e hanno tuttora una storia omogenea, un territorio omogeneo e che quindi vi era già la predisposizione e la possibilità di collaborazione diretta tra questi territori. Questo è il primo motivo.

Il secondo motivo è importante e riguarda come è stata gestita dai sindaci del territorio questa fusione, perché è stata una fusione promossa subito dalle Amministrazioni comunali, però con il coinvolgimento diretto e costante dei cittadini. Questo è importantissimo perché non è stata fatta nessuna forzatura, non è stato fatto nessun velato ricatto dicendo: "Se noi votiamo la fusione, ci arrivano dei soldi, ci arrivano più soldi". La fusione molte volte si traduce in questo velato ricatto che ai cittadini non piace. Succede che quando le cose vengono poste normalmente, con buonsenso, funzionano.

Io esprimo soddisfazione per la riuscita di questa fusione, per il passaggio di questa fusione, sia per l'operato dei sindaci, sia per quello che è stato l'esito referendario e quindi ringrazio anche i cittadini dei Comuni interessati, perché credo che questo sia un segnale: quando le fusioni sono ragionate per un territorio serio, i sindaci lavorano insieme ed effettivamente c'è bisogno della fusione sul territorio la fusione passa perché anche i cittadini stessi fanno la fusione, una parte di loro e del loro territorio.

 

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11/07/2017

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Tommaso Foti TommasoFoti
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